Aprendo l’album dei ricordi legati a Virtus Entella e Palermo, il cuore di Bruno Tedino sembra battere ancora forte quando si parla dei rosanero. L’esperienza in Sicilia, a cavallo tra il 2017 e il 2018, non si chiuse nel migliore dei modi – nonostante degli ottimi risultati – ma il tecnico, intervistato da Sporticily.it, ha ricordato con affetto soprattutto chi propiziò il suo approdo in rosanero, ovvero Maurizio Zamparini. Benché quella parentesi sulla carta sia stata agrodolce dal punto di vista puramente sportivo, l’allenatore è rimasto umanamente legato alla piazza e a chi la viveva in quegli anni, tra cui l’allora patron, scomparso nel 2022.
Tedino: “Zamparini e Gozzi, caratteri opposti”
Nel corso delle sue esperienze in Liguria e in Sicilia, Bruno Tedino si è confrontato con due presidenti di grande spessore, di cui ha tracciato un identikit. Un modo per caratterizzare personaggi che hanno fatto la storia di Palermo e Virtus Entella: “Ho lavorato sia con Zamparini e Gozzi, due persone diametralmente opposte. Il primo ha sempre avuto un temperamento molto forte, oltre ad essere un grande conoscitore di calcio. Molto più riflessivo e accurato, invece, il patron dei liguri”. Il peso specifico delle due esperienze però è davvero differente: “Alla Virtus Entella rimasto soltanto sette partite, non ho avuto il tempo per conoscere fino in fondo tutte le ottime qualità di questa società”.
A Palermo è stato diverso. “Maurizio Zamparini (che aveva conosciuto nelle giovanili del Venezia, ndr) mi ha tenuto per ben trentotto partite. Non so se rendo l’idea. Ho un ricordo strepitoso di lui dal punto di vista umano. Ci siamo conosciuti bene fuori dal campo e mi ha trattato sempre al meglio. È stato un grande imprenditore e presidente. Non posso dimenticare che, dopo una partita giocata in casa, mi diede un buffetto sulla guancia ed è stato per me un gesto d’amicizia e calore inusuale per un presidente considerato un po’ burbero. Lo ringrazierò per tutta la mia vita”.
Il Palermo di Tedino e l’esonero
Dal punto di vista prettamente sportivo, il Palermo di Bruno Tedino volava alto. “Eravamo sempre nelle prime posizioni. Peccato che quell’anno il campionato fosse a ventidue squadre e non a venti, come oggi. Quell’anno, inoltre, quando c’erano le convocazioni per le Nazionali, il campionato di Serie B non si fermava. Noi avevamo undici calciatori che partivano e qualche punto l’abbiamo gettato via perché eravamo costretti a schierare giocatori meno esperti”.
Il ricordo della fine di quella avventura fa ancora male: “L’esonero per certi aspetti fu sinceramente poco logico. Dopo che fui mandato via, la squadra arrivò quarta. Non l’ho mai digerita questa cosa”, ha ammesso.
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Le proprietà straniere
Al di là di quello che fu il Palermo di Maurizio Zamparini, Bruno Tedino da parte sua conosce bene il mondo del calcio italiano, viste le oltre 800 panchine tra Serie B, C, D e Nazionali giovanili. Di fronte a sé ha visto passare tante proprietà e si è dovuto adattare a diversi modelli. Una nuova era adesso è iniziata, quella dei grandi fondi d’investimento e delle cordate estere, che talvolta si approcciano agli ambienti del pallone nostrano senza la necessaria conoscenza di quest’ultimo.
Ai suoi occhi non è però il caso del City Group e del Palermo di oggi. “Credo che i colossi economici che sono arrivati in Serie B debbano essere più attenti dal punto di vista della conoscenza tecnica. Bisogna dare le chiavi della società in mano a gente competente. Io conosco molto bene sia Giovanni Gardini che Carlo Osti, con cui ho lavorato assieme a Treviso. Il Palermo è in ottime mani. Prima di costruire una casa bisogna gettare delle fondamenta solide, alzare le pareti e creare le camere. Insomma serve un percorso che può essere lungo e per cui può servire della pazienza, ma si può avere un tornaconto migliore alla fine”.

