Gabriele Minì, con la vittoria del Gran Premio di Miami, porta a casa il primo storico successo in Formula2. Un risultato per certi versi inaspettato, ma che conferma la capacità di resilienza e di caparbietà del pilota nativo di Marineo. Chi lo ha seguito in queste sue prime stagioni nel massimo palcoscenico del motorsport, infatti, sa quante ne ha passate. Il campionato di Formula3 perso all’ultima curva contro Leonardo Fornaroli, poi il passaggio al “piano di sopra” con le annesse difficoltà. E c’era già chi, sottovalutando forse il personaggio e quanto pesante sia il suo piede, lo stava già bollando come sopravvalutato.
Il weekend disputato in Florida, però, ha confermato quel che è già risaputo per chi segue Gabriele Minì. Questo ragazzo è un grande pilota, dotato sia di coraggio che di lucidità nei momenti decisivi delle corse. E poi, ad arricchire ancor di più la domenica di Miami, c’è quel pensiero rivolto ad Alex Zanardi. Anche perché ci piace pensare che, se il ragazzo di Marineo ha deciso di correre, una parte del merito sia anche del compianto bolognese.
Gabriele Minì, l’approccio non facile in Formula 2
Abbiamo già fatto cenno a quel doloroso epilogo del campionato del mondo di Formula3 del 2024. Gabriele Minì e Leonardo Fornaroli, uno contro l’altro in un derby italiano per la conquista del titolo. Poi l’approccio alla Curva Parabolica di Monza, una delle icone del motorsport mondiale. Il piacentino che sorpassa e si prende quel secondo posto che serve per diventare campione. La grande amarezza del siciliano, che dopo la bandiera a scacchi subirà anche una squalifica che renderà il tutto ancor più doloroso.
Nel frattempo, però, il marinese ha avuto la possibilità di ribadire e confermare le sue doti. A partire dalla sua apparizione al GP di Macau, uno degli esami di maturità più importanti per i giovani piloti. Senza dimenticare la presenza al Gp di Azerbaigian di Formula 2, in cui ha fatto vedere le sue qualità. E tutte queste esperienze gli hanno consentito di effettuare l’ascesa alla categoria cadetta delle monoposto a ruote scoperte.
Il 2025 di Gabriele Minì inizia come meglio non potrebbe. Arriva la pole position in Australia, almeno sulla pista. Poi, però, una nuova botta al morale: irregolarità e squalifica. Da quel momento inizia una stagione assai tribolata per il siciliano, che non trova mai il feeling con la monoposto. Se aggiungiamo anche le differenze nello stile di guida rispetto alle F3, il quadro è purtroppo completo. L’annata si chiude in maniera anonima, nell’ambiente c’è chi pensa che non ci sarà un sedile per l’italiano. Alla fine, però, la MP Motorsport crede in lui e gli offre una monoposto per il 2026.
Un capolavoro di lucidità e resilienza
In Australia le cose sembrano andare bene. La qualifica è deludente, solo 21°. Le gare, però, dicono ben altro. In Sprint Race Gabriele Minì è splendido 6°, a poco meno di due secondi da un podio che sarebbe stato incredibile. La Feature Race lo vede un po’ più attardato, in ottava posizione, ma dopo un’altra rimonta clamorosa.
Poi la lunga e forzata pausa, la guerra in Medio Oriente non fa sconti al motorsport. La Formula 2 decide di sopperire a questo stop inserendo in calendario Miami e Montreal. Si va dunque in Florida con un bagaglio di buone sensazioni. E la qualifica è positiva: quinto tempo a 2 decimi da Kush Maini, suo ex compagno di box. Nella Sprint Race Gabriele Minì è settimo e c’è chi parla già di nuova occasione sprecata. Poi, però, arriva la domenica.
La Feature Race di Gabriele Minì a Miami è un concentrato di resilienza e lucidità. Il siciliano corre quasi in sordina, senza esporsi più di tanto. La pista è bagnata, quindi l’errore è dietro l’angolo, specialmente in un tracciato così tortuoso e beffardo. Sbagliano in tanti, si ritirano in sette. Il marinese resta lì, approfitta della Safety Car per riprendere il contatto con i primi. Poi negli ultimi giri arriva il cambio di passo. La bagarre con Camara e soprattutto Beganovic, in ricordo delle sfide in F3, gli consente di mettersi davanti a tutti.
Poi la bandiera a scacchi, la gioia per aver tagliato il traguardo per primo. E nel momento di euforia, un momento – l’ennesimo – di lucidità: “This one is for Alex, we miss you“. La dedica ad Alex Zanardi, ispiratore ed esempio per tutti i piloti, specialmente quelli italiani. La chiusura di un cerchio perfetto. E al tempo stesso, l’inizio di qualcosa che potrebbe diventare magico.

