Un anno di alti e bassi, di delusioni e speranze. Il Palermo alla fine del 2025 non può dire di essere soddisfatto, perché il sogno del ritorno in Serie A è ancora lontano dall’essere realizzato. I rosanero portano con sé nuove certezze, lasciandone andare via altre, da 365 giorni in cui ci si è messi e rimessi a lungo in discussione, facendo i conti con una categoria ostica, che fa da limbo e nasconde insidie ad ogni passo. L’obiettivo è quello di uscirne per tornare grandi, come regalo a una piazza che lo merita e come lasciapassare per una proprietà che lo è e che lo ha ampiamente dimostrato in questi mesi. Tra il dire e il fare, tuttavia, c’è di mezzo una metà di stagione ancora tutta da vivere.
Il campo del Palermo tra delusioni e speranze
Il 2025 del Palermo si è aperto con la vittoria contro il Modena e si è chiusa con quella contro il Padova, entrambe tra le mura amiche. Due risultati che però non rappresentano un “tutto rose e fiori”. Anche perché i rosanero allora erano al nono posto della classifica di Serie B e adesso si trovano al quarto, ancora lontani dalla vetta. Un crescendo sulla carta c’è stato, ma non sono mancate le difficoltà: i gol subiti negli ultimi minuti – come nel caso del 2-2 di La Spezia e del 2-3 con la Cremonese –, i blackout al rientro dall’intervallo e l’incapacità di completare le rimonte – come a Chiavari –, che i rosanero si portano dietro da tempo immemore. Problemi che i siciliani hanno provato ad affrontare, non sempre uscendone a testa alta.
La classifica però dice che il Palermo ha dodici punti in più rispetto alla scorsa stagione e si trova a quattro punti di distanza dal secondo posto, che vale la promozione diretta, in cui può ancora sperare. Le statistiche non sono dalla sua parte, ma crederci non è un’opzione, bensì un obbligo, per evitare l’ennesima stagione fotocopia in cui i playoff rappresentano un girone infernale. La sconfitta contro la Juve Stabia di maggio d’altronde rappresenta probabilmente il punto più basso dell’anno solare rosanero, con una delusione annunciata che non si può ripetere.
Dionisi e Inzaghi: due facce di una medaglia
Lo spartiacque del 2025 del Palermo è inevitabilmente in panchina. Da un lato, l’amore mai sbocciato con Alessio Dionisi, protagonista di una stagione fallimentare e bersaglio delle critiche della piazza; dall’altro Filippo Inzaghi, accolto a giugno da eroe dopo la promozione in Serie A conquistata col Pisa ma con ancora tanto da dimostrare. La situazione dal punto di vista del rapporto dei due allenatori con la città è più chiara che mai.
Non è stata di certo un’avventura semplice quella di Alessio Dionisi alla guida dei rosanero. L’allenatore è stato messo più volte in discussione ma mai esonerato nel corso della stagione. L’emblema del suo rapporto con la piazza sta nella dura contestazione della Curva Nord per Palermo-Frosinone a maggio, con una gigantografia del volto del tecnico sbarrato e due parole senza margine di fraintendimento: The End. A poco sono serviti nel tempo i tentativi del diretto interessato a mezzo stampa di allentare le tensioni. Soltanto un addio annunciato e il passare del tempo hanno placato gli animi, insieme all’arrivo del suo sostituto.
Un altro momento chiave dell’anno solare in tal senso non può che essere rappresentato dal bagno di folla di Filippo Inzaghi al “Barbera”. In molti, dopo quella giornata, erano certi che l’ex attaccante e tecnico del Milan sarebbe riuscito a portare in alto la città senza intoppi, ma anche lui alla fine è finito un po’ nel calderone, prendendosi qualche critica nelle scorse ore per scelte tecniche e non solo. A dimostrazione del fatto che allenare a Palermo è tutt’altro che semplice.
Dall’arrivo di Pohjanpalo all’addio di Brunori
E a proposito di scelte di campo, il 2025 non può che avere due volti anche da questo punto di vista. L’anno si è aperto infatti con l’arrivo di Pohjanpalo dal Venezia e si è chiuso con l’addio a Brunori. L’acquisto del bomber finlandese è stata una netta manifestazione di intenti, che non ha portato però ai risultati sperati. È così che alla fine del campionato scorso è stato necessario puntellare nuovamente la rosa per provare a renderla più competitiva per una nuova corsa promozione.
Un punto fermo dell’anno del Palermo è stato in tal senso il direttore sportivo Carlo Osti, che ha saputo prendere le redini del calciomercato invernale prima e di quello estivo poi, dando una stabilità praticamente inedita al club. Anche a costo di compiere scelte discusse, come la cessione del capitano simbolo della rinascita rosanero, che contro il Padova ha salutato con le lacrime agli occhi.
Se le sue decisioni saranno vincenti, sarà soltanto il tempo a dirlo. Intanto, c’è una nuova sessione di riparazione all’orizzonte, in cui verranno servite le prime risposte del 2026.
Il legame tra Palermo e City Group
Di risposte, insomma, ne servono ancora tante, quantomeno sul campo. Fuori, a darne abbastanza, è stato quest’anno il City Group. La storica amichevole di agosto tra Palermo e Manchester City ne è la dimostrazione più plateale. Eppure, non può essere sufficiente per creare il senso di soddisfazione e appartenenza che la piazza sogna. Non mancano infatti a tratti i malumori per una gestione “all’inglese”, spesso lontana e poco passionale, di un club che per anni ha vissuto scenari ben diversi. La sensazione è che affinché Palermo e City Group diventino un tutt’uno, sia necessaria una festa. Quella che si spera possa essere vissuta a maggio del nuovo anno.

