“Non so se tra tre anni ci sarà ancora una squadra di Trapani in Serie A, credo che non esisterà proprio il basket in città”. A dirlo, a giugno del 2024, era stato un giornalista di Udine. In quel momento, la Shark si era appena aggiudicata la promozione in massima categoria. Le dichiarazioni dell’opinionista friulano apparvero come un’invettiva gratuita nonché infondata nei confronti di un club appena riuscito a farsi spazio tra i grandi a suon di record e un attacco personale nei confronti di Valerio Antonini, in prima linea nella guida dei granata. L’opinione fuori dal coro destò un enorme scalpore. I tifosi della squadra siciliana insorsero. E anche il patron rispose a tono alle accuse, definendole “vergognose” e minacciando risvolti legali. Eppure, anche se allora nessuno avrebbe potuto immaginarlo, a distanza di poco più di un anno dalla vicenda in questione, quella funesta previsione sembra essere pericolosamente prossima a diventare reale.
La parabola della Trapani Shark
Per comprendere cosa è accaduto in casa Trapani Shark, è necessario tornare indietro nel tempo. Dopo il passaggio di consegne dalla famiglia Basciano al plenipotenziario Valerio Antonini, è stata compiuta una vera e propria scalata. La vittoria della Supercoppa LNP ha fatto da apripista verso un altro trionfo, il più importante, quello ai playoff di Serie A2. Poi l’annata 2024-25, che ha riportato i colori granata nell’élite della palla a spicchi nazionale. Una stagione in cui la città ha anche potuto cullare quantomeno il sogno di una finale scudetto, negato da una Brescia apparsa semplicemente imbattibile.
È proprio dopo la fine del sogno che sono iniziati ad emergere i problemi. Tutti insieme, uno più pauroso e complicato da gestire dell’altro. Il primo campanello di allarme risale alla fine di maggio. I quattro punti di penalizzazione – che vanno a braccetto con gli otto inflitti al Trapani FC – sono apparsi come un fulmine a ciel sereno. Nel frattempo, però, coach Jasmin Repesa, dal – non del tutto – buen ritiro di Kranjska Gora, stava plasmando un roster quasi inedito, in vista dei primi impegni tra campionato e Champions League.
Il quadro che emerge, almeno in avvio, non è dei più rosei: gruppo corto con un numero ridotto di allenamenti sulle gambe e poco tempo per trovare l’amalgama. Eppure, al momento di scendere in campo, i numeri stanno dalla parte della Trapani Shark. Otto vittorie e una sola sconfitta in campionato, per un ammontare di sedici punti che – senza penalizzazione – varrebbero il primo posto nella classifica di Serie A. Risultati che riportano il sereno nella piazza. E poi, c’è l’avventura europea, la prima per il basket in città. Le due vittorie contro gli israeliani del Bnei Herzliya valgono una storica qualificazione al play-in di Champions. Quello che, nonostante le difficoltà, sembra un sogno a occhi aperti, però, presto assume le sembianze di un incubo.

Tutto in pochi giorni
Il crocevia per la Trapani Shark arriva nella partita contro Reggia Emilia del 25 novembre. I granata conquistano una vittoria che nasconde qualcosa di amaro, che si legge nei volti dei protagonisti. Jasmin Repesa saluta in maniera fin troppo calorosa, quasi commossa, il pubblico giunto numeroso al PalaShark. Amar Alibegovic, dopo il “cerchio”, si stacca dal resto del gruppo per soffermarsi con lo sguardo sulla gente sugli spalti. Un momento intimo, al netto delle circa 3 mila presenze, che dice molto. Ai più superficiali il gesto del cestista sembra un indizio sul suo futuro, lontano dalla Sicilia in apparenza per un matrimonio tecnico mai sbocciato con il suo coach. La realtà, ancora una volta, è ben diversa.
Dieci giorni dopo, scoppia il caos. Le voci su una rivoluzione girano. Jasmin Repesa si è dimesso, la squadra si allena con pochi intimi guidata da Alex Latini, Valerio Antonini è “fuggito” in Francia. Rumors a tratti non troppo lontani dai fatti. A rompere il silenzio è il direttore sportivo Valeriano D’Orta. Le sue parole sono flebili, quasi mortificate, ma la volontà è quella di tenere alto lo stendardo. La Trapani Shark non si ferma, dice, nonostante sia in programma un “ridimensionamento”. Eppure, è solo uno spiffero prima dell’uragano.
I nodi vengono davvero al pettine nella giornata di giovedì. La Trapani Shark si sbarazza pubblicamente, con un comunicato, di Amar Alibegovic e di Jasmin Repesa, accusando quest’ultimo di aver abbandonato la nave e sminuendo il suo affetto per la piazza. Un vero e proprio assist per i diretti interessanti, che svelano le loro verità. Dalle parole affidate ai social emerge un quadro desolante, tra accordi non rispettati e poca chiarezza sul futuro. Ma anche un grido di dignità e coraggio nei confronti di chi avrebbe ai loro occhi impedito la salita della squadra granata nell’Olimpo del basket.

Il futuro della Trapani Shark
Cosa succederà alla Trapani Shark, è difficile dirlo. Un primo indizio arriverà in occasione del prossimo impegno sul parquet: se la squadra si presenterà a Treviso e con quali individualità, è ancora un mistero. La panchina di Jasmin Repesa non è stata occupata e non è chiaro come i granata si siano allenati in vista della partita di domenica, a cui seguirà quella di Champions di mercoledì a Tenerife.
Il rischio che il club sparisca dal mondo del basket, domani o nella migliore delle ipotesi al termine della stagione, è purtroppo concreto. Un sogno durato pochi mesi ma destinato a rimanere nella storia. La sensazione è quella di essere riusciti a scrivere qualcosa di grande ma di avere gettato, in breve tempo, tutto all’aria. Illustrarne le motivazioni è pressoché impossibile, ma doveroso, per dare risposte a una piazza che meritava di continuare a guardare in alto.

Tra sport e politica
Al di là del campo, chi ha seguito nel dettaglio le vicende della Trapani Shark sa bene che un ruolo di primo piano è stato assunto dalle istituzioni. Il rapporto tra Valerio Antonini e la politica locale, in poco tempo, ha vissuto un crollo verticale. Le immagini della cerimonia per la nomina del patron dei granata a cittadino onorario di gennaio scorso sono un lontano ricordo. In questi mesi, infatti, è stata guerra, tra dialettica e colpi bassi.
Non si può dire di certo che il Comune abbia teso la mano all’imprenditore quando si è trattato di infrastrutture, ad esempio. La querelle relativa alla concessione del PalaShark è stato l’apice di una pantomima inutile nonché dannosa per l’immagine non solo della società, ma anche della città. Valerio Antonini, da parte sua, non ha mai utilizzato toni morbidi nei confronti dell’amministrazione, con tanto di ripetute accuse a mezzo social. Infine, l’imprenditore ha fondato il suo Movimento Futuro, che alla lunga potrebbe rivelarsi una mossa poco oculata.
Sebbene le speranze di una ricostruzione sembrano essere ridotte ai minimi termini e del domani ci siano poche certezze, c’è da dire che il futuro della Trapani Shark, del Trapani FC e di Valerio Antonini in Sicilia non passano soltanto dallo sport, ma anche dalla politica. E l’imprenditore romano ha tanto da riflettere sul da farsi.

