Alberto Pomini, alla vigilia di Frosinone-Palermo, riapre l’album dei ricordi con Sporticily. In uno dei più importanti precedenti della sfida dello “Stirpe”, quello del 2018 che sancì la vittoria dei playoff da parte dei ciociari, tra i pali rosanero c’era proprio lui. La partita, che terminò sul risultato 2-0, ha segnato una pagina amara nella storia del club di Viale del Fante, che appena un anno dopo sarebbe fallito. L’ex portiere, oggi nello staff tecnico del Lumezzane, ha ancora vivi nella mente quei momenti.
Pomini e il precedente di Frosinone-Palermo
“La finale playoff del 2018, purtroppo, è stata l’inizio della fine per il Palermo di Maurizio Zamparini, perché l’anno dopo, nonostante la buona stagione disputata sul campo, sappiamo come è andata a finire. Un esito diverso di quella partita avrebbe potuto cambiare la storia della società e salvare il Palermo”, ricorda Alberto Pomini, ammettendo che lui e i compagni ne erano consapevoli. “Il ritorno in Serie A sarebbe stato fondamentale e noi lo sapevamo. Avevamo vissuto tutte le difficoltà della stagione e la tensione era nell’aria. Eravamo consapevoli di non giocarci solo la promozione, ma il nostro futuro”.
La squadra onorò comunque la causa sul campo, giocandola a viso aperto. “La settimana antecedente non era stata molto diversa da quelle pre-partita del campionato. Eravamo una squadra esperta e potevamo gestire il peso di quella partita. Siamo riusciti a dominare nella gara di andata, vincendo per 2-1 e recuperando un gol in due minuti. Non pensavamo che sarebbe andata come poi è andata la gara di ritorno, ma il calcio è fatto di episodi, soprattutto negli scontri diretti. Quella sera loro sono stati più bravi a portare a casa il risultato e nel complesso sono andati meritatamente in Serie A”.
Tra rammarico e dolci ricordi
A distanza di quasi dieci anni, resta l’amaro in bocca. Non solo nei protagonisti di quel Frosinone-Palermo come Alberto Pomini, ma soprattutto nei tifosi, complici le numerose polemiche relative a questioni arbitrali e vicende extra-campo. “Mi porto dentro ancora una delusione immensa, ma non per tutto quello che è stato il contorno. Un giocatore pensa solo a quello che succede dentro al campo, non si ha il tempo né la sensibilità di vedere quello che la gente vive da fuori. Tu sei lì e vivi il dentro. Ciò che sento ancora è il rammarico provato al momento del fischio finale. Ricordo che c’è stata l’invasione di campo e di essere uscito dal campo a testa bassa. Il pensiero, per me come per i miei compagni, non era agli episodi, ma all’amarezza di non essere riusciti a raggiungere il traguardo. Un traguardo che ha meritato il Frosinone, ma che probabilmente avremmo meritato anche noi”.
“Lo sport è questo, alla fine vince soltanto una squadra, ma – ha aggiunto – ripenso ancora a cosa sarebbe successo se fosse andata diversamente. La Serie A avrebbe salvato il Palermo a livello societario, dandogli continuità, e avrebbe cambiato la carriera a tanti. Io avevo già 38 anni, ma avrebbe influito anche per me. Il mio cuore è ancora rosanero e sono contento che il club sia rinato e che sia tornato ad essere una grande società, che si gioca la massima categoria, con una piazza che ha entusiasmo e che attira giocatori importanti. Quella del 2018 è stata una parentesi amara che mio malgrado ho vissuto”.
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Nonostante ciò, rimangono i ricordi positivi. “Di Palermo mi porto tutto. Al di là delle difficoltà, sono stati due anni meravigliosi. Se potessi riviverli, lo rifarei mille volte, senza alcuna paura. L’unica delusione è quella Serie A mancata, sebbene non fosse scontato lavorare con serenità di fronte a tutte quelle avversità che alla fine hanno pagato. È stato questo l’unico lato negativo della mia esperienza, ma è stata talmente positiva a livello umano che non ho nessun rimpianto”.

