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Partinicaudace, Abbenante: “Club ambizioso, qui si lavora bene. Sogno l’Eccellenza”

Acume strategico, esperienza e comprovate qualità in sede di lettura della gara e studio dell’avversario. Il Riccardo Abbenante conosciuto dai tifosi del Partinicaudace è un allenatore preparato e scrupoloso, bravo nel conferire assetto tattico ed atteggiamento ideale alla propria squadra, in virtù di qualità dei propri calciatori e tipologia di avversario. Il tecnico palermitano, classe 1974, protagonista insieme a Karel Zeman alla guida del Lavello nella cavalcata lucana culminata nella sfiorata qualificazione ai playoff di Serie D nella stagione 2020-2021, oggi siede sulla panchina del club neroverde, militante in Promozione e che quest’anno ha raggiunto l’ennesima salvezza nella seconda serie.

L’ex centrocampista di Formia e Castrovillari tra le altre, nel corso di un’intervista esclusiva concessa ai microfoni di Sporticily.it, ha raccontato tante sfaccettature e approfondendo le due facce di una stagione dal sapore completamente diverso, tra Mazara e Partinico.

L’incubo Mazara: mercato sbagliato ed esonero

abbenante mazara

Una stagione 2023-2024 che svaria tra l’amaro e il dolce per Abbenante, al netto di una prima parentesi in quel di Mazara da dimenticare. Società trapanese piena di incoerenze e furberie nel quale il mister di Montelepre si è ritrovato. Una squadra costruita malissimo, priva di senso e logica, in base al progetto tecnico sposato, dal quale è stato anche allontanato dopo quattro giornate di campionato. Solo un punto totalizzato dalla compagine canarina nel primo poker di sfide. Oggi, a una giornata dal termine, il club canarino è fanalino di coda della categoria.

Abbenante rivive ai nostri microfoni le settimane in casa gialloblu: “È andata male. L’avevo presa con tanto entusiasmo e gioia, anche perché era una soluzione per non allontanarmi da casa, disputare un campionato importante come l’Eccellenza e fare la mia prima vera esperienza da singolo allenatore. Ho messo anima e cuore per fare bene, ma fin da subito mi sono accorto che qualcosa non stava andando per il verso giusto, soprattutto in termini di costruzione della rosa. Era chiaro che ci sarebbero stati dei problemi, per fare una squadra con delle caratteristiche di un certo tipo, alla base ci deve essere la conoscenza dei giocatori”.

L’Eccellenza era un mondo nuovo per Abbenante. Per questo motivo il suo impatto non è stato semplice: “Io non conoscevo e non conosco nessuno in queste categorie, quindi mi sono fidato di chi faceva e costruiva la squadra al posto mio. Ho anche provato a chiedere aiuto, una volta capito che le cose non stavano andando per il verso giusto, ma nessuno mi ha ascoltato. Lo avevo detto a dirigenza e proprietà che mi avrebbero dovuto mandare via dopo un mese se le cose non si sarebbero aggiustate e così è stato. Ho sempre fatto questo nella vita e so come funziona. Infatti dopo quattro partite e due di coppa è successo quello che avevo previsto, l’esonero. Ci rimasi male perché ho sempre pensato fosse evitabile, se mi avessero ascoltato prima”.

Partinicaudace, l’arrivo di Abbenante nonostante tutti i dubbi del caso

Neanche qualche settimana di stop e alla porta di Riccardo Abbenante bussa un suo ex compagno di squadra, Salvatore Scrozzo (giocatore e allenatore della Juniores del Partinicaudace) che ha in mente di suggerirlo al club targato Montoleone per portarlo alla guida del Partinico, dopo l’esonero di Bellomo a margine del ko per 3-2 contro il Marsala. Il resto, lo racconta ai nostri microfoni Abbenante.

Il tecnico era consapevole di avere davanti a sé tante porte chiuse, in primis quelle dell’Eccellenza Girone A. E poi una categoria come la Promozione non lo ha amai allettato troppo: “Inizialmente l’idea era sempre quella di non allontanarmi da casa, inoltre c’era il vincolo della categoria. Quindi o salivo o scendevo. La seconda opzione non era nei miei pensieri sinceramente, perché l’ho sempre vista come una categoria particolare. Anche il Marsala nei mesi passati aveva cercato di coinvolgermi nel progetto, ma per me il problema categoria era importante. Conosco le problematiche della Promozione, dagli orari non sempre rispettati agli allenamenti poco numerosi, dove c’è un lavoro al quale dare giustamente la priorità. Per me tutto questo non era semplice e mi faceva paura”.

La chiamata del Partinicaudace è stata illuminante per Abbenante. Anche perchè a contattarlo non è stato una persona come tutte le altre… “Alla chiamata di Scrozzo, dopo aver rifiutato nella fase iniziale, mi sono fatto convincere, anche per godermi la mia famiglia di Montelepre. Ho scoperto che la squadra a disposizione poteva fare delle belle cose, nonostante il preavviso del presidente sul cambiare diversi giocatori. La società è stata bravissima nel convincermi e nell’accontentarmi in tutto per tutto. Mi reputo un fortunato”.

Partinicaudace, una rivoluzione nel mercato invernale

partinicaudace butera

Dai giovani totem tecnici presi dal Mazara Andrea Aggio Nicolò Panzeri, all’estroso Giorgio Pulizzi fino al roccioso Carmelo Viscuso dietro. Il Partinicaudace ha messo a segno colpi importanti nel mercato invernale. Chiaramente a prendersi la copertina sono stati i bomber Agostino De Luca e Gabriele Butera.

Abbenante giudica così la vera e propria rivoluzione avvenuta in casa neroverde nel mese di dicembre: “Fortunatamente, prima di cambiare qualcosa, ho avuto la possibilità di osservare la squadra nelle tre settimane di sosta, dove ognuno dei ragazzi ha dato il massimo di se. Infatti, io ero contentissimo e non volevo cambiare nessuno. Poi, per come mi aveva detto il presidente, i problemi di spogliatoio sono subentrati a Bagheria, dove abbiamo fatto la partita più brutta dell’anno, dove non sembravamo una squadra fatta da undici persone. Quella cosa lì mi ha fatto capire alcuni problemi che c’erano all’interno dello spogliatoio e ci siamo ritrovati a cambiare diversi giocatori. Siamo stati fortunati perché coloro che sono arrivato avevano le giuste caratteristiche per quello che volevo fare io. Mi hanno dato tanta qualità”.

Il percorso di Abbenante al Partinicaudace

In diciannove gare ufficiali Riccardo Abbenante ha portato dal penultimo al nono posto il Partinicaudace, totalizzando 34 punti frutto di 10 vittorie e 4 pareggi. 37 i gol fatti, 26 quelli subiti, ben 6 clean sheet e 4° miglior attacco del girone A di Promozione. “Quando sono arrivato – dice – c’era una situazione abbastanza critica. Nonostante ci fosse, inizialmente, l’ambizione di fare almeno i playoff nella testa della proprietà. Quando non sei abituato a ritrovarti con quella classifica e non hai la giusta fame e la giusta determinazione per tirarti fuori, rischi di farti molto male. Ci tengo a dire, in questo senso, che i ragazzi sono stati molto bravi a venirmi dietro oltre che a essere presenti agli allenamenti. Era una squadra che aveva lavorato poco in estate e aveva bisogno di lavorare a livello qualitativo più che di tempo”.

Un percorso sicuramente non facile da intraprendere. Abbenante, però, con grande forza di volontà e pazienza ha preso in mano la situazione: “Hanno subito compreso il tipo di calcio che volevo e con molto semplicità sono riusciti ad applicarsi, divertendosi e divertendo la gente che ci ha seguito. In risposta a chi dice che in queste categorie non si può fare un certo tipo di calcio”.

La fine del sogno playoff

Il Partinicaudace sotto la guida di Abbenante ha sfiorato anche di agganciare il treno che portava ai playoff. Il tecnico, però, è sempre stato molto realista: “Sul sogno playoff posso dire che ci credevo e ci speravo. Ho capito che non ci saremmo arrivati quando ci hanno spostato la partita di Casteltermini, mettendola in mezzo tra quella di Gemini e quella con il Bagheria. La squadra non aveva la gamba per fare tre partite di fila di questo tipo, soprattutto il Casteltermini è stata quella che ci ha messo più in difficoltà di tutte, dove siamo stati timorosi in alcune situazioni, dopo aver speso tanto a San Giovanni. Nel secondo tempo, contro la squadra di Falsone, siamo crollati definitivamente, perché ci mancava la base per reggere. Arrivati allo scontro con il Bagheria a -6 ho capito che non c’era più niente da fare”.

Ma cosa è mancato ai neroverdi per riuscire a piazzarsi tra le prime 5 del campionato di Promozione Girone A? Il tecnico crede di avere la risposta: “Siamo arrivati troppo stanchi. Poi c’era anche il Piana e sinceramente, a bocce ferme, pensavo di poter uscire da questo poker di partite con zero punti. 3 trasferte in cui si può perdere, inoltre sappiamo la forza del Bagheria, quindi aver archiviato la salvezza a San Giovanni Gemini è stato importante”.

L’impatto con la società neroverde

Non sono mancate – nel corso dell’intervista rilasciata dal tecnico Riccardo Abbenante – le parole al miele nei confronti della società ASD Partinicaudace, la quale con ogni probabilità cercherà di alzare l’asticella nella prossima stagione agonistica di Promozione. Ecco, il pensiero del mister di Montelepre: “Ho trovato, oltre a delle persone meravigliose, una famiglia. Conoscevo Scrozzo, ma ho imparato a conoscere Peppe Mazzola, Giuseppe Lucia e la famiglia Montoleone. Signori che mi hanno accolto e mi hanno fatto svolgere nel migliore dei modi il mio lavoro. È una società sprecata in queste categorie, faccio calcio da quando ho 12 anni e ne ho 50. Ho perso tanti soldi in questo mondo, mentre loro sono organizzati e vogliosi di fare un progetto importante. Non è facile da trovare tutto questo”.

Ma cosa bisogna fare per portare avanti un progetto ambizioso? Abbenante prova a tracciare la strada che la sua squadra deve seguire: “Il Partinicaudace, se vuole, in futuro può levarsi grossissime soddisfazioni. Il mio sogno è quello di fare una categoria diversa, nel minor tempo possibile. Si proverà a vincere in Promozione, ma spero magari in un ripescaggio o nell’acquisizione di un titolo. Fare l’Eccellenza ti permetterebbe di avvicinare più giovani bravi possibili, vista la mia grande voglia di lavorare con ragazzi under. Il Pulizzi di turno è difficile trovarlo, come tanti altri che abbiamo in rosa”.

Giocare bene a calcio in Promozione si può!

mazara abbenante

“Al Partinico dopo qualche partita ho capito che non si poteva fare il mio 4-3-3 e sono passato al 3-5-2, sempre con la stessa idea di calcio. Contano i concetti con i quali si gioca, non i moduli. Infatti, ho puntato su tre difensori esperti dietro e un ex attaccante (Angelo D’Amico), davanti la difesa, non con i compiti di costruzione, ma di fare legna e scudo”. Contenuti tattici e spunti interessanti offerti da Abbenante nel corso della sua intervista, rilasciata ai microfoni di Sporticily.it.

Il tecnico prosegue: “Mi hanno sempre detto che in queste categorie non è possibile fare un certo tipo di calcio. Invece, io penso che sia tutto un problema di testa da parte dell’allenatore. Se un mister vuole fare un bel calcio, i giocatori vogliono divertirsi e la società mostra sostegno, si può fare il tutto con grande armonia. Io credo che un tecnico debba avere il comando di tutto quello che succede all’interno delle rettangolo verde”.

Un esempio chiaro delle difficoltà a impattare in determinate realtà, Abbenante lo fornisce a proposito della sua breve esperienza al Mazara: “C’era gente che non era d’accordo con la mia idea di calcio, quindi la situazione si è complicata proprio quando coloro che dovevano mettere in atto le mie idee, si rifiutavano e facevano altro. Un allenatore diventa bravo quando il suo giocatore mette dentro al campo da calcio le sue direttive. Chiaramente ci vogliono anche le giuste caratteristiche, quelle fanno la differenza. Quando giocavo, per alcuni allenatori ero importanti, per altri non servivo a centrocampo e mi mettevano centrale. Tutto dipende da cosa si ricerca”, prosegue Abbenante.

Il futuro di Riccardo Abbenante a Partinicaudace

La fine del viaggio della nostra intervista con mister Abbenante riguarda una chiosa particolare, quella sul suo futuro al Partinicaudace. Quindi, scopriamolo insieme, attraverso le sue parole: “Sono molto contento della volontà del presidente di voler continuare. La società sta facendo di tutto per mantenermi. Infatti, ho detto a loro che non avrebbe senso andare in altre società di categoria superiore e ritrovarmi in realtà simili a quelle di Mazara. Meglio avere a che fare con situazioni serie e tranquille. L’unica cosa, che se arriva qualcosa di professionistico dove andrei a fare il secondo, vado. Quello è un altro mondo e quindi andrei in difficoltà con il Partinicaudace”.

Redazione Sporticily
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