Salvatore Caruso, commentatore ed ex giocatore di tennis, ha rilasciato una lunga intervista al settimanale SportWeek, parlando di Jannik Sinner e dello stato di forma della racchetta italiana. L’avolano classe 1992 ha un primato importante per il momento, legato proprio al numero 1 al mondo di questo sport: infatti è l’ultimo italiano ad aver vinto un derby con Sinner in un match ufficiale. Una cosa non da poco se si pensa ai numeri del tennista altoatesino.
Salvatore Caruso: “Ecco come ho battuto Sinner, oggi è difficile per tutti”
Salvatore Caruso ricorda così il giorno in cui ha battuto Sinner l’ultima volta: “Era il 20 agosto 2020, qualificazioni di Cincinnati, il primo torneo dopo lo stop per il Covid. Si giocava a Flushing Meadows, New York, stessi campi dello Us Open. Perdo il primo 7-5, poi rimonto e chiudo 6-2 al terzo. Da allora ogni volta che gioca contro un italiano, tifo fortissimo per Jannik (ride, ndr.). Ero incredulo quando me l’hanno detto durante un Challenger a Todi nel 2023. Non guardo tanto le statistiche ma sono ancora l’ultimo italiano ad aver vinto contro di lui. Però va detto che di questi tempi batterlo è difficile un po’ per tutti”.
Prosegue l’ex tennista nativo di Avola: “Allora era un Sinner che si stava costruendo. Già ‘spaccava’ la pallina come adesso, ma in certi momenti tirava dappertutto. Dopo aver perso il primo set, nel secondo faccio un break un po’ così. Lui si disunisce e perde qualche certezza, perché giocavo molto sull’aspetto mentale. Dopo la vittoria però mi sono detto che da lì a sei mesi non ci avrei potuto competere. Era già il n°70 del mondo. Pochi mesi dopo avrebbe vinto il primo Atp a Sofia. Ci siamo allenati insieme nei giorni di pausa e custodisco gelosamente i video girati dal mio osteopata”.
Caruso: “Sinner diverso dai ragazzi come lui, ma non credevo diventasse n°1”
Insomma già allora c’erano i segnali di una grandezza sbocciata nell’ultimo quinquennio. Ma Caruso ripercorre anche la prima volta in cui conobbe Sinner: “Ci siamo conosciuti al Challenger di Como nel 2018, che ho vinto. Era un ragazzino di 17 anni, a quell’età fai comunella con gli amici, un po’ di sano cazzeggio. Ma lui no. Era in disparte con il suo team che gestiva ogni cosa in maniera diversa rispetto agli altri. Studiava, analizzava ogni minima cosa. È l’aspetto che più mi aveva colpito”.
E a proposito di Sinner, con lui (sempre nel 2018) Caruso volle giocare insieme: “A Genova abbiamo giocato poco tempo dopo una partita di doppio assieme. Siamo usciti al secondo turno. Mio papà mi chiese perché avessi giocato con lui, ma io gli risposi: ‘Papà, guarda che questo qui diventerà forte forte eh…’. Eppure sarei un bugiardo se dicessi che mi sarei aspettato tutto questo. Immaginavo sarebbe entrato tra i primi cinque-dieci al mondo. Però dietro c’è uno studio, una preparazione, una maturità fuori dal comune. Parla sempre di miglioramento. Sta distruggendo tutti ma comunque parla di cosa può aggiungere al suo gioco. Quando giochi contro di Sinner rischi davvero di essere preso a pallate. Non ti porta all’errore, semplicemente non vedi palla e ti toglie il fiato”.
Il ricordo delle sfide con Alcaraz e Djokovic
Per Salvatore Caruso sono tanti i momenti da ricordare in carriera. Che gli ha permesso di confrontarsi con alcuni dei più grandi tennisti degli ultimi anni. “Questa sensazione di restare senza fiato l’ho percepita anche quando ho affrontato un giovanissimo Carlos Alcaraz, in un Challenger a Siviglia nel 2019. Aveva circa 16 anni, un pischello. Ero sotto 6-4, 5-2 e poi sono riuscito a vincere ma non so ancora come. A fine partita venne a parlami Juan Carlos Ferrero, che era suo coach e che io conoscevo dato che mi ero allenato tante volte nella sua accademia. Gli dissi che faceva già paura a 16 anni”.
E poi c’è il ricordo del Roland Garros 2019: “Una grande emozione, è stata un’esperienza bellissima. Alle qualificazioni vinco tre partite di fila, poi nel main-draw batto Munar al primo turno. Dopo sfido Simon, padrone di casa, sul campo 14 e vinco davanti al pubblico che è tutto per lui. La partita migliore della mia carriera. E infine la sfida contro Djokovic sul Philippe Chatrier nel terzo turno. Avevo chiesto due box perché eravamo tipo in trenta e non ci stavamo. E poi l’ingresso in campo: pagherei per rivivere quei trenta secondi”.
Salvatore Caruso: “Occhio a Cinà, momento storico del tennis italiano “
Tra tennis e commento, la vita di Salvatore Caruso è strettamente collegata allo sport che ha amato: “Oggi alleno Massimo Giunta, un ragazzo di Roma in forte ascesa. Mi piace stare in campo e vivere le partite, anche se in una veste diversa. E poi commento il tennis per Sky Sport, visto che il mondo delle telecronache mi ha sempre affascinato. E poi tra poco sarò anche papà di Enrico, il primo figlio”.
Ma ci sono altri talenti italiani da segnalare? L’ex tennista avolano risponde così: “Chiaramente Federico Cinà e poi Jacopo Vasamì, però lui devo ancora inquadrarlo. Cito anche Pierluigi Basile, ha talento e la testa sulle spalle. Stiamo vivendo un periodo storico clamoroso. Il 20% dei primi venti sono italiani, non ci avrei puntato un euro. Perché una cosa è avere il numero 1 del mondo, un’altra è averne così tanti forti. E infatti abbiamo vinto tre Coppe Davis di fila, significa che la Federazione sta facendo un bellissimo lavoro”.

