Nemo profeta in patria. È anche il caso di Vincenzo Plescia, che dopo avere lungamente militato nel settore giovanile del Palermo, non è riuscito a esordire in prima squadra, proseguendo altrove la sua carriera. L’attaccante oggi in forza al Sorrento, tuttavia, resta un sostenitore della squadra della sua città, a discapito di quanto possa pensare una fetta di tifoseria in virtù di episodi vissuti da avversario in passato. È anche di questo che il classe 1998 ha parlato in un’intervista esclusiva a Sporticily.
Vincenzo Plescia e quel Palermo-Avellino
Vincenzo Plescia ha ripercorso innanzitutto l’inizio della sua carriera. “Ricordo con piacere gli anni nelle giovanili del Palermo li ricordo con piacere”, ha affermato. Poi, però, qualcosa si è rotto nel rapporto con la piazza. In particolare quel 31 ottobre 2021, quando vestiva la maglia dell’Avellino. L’attaccante, con un gesto istintivo, simulò un contatto che portò a un rigore inesistente per gli irpini. Un gesto che ha segnato la sua reputazione agli occhi dei tifosi rosanero, che fino ad allora avevano fatto il tifo per lui.
“Quella simulazione mi ha messo la piazza contro. I tifosi hanno ragione. Io mi ero subito rialzato, senza protestare. Non volevo assolutamente simulare. Un giocatore, purtroppo, deve dare conto e ragione alla propria società. Sono frangenti che cambiano le prospettive. È però una cosa di cui mi pento”, ha ammesso a distanza di anni.
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L’attaccante fa il tifo per i rosanero
Quanto accaduto nel 2021 non cancella l’affetto che Vincenzo Plescia nutre per la squadra della sua città. Il Palermo di oggi tra l’altro è solo un lontano parente di quello di allora. È cambiata la categoria, così come la proprietà. “Mi auguro che i rosanero quest’anno possano davvero conquistare la promozione in Serie A. Sono fiducioso. È assurdo che una piazza che fa 40 mila spettatori a partita rimanga in cadetteria. La squadra è fortissima e Filippo Inzaghi non lo scopriamo adesso, è fresco di promozione”.
L’attaccante non può che provare stima nei confronti dell’allenatore rosanero, anche per il passato da calciatore. È anche per questo che il classe 1998 ritiene che la squadra, soprattutto nel reparto avanzato, sia fortunata ad averlo. “Nella mia carriera, ad oggi, non sono mai stato allenato da ex attaccanti. C’è una percentuale davvero minima di tecnici con un passato nel mio ruolo. Quelli che si sono più avvicinati sono Giacomo Modica al Messina e Giuseppe Galderisi al Gubbio. Questa cosa forse un po’ mi è mancata, avrebbe potuto far risaltare meglio le mie caratteristiche. Tutti comunque mi hanno fatto crescere, chi più chi meno”.
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Vincenzo Plescia e il legame con la Sicilia
Vincenzo Plescia ha ammesso infine di essere profondamente legato alle sue origini, sebbene la passione per il calcio lo abbia portato lontano. “Da quando avevo 13 anni, sono sempre stato abituato ad andare via, a stare lontano dalla mia famiglia. Non nego però che appena posso, cerco di rientrare. L’anno scorso al Renate non è stato semplice, sono partito a luglio e sono tornato per pochi giorni a dicembre. Era venuto a mancare un caro amico. Anche quest’anno, sono riuscito a rientrare solo a maggio. Adesso che sto vicino Napoli, spero di tornare più frequentemente. Il legame con la mia terra è davvero fortissimo”, ha concluso.

