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Palermo, un altro Giorno della Marmotta: dal campo ai microfoni, loop preoccupante

Il Palermo è in crisi. Un dato oggettivo – volendo citare uno dei mantra utilizzati da Corini nelle varie conferenze stampa – dal quale non si può scappare. Tuttavia, sbaglia chi si sofferma solamente sui risultati, seppur questi bastino per sottolineare il momento nero. La crisi della formazione rosanero coinvolge diversi aspetti tra campo ed extra-campo, se non tutti. La squadra è sotto un metaforico treno sul piano tattico, su quello tecnico e su quello psicologico. Come se, restando alle “frasi fisse” pronunciate dal tecnico, la Serie B fosse un campionato difficile e imprevedibile, ma solo per i rosa.

Il Palermo, volendo fare una metafora cinematografica, è il moderno Phil Connors. Per chi non sapesse di chi e cosa stiamo parlando, si tratta del protagonista di “Groundhog Day”, interpretato da Bill Murray. In questo film Connors si sveglia e rivive esattamente la giornata appena vissuta. Di fatto il Palermo sta vivendo un altro Groundhog Day, ovvero il Giorno della Marmotta. Ogni weekend di gara vede la ripetizione in loop di eventi che partono nel primo minuto di conferenza stampa pre-partita e si concludono quando Eugenio Corini lascia la sala stampa dopo il suo intervento post-partita. Un rituale scontato, quasi preoccupante, considerati i presupposti estivi e i proclami fatti.

Il giorno della Marmotta del Palermo

Tutto ha inizio alla vigilia di qualsivoglia partita del Palermo. Il confronto tra Corini e i giornalisti si svolge in un crescendo rossiniano di tensione legato alle (legittime) domande rivolte al tecnico e vede una serie di mantra sciorinati da quest’ultimo. Si sente dire ciclicamente che il Palermo avrà di fronte un avversario tosto al quale opporre contromisure, perchè il campionato di Serie B è difficile e imprevedibile. Come se la difficoltà si parasse solo davanti a Brunori e compagni, mentre gli avversari di giornata ne fossero quasi esentati. E ad aggiungere ingredienti “piccanti”, non mancano polemiche e frecciate, ormai sempre meno velate.

Sia prima che dopo la partita, poi, le dichiarazioni del mister di Bagnolo Mella rientrano quasi in un perfetto manuale di auto-difesa. Appare difficile, quasi impossibile riscontrare un mea culpa o un’analisi degli errori commessi, in partita ma anche nella preparazione della stessa. Come se ci fosse sempre un’entità superiore che vieta al Palermo di fare la partita come l’ha preparata in settimana. Anzi, sentiamo dire che la squadra deve “ripartire dalla buona prova” contro la Ternana, per poi sentire che “ripartiamo dalla buona reazione” contro il Catanzaro. Una buona reazione dopo 70 minuti di dominio dei giallorossi, niente male davvero.

Un Phil Connors rosanero

Il nostro Phil Connors rosanero, poi, è costretto a vivere questo inquietante loop anche in campo. Ormai da quasi due mesi vediamo una squadra recitare un copione. Un Palermo per nulla coraggioso, capace di mettere in campo una banalità quasi offensiva per l’avversario di turno. Una squadra imbastita per sfruttare le sue individualità e metterle al servizio del collettivo, ma che già al 15′ del primo tempo si ritrova a impostare l’azione dalle retrovie con il suo portiere o con il suo centrale difensivo. Senza nulla togliere a Pigliacelli e Lucioni, sistematicamente tra i pochissimi a salvarsi in ogni gara.

E se l’antidoto di Corini alla mancanza di fantasia, emersa nella conferenza pre-Catanzaro, è sostituire all’intervallo l’unico giocatore in grado di verticalizzare, si fa fatica a comprendere qualsiasi logica di gestione delle rotazioni. Ci si chiede perchè un elemento di “rottura” come Valente non parta titolare e la risposta è che “consente un’opzione a gara in corso”. Come se ci si arrendesse all’idea di partire sotto 1-0 e dover per forza rimontare.

Più in generale, è disarmante vedere quanto poco basti all’avversario di turno del Palermo per avere la meglio sui rosanero. Il Catanzaro, apparso sorpreso dalla nuova veste tattica rosa, ha avuto il tempo di adeguarsi e prendere le misure prima di segnare. Il Cittadella si è limitato a non prenderle prima di armarsi di coraggio e fare gol. Squadre come Lecco e Sampdoria hanno invece pensato bene di affondare subito, con la sensazione di non rischiare mai di farsi riprendere.

Chiudo con una citazione dal film che ha ispirato questo articolo. Una frase con cui Phil Connors si rivolge ai suoi telespettatori del meteo: “Ci sarà freddo, il cielo sarà cupo e durerà per il resto della tua vita“. La speranza è che non sarà così, i Giorni della Marmotta per il Palermo sono già stati troppi e i tifosi sono stanchi di svegliarsi nei panni di Phil Connors.

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