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Michele Somma, da baby talento di Serie A a flop: dopo Palermo anche Catania

Le ultime ore di mercato sono state concitate in casa Catania, con Michele Somma che ha salutato dopo appena una stagione in rossazzurro. La notizia era già nell’aria da qualche giorno, da quando a lui e a Giuseppe Giovinco non erano stati assegnati i numeri di maglia per la nuova stagione. Non è tra l’altro la prima rescissione per il centrale scuola Juve.

L’anno scorso, anche in quel caso alla fine della sessione, aveva terminato allo stesso modo il suo rapporto professionale col Palermo per accasarsi ai cugini. Eppure di Michele, figlio di Mario Somma, allenatore con una lunga esperienza sulle panchine di tutta Italia, ai tempi delle giovanili si diceva un gran bene. È evidente che qualcosa si sia inceppato nella sua carriera.

Michele Somma, l’esordio in A e la lenta discesa nelle serie minori

La formazione giovanile di Michele Somma passa da squadre prestigiose, avendo iniziato il suo percorso a 14 anni tra le fila della Juve. Dopo 3 anni passa poi alla Roma, dove viene aggregato alla Primavera di Alberto De Rossi per i primi due anni. Il ragazzo è promettente, tanto che Rudi Garcia decide di portarlo in prima squadra e farlo esordire in A nel novembre del 2014. Il match è un Atalanta-Roma e Somma, appena 19enne, subentra a Vasilis Torosidis nel corso del secondo tempo. Non avrà però molto spazio nel corso della stagione, tanto che i giallorossi lo prestano all’Empoli, dove colleziona la sua seconda e clamorosamente ultima presenza in Serie A.

Chiuso il capitolo in A per lui si aprono le porte della serie cadetta, al Brescia. E nel frattempo arriva anche la soddisfazione dell’esordio con l’Under 21, in un’amichevole contro l’Ungheria. L’esperienza con le Rondinelle si rivela però sfortunata. La rottura del crociato nel novembre del 2015 è forse il momento sliding doors di una carriera che poteva essere ben più brillante. Rientra solo a fine stagione e nelle annate successive si prende la titolarità arrivando a disputare 38 partite nella stagione 2017-18. Non mancano le esperienze all’estero, con i due anni al Deportivo La Coruna, in Segunda Division spagnola. Di questi anni Somma dirà che lo hanno formato come uomo e che gli ha lasciato tanto vivere culture e mentalità diverse dalle nostre.

Dopo la parentesi spagnola Somma rientra in Italia, tra le file del Palermo, nella stagione 2020-21. Mette insieme 21 presenze e 1 gol nella sua prima stagione con i rosanero, indossando anche la fascia di capitano. Nella seconda stagione finisce ai margini della rosa, disputando appena 7 presenze, e a fine annata chiude il suo rapporto con la formazione rosanero. Nei mesi successivi non esiterà a togliersi qualche sassolino dalla scarpa proprio nei confronti del club di Viale del Fante.

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L’approdo al Catania nell’anno della rinascita rossazzurra e l’addio

Appena una settimana dopo la rescissione col Palermo, Michele Somma si accasa dall’altra parte dell’isola, nel neonato Catania targato Ross Pelligra. Durante la stagione riesce a imporsi come una pedina importante nello scacchiere tattico di Giovanni Ferraro, con 24 presenze e 1 gol. L’annata in Serie D si rivelerà positiva per lui e per la società, con la promozione in Serie C conquistata con largo anticipo.

Il mercato estivo porta però una vera e propria rivoluzione in casa rossazzurra, anche nel reparto arretrato. Arriva Alessandro Quaini dopo una lunga telenovela, fortemente voluto dal neo allenatore Luca Tabbiani. Quest’ultimo acquisto genera sovrabbondanza nella rosa dei centrali difensivi e a farne le spese è proprio Somma. La rescissione in extremis libera il posto a Tommaso Silvestri, giudicato più adatto per le necessità della rosa potendo ricoprire anche il ruolo di terzino. “Avrei voluto continuare questo percorso insieme a voi, ma non è stato possibile. Vi porterò tutti nel cuore. Grazie Catania”, ha scritto suoi canali social.

Finisce quindi la seconda avventura siciliana di Somma, in attesa di una squadra che gli permetta di proseguire la sua carriera. Forse il Brindisi? Quel che è certo è che il difensore, a 28 anni, non ha ancora trovato la sua dimensione nel mondo del calcio. È probabile che sulle sue spalle continuino a pesare il titolo di figlio d’arte e le tante promesse. I suoi sogni di certo non si spengono.

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