Da pochi giorni Eugenio Corini ha tagliato il traguardo dei 100 giorni sulla panchina del Palermo. Una soglia simbolica, solitamente usata per tracciare un primo bilancio di risultati e crescita di una squadra passata da un allenatore ad un altro. E se si volesse usare una metafora per descrivere quanto fatto sinora dal Genio, il suo percorso è caratterizzato da “up and down”. Non una novità a dire il vero in casa rosanero, dove spesso questi sali e scendi tornano utili per descrivere l’andamento di questa squadra.
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Corini, in 100 giorni a Palermo tante difficoltà ma media da salvezza
Ricordare le condizioni in cui è arrivato Corini a Palermo, può sembrare superfluo ma forse no. Una squadra che vede cambiare i vertici della guida tecnica in piena costruzione del gruppo non è certo roba da poco. L’addio di Baldini e Castagnini (eletti a eroi della promozione) a pochi giorni dall’inizio del campionato e una squadra costruita praticamente ex novo non erano un’eredità facile da accogliere per Corini. Ma per il mister di Bagnolo Mella c’era grande voglia di cancellare la precedente esperienza da allenatore in rosanero (nel 2016-17) e ripartire con un progetto importante. Un progetto che vuole riportare Palermo dove merita, ma che al contempo vede come il mantenimento della categoria il livello minimo da centrare.
In questo senso, guardando i freddi numeri, il Palermo di Corini è in linea con questo parametro. Infatti la media punti di 1,15 a partita e i 15 punti conquistati sin qui permetterebbero ai rosanero di centrare questo obiettivo. Sempre rimanendo ai dati statistici si potrebbe dire che il Palermo ha un attacco in linea alla media del campionato e una difesa che subisce poco più della stessa. Ma i numeri non raccontano abbastanza di questo sali e scendi rosanero sotto la guida di Corini.
Dopo un avvio promettente il Palermo è incappato in un settembre nero, dove il successo di misura col Genoa è circondato di sconfitte (4 in tutto) e prestazioni a dir poco deludenti ma anche sfortunate. Cosa questa ribaltata ad ottobre dove sono arrivati 4 risultati positivi in serie che sono serviti a ridare ossigeno alla squadra. In mezzo tanti esperimenti tattici, il mini-ritiro a Manchester, l’infortunio di Elia e un gioco mai veramente espresso. Di contro da ottobre in poi è emersa una compattezza di squadra che è servita ad inanellare una buona serie di risultati e dei primi segnali positivi in termini di manovra.
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Cosa attendersi dal futuro e dal mercato?
L’ultima partita prima della mini sosta per le nazionali ha confermato il Palermo come una coperta corta. Infatti dopo le vittorie contro Modena e Parma, dove c’è stata una buona tenuta difensiva e poche azioni offensive, col Cosenza i fattori si sono invertiti. C’è da dire che anche gli episodi non sono girati a favore dei rosanero: vedasi rigore di Brunori sbagliato al 90′. Oppure il gol del 2-1 del Cosenza arrivato con un rimpallo sulla difesa rosanero.
Cosa può fare Corini? Sicuramente c’è ancora da lavorare sia a livello tattico che di gestione della gara. Le tempistiche dei cambi durante la partita e alcune scelte dell’undici titolare, soprattutto in difesa, non hanno convinto appieno molti. Ma c’è da dire che diversi pezzi forti del mercato rosanero si sono visti poco perché infortunati oppure perché hanno deluso. E qui Corini può avere colpe, ma fino ad un certo punto.
Certamente il mister porta nel suo lavoro quella leadership (non necessariamente urlante) che lo ha contraddistinto in campo. Ma magari il mercato di gennaio potrebbe portargli in dote qualche arma in più per dare più qualità ed esperienza al gruppo. Sarà necessario sostituire Elia, out per tutta la stagione, e chissà che qualche elemento possa arricchire la difesa o il centrocampo. Tutto passerà anche dal mercato in uscita

