Ruben Falla racconta i due anni vissuti al Siracusa, sotto la gestione di Alessandro Ricci. Un biennio tra picchi straordinari e momenti di grande sofferenza. In particolare verso la fine, con la retrocessione in Serie D dovuta principalmente alle condizioni economiche precarie, che hanno portato a una pioggia di penalizzazioni in classifica.
Il difensore, siracusano doc, ha parlato in esclusiva per Sporticily e ha raccontato questi due anni. Ruben Falla non ha nascosto la soddisfazione per un primo anno travolgente, con la promozione in Serie C e la cavalcata trionfale. Poi, però, i nodi sono venuti al pettine per la squadra. In ogni caso, come ribadito dallo stesso calciatore, il comportamento dei suoi compagni è stato impeccabile e altamente professionale.
Siracusa, la gestione di Ricci secondo Falla
Ruben Falla ha riassunto in poche parole i due anni di Alessandro Ricci da presidente del Siracusa. I primi tempi vi era la presenza costante del presidente, per dare supporto e raccogliere elogi. Poi, però, qualcosa è cambiato. E il difensore lo racconta così: “All’inizio del mio biennio al Siracusa il presidente Ricci era molto presente. Il secondo anno è stato presente i primi mesi. Poi quando sono cominciati i problemi, immagino anche per motivazioni personali, ha cominciato a presentarsi sempre meno al campo, fino a quando non l’abbiamo quasi mai più visto. C’erano solo il direttore generale (Guglielmino, ndr) e il direttore sportivo (Laneri, ndr) che provavano a fare da tramite, ma spesso risultava irraggiungibile anche per loro”.
Il giocatore a tal proposito ci ha tenuto a dare i giusti meriti a un pilastro di questo biennio a Siracusa. Il direttore sportivo Antonello Laneri, infatti, è stato un vero “deus ex machina”. “Il direttore ha portato a Siracusa sempre dei veri professionisti, sia chi è arrivato a dicembre che chi c’era da inizio anno. Si viene poi a creare questa sorta di affetto dovuto al riconoscere lo sforzo che i ragazzi stanno facendo, un affetto che poi ti fa da scudo”.
I calciatori da parte loro sono stati professionali fino alla fine. Ruben Falla conferma che in casa Siracusa c’era la voglia di dare tutto. E buona parte del merito va data all’allenatore Marco Turati: “Nessuno ha mai pensato di abbandonare la nave in corso d’opera. Fino all’ultima rifinitura dell’ultima partita i nostri allenamenti sono stati sereni, di alto livello. Nessuno ha dato l’impressione di voler mollare. Questo è dovuto non solo a ciò che ci trasmetteva il mister e lo staff, ma anche allo spirito dei ragazzi che si sono comportati tutti da professionisti esemplari. Era quasi sottinteso guardandoci che ognuno di noi volesse portare avanti la causa e provarci fino alla fine”.
Falla: “Con Turati la squadra andava a duemila”
Ad accompagnare il percorso di Falla in questo biennio c’è stata chiaramente la guida tecnica di mister Marco Turati. Il difensore ha speso belle parole per l’ormai ex tecnico del Siracusa: “Penso che chiunque sapesse che mister Turati avrebbe fatto strada e si sarebbe fatto notare da qualche piazza importante. La cosa che lo contraddistingue è certamente l’etica di lavoro. Non esistono per lui giornate da prendere più alla leggera”.
In particolare, alla mente di Falla emerge un aneddoto relativo al lavoro con Marco Turati a Siracusa. Il tecnico milanese ha portato una grande mentalità al suo gruppo. In particolare, lo spirito di sacrificio e l’intensità erano altissimi: “Io mi ricordo che quest’anno, quando tornai dopo aver avuto diversi problemi di salute, immaginavo che avrei trovato dei malumori considerati tutti i problemi societari che ci sono stati. Invece ricordo bene che già sentivo dal parcheggio le urla del mister, ed era come se non fosse cambiato nulla rispetto a quando me ne ero andato. I ragazzi andavano a duemila e il mister non ti permetteva di rallentare un secondo. E questa è una cosa che a lungo andare ti fa rendere. Ovviamente da giocatore devi abituarti, perché all’inizio può essere pesante. Ma se riesci ad entrare in quella filosofia riesci a migliorare, rendere di più e valorizzarti”.
Un futuro da riscrivere
Ruben Falla ammette che il giro di boa della scorsa stagione a Siracusa sia stato complicato. Alcune scelte inevitabili sul piano del calciomercato hanno portato nuove difficoltà in seno alla squadra. A dare la sentenza definitiva, sono arrivate le numerose penalizzazioni: “Credo sia stato un insieme delle cose. Imparare a giocare come vuole il mister è difficile e richiede un po’ di tempo. La fase difensiva in particolare è molto difficile, dato che si gioca con la difesa alta. Ci vuole dunque tempo per entrare nei meccanismi. Proprio nel momento in cui la squadra iniziava a girare e comprendere i meccanismi, con l’apertura della finestra invernale sono andati via un paio di giocatori, costringendoci a fare quasi una seconda squadra a metà anno, e lì sono giunte altre complicazioni. Quella fase di riassestamento, unita poi ai punti di penalizzazione, non ci ha permesso di salvarci”.
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Ma quale futuro si augura Ruben Falla per la sua Siracusa? Il dolore per la retrocessione in Serie D, per un aretuseo doc, è ancora vivo. Ora, però, l’augurio è quello di veder tornare a ruggire i leoni azzurri: “Siracusa merita quantomeno di stare tra i professionisti. L’anno scorso, nonostante le penalizzazioni e l’ultimo posto, venivano sempre dalle 3.000 alle 5.000 persone allo stadio ogni domenica. Questo fa capire che è una piazza ambiziosa che si affeziona e che merita di stare nel professionismo. Per quest’anno, con l’iscrizione in Serie D, sembra ci sia la voglia di ripartire. Con i punti di penalizzazione penso sia difficile competere per risalire subito. L’importante però quest’anno era iscriversi, facendo un campionato di riassestamento. Dopodiché già l’anno prossimo si può pensare nuovamente di tornare nel professionismo”.

