Settimana di riflessioni in casa Palermo, che prepara la sfida in trasferta a Cosenza. I pareggi con Spezia e Mantova non ha lasciato soddisfatta la squadra e la piazza, che ha fatto sentire il proprio disappunto al termine della gara coi lombardi. Sul banco degli imputati è finito Alessio Dionisi, e non solo per la sostituzione di Joel Pohjanpalo sul finire dell’incontro. Tanto si discute nell’ambiente rosanero dell’utilizzo della difesa a 3, che avrebbe dovuto fornire maggiore copertura rispetto all’assetto iniziale della squadra. Ma, col passare delle partite, ci si sta accorgendo come la scelta non stia pagando, visto che la squadra non ha più la solidità mostrata in passato. E i numeri lo stanno a confermare.
Palermo, troppi gol incassati con la difesa a 3
La stagione del Palermo è certamente sotto le aspettative di tutti, anche dello stesso Dionisi. Il tecnico ad inizio anno aveva mostrato grandi ambizioni, nelle dichiarazioni e sul campo, mettendo in mostra un 4-3-3 che permetteva ai rosanero di creare tanto e subire relativamente poco. Il grosso problema del Palermo di inizio stagione era però la scarsa finalizzazione delle occasioni costruite, con le punte centrali Thomas Henry e Matteo Brunori rimaste a secco per motivazioni ben diversa. Di contro, però, la difesa (pur mostrando qualche défaillance in certe occasioni) ha quasi sempre fatto il suo. Basti pensare che al termine del girone d’andata la squadra siciliana ha chiuso con appena 17 gol incassati. Numeri che la ponevano al secondo posto delle difese meno battute del campionato.
Eppure, in nome di un equilibrio che desse maggiori garanzie dietro ma maggior peso in attacco, nella seconda parte di stagione si è passati dal 4-3-3 al 3-5-2. Inizialmente questo modulo si è visto in alcune gare del girone d’andata (Carrarese, Catanzaro, Sassuolo), diventando lo schieramento fisso a partire dalla gara col Cittadella del 29 dicembre 2024. A partire da questa gara i numeri sono precipitati. Il Palermo ha incassato 10 gol in 7 partite, con una media di reti prese per gara passata da 0,89 (al termine del girone d’andata) a 1,42. Solo 2 volte un portiere del Palermo ha tenuto la porta inviolata e negli ultimi 4 incontri i rosanero hanno sempre subito 2 reti. Che diventano 5, contando anche la partita contro il Cittadella sopra citata.
Insomma il passaggio alla difesa a 3, invece di fornire stabilità ed equilibrio, ha tolto certezza. È una sorta di paradosso, che non si può spiegare solo con degli errori individuali, che ci sono stati. Ma che segnala un momento di confusione, prima di tutto tattica, e delle disattenzioni inaccettabili per una squadra che sogna la Serie A (anche tramite playoff).
Calciomercato e assenze dettano la linea: si torna a 4?
Ai problemi tattici si aggiunga anche che il calciomercato non fornisce una sponda per questa difesa a 3. Il Palermo, a fronte delle partenze di Fabio Lucioni, Patryk Peda e Ionut Nedelcearu, ha preso un solo difensore centrale, ovvero Giangiacomo Magnani. Un giocatore dal curriculum importantissimo, che certamente può aiutare i siciliani nel prosieguo della stagione. Ma rimane comunque un solo centrale. E il Palermo in rosa ne possiede altri 3: Rayyan Baniya, Dimitrios Nikolaou e Pietro Ceccaroni.
Certo, si potrà dire che in rosa ci sono giocatori che si possono adattare in tale assetto, come Alessio Buttaro, Salim Diakitè e Alexis Blin. Ma queste risultano più soluzioni di fortuna che valevoli alternative in un reparto che ha bisogno di meccanismo rodati per funzionare. Il Palermo è una coperta corta che, per stessa scelta del comparto sportivo, non è stata pensata per questo assetto. E i risultati sono abbastanza evidenti.
Già la trasferta di Cosenza mette in crisi Dionisi, che non avrà per squalifica Ceccaroni e Diakitè e dovrà attentamente valutare la convocazione di Nikolaou. Il greco ha saltato la sfida col Mantova per un fastidio alla caviglia e si attendono novità. La soluzione più ovvia sarebbe un ritorno alla difesa a 4, visto i pochi uomini disponibili. Un’opzione che potrebbe anche servire come banco di prova per confermare tale assetto anche in sfide future.

