Filippo Inzaghi, come ogni calciatore, ha avuto un idolo da inseguire. Durante la trasmissione “Torretta Cafè” andata in onda sui canali ufficiali del Palermo, il tecnico ha svelato i suoi. E ce n’è uno in particolare che gli piace ricordare: “Gli idoli che abbiamo avuto sono sempre stati centravanti. Il mio idolo era Paolo Rossi, mi piacevano molto lui e Alessandro Altobelli. Aggiungo anche Marco Van Basten. Quelli sono stati i miei idoli. Mi hanno sempre accostato a Paolo Rossi, voglio menzionare anche Gianluca Vialli. Sono persone che ci mancano, purtroppo qualcuna ci ha lasciato prematuramente. Gerd Müller lo incontrai a Monaco dopo averlo battuto e fu un bell’incontro. Emozionante”.
Un amore vero per il calcio
Il giorno dell’addio al calcio giocato è stato molto doloroso per Filippo Inzaghi. Il nuovo allenatore del Palermo è tornato a parlare di quel pomeriggio di maggio 2012. Una partita contro il Novara iniziata in panchina, ma conclusa con il gol decisivo. E poi, il boato della Curva Sud di San Siro: “Se penso oggi a come ho fatto a smettere non riesco ancora a capirlo per l’amore che provavo per questo sport, per l’amore che ho, per tutte le emozioni che mi aveva dato. Erano qualcosa di incredibile. Devo dire che la mia fortuna è stata che durante l’ultima partita a 39 anni ho fatto gol sotto la curva all’ultimo tiro. Sembrava un po’ un segno del destino”.
Tra l’altro, Inzaghi e il Palermo hanno avuto anche un legame abbastanza doloroso per il piacentino. Contro i rosanero, nel 2010-11, avvenne un grave infortunio al ginocchio. E dire che pochi giorni prima SuperPippo era entrato nella storia: “In quei momenti capisci anche la carriera di un calciatore. Una settimana prima avevo fatto due gol al Real Madrid di Cristiano Ronaldo, avevo la maglia con i numeri 69 e 70 in panchina. In questo video c’era Bovo che poi mi chiamò pure perché pensava di essere responsabile. Invece Bovo non c’entrava niente. A 38 anni fare due gol al Real, penso sia stata una delle partite della mia vita perché entrare dalla panchina e fare due gol a Real Madrid. Una settimana dopo mi sono rotto il crociato con il Palermo”.
La gavetta di Inzaghi da allenatore
Ma com’è iniziata la carriera da allenatore di Filippo Inzaghi? In un certo senso, lo zampino ce lo ha messo anche il fratello Simone: “Il Milan mi offriva la possibilità di poter incominciare negli allievi ad allenare. Mio fratello allenava già gli allievi della Lazio e lo vedevo felice. Ad agosto ho preso questa decisione. Oggi ringrazio il destino di avermi fatto scegliere così perché miglior ricordo non potevo lasciare. Giocare con un’altra maglia dopo tutto quello che ho fatto col Milan non avrebbe avuto senso. Ho incominciato a fare quello che poi sarebbe stata la mia vita per cui è stato molto importante quella decisione”.
Dopo l’esperienza al Milan da allenatore, Filippo Inzaghi è ripartito dal basso. Fin qui si è tolto tante esperienze. Ora, però, lo aspetta la sfida di Palermo: “Io ho fatto tutto per gradi. Da allenatore ho avuto subito una grande chance a cui non potevo dire di no. Poi sono ripartito dalla Serie C e piano piano mi sto divertendo. Penso che la gavetta sia molto importante. Sia molto importante apprendere dagli errori, sia importante imparare dalle vittorie, dalle sconfitte, soprattutto in questo nuovo ruolo. Ogni anno si impara, ogni anno penso si debba migliorare. Mi sento migliore di quando ho iniziato dieci anni fa a fare allenatore. A volte le occasioni si sfruttano, a volte si riparte. Però bisogna sempre avere convinzione in quello che si fa, che poi è la medicina migliore”.
Inzaghi e il rapporto con la scaramanzia
Il rapporto tra calcio e scaramanzia non sembra interessare molto Filippo Inzaghi. Anzi, il nuovo allenatore del Palermo cerca di concentrarsi sul campo, piuttosto che si aspetti extra: “Cerco di far vedere di essere meno scaramantico possibile, di credere soprattutto nel lavoro, perché dopo se si crede troppo alla scaramanzia, magari si lascia da parte il resto. Si tratta di una sorta di abitudini che poi quando portano bene cerchi di ripetere ma niente di più. Porto il mio esempio, è più semplice per me”.
Un esempio che Filippo Inzaghi porta avanti anche dopo aver smesso di giocare. Aspetti come l’alimentazione e la cura del fisico e della mente per lui sono ancora fondamentali: “Da calciatore ho sempre detto che non ho mai giocato una partita avendo avuto il rimpianto di non aver mangiato bene, di non aver fatto la settimana tipo perfetta, per cui un allenatore che ha fatto per più di 700 partite così non può pensare che i suoi calciatori non abbiano il suo stesso spirito. Cercherò di fargli capire quello che ero io e che lavorando sodo si può vincere quello che ho vinto io, questo mi viene abbastanza semplice”.

