Nel quartier generale del City Group si lavora incessantemente per il calciomercato ad ogni sessione, ma c’è di certo un elemento che non preoccupa la dirigenza: il “Dio” denaro. È indubbiamente ciò che emerge dal breve trascorso della holding a Palermo. Se si guarda alle cessioni, infatti, dal 2022 ad oggi la società rosanero non ha mai guadagnato somme cospicue. L’ultima plusvalenza risale a quando ancora il club era sotto le redini di Dario Mirri, con l’addio di Lorenzo Lucca. Da allora, non sono mancati i giocatori importanti andati via, per ultimo Matteo Brunori. Eppure, nelle casse dei siciliani non è mai arrivato nulla. Si è solo “risparmiato”. Questo è il dato di fatto, mentre una parte dei tifosi si arrovella a criticare coloro che si sono adagiati su un contratto a lungo termine – Giuseppe Fella il caso più emblematico – e chi, come Giangiacomo Magnani, ha concordato con la società di trasferirsi temporaneamente altrove, senza optare per la rescissione.
Il Palermo e l’abbonamento ai prestiti
Maurizio Zamparini, a guardare le mosse di calciomercato in uscita del nuovo Palermo, probabilmente rabbrividirebbe. Le sue plusvalenze infatti sono un ricordo ben lontano. Negli ultimi anni, piuttosto, la modalità preferita dal City Group è stata quella dei prestiti. Il caso Matteo Brunori è quello più recente. L’operazione, pur essendo formalmente gratuita, prevede alcuni bonus in favore dei siciliani, ma soprattutto il pagamento da parte della Sampdoria del cospicuo stipendio del giocatore. L’alleggerimento del monte ingaggi rappresenta l’“affare” di Carlo Osti. E se si guarda indietro, anche a periodi in cui i direttori sportivi erano altri – da Leandro Rinaudo a Morgan De Sanctis – la storia non cambia. È sufficiente pensare che nella rosa attuale dei rosanero appare ancora Alessio Buttaro, attualmente al Foggia.
In qualche maniera, un’eccezione alla regola – se così la si può definire – arriva dallo scambio con lo Spezia che ha coinvolto Dimitrios Nikolaou, Edoardo Soleri e Giuseppe Aurelio. Dal punto di vista economico, un’operazione perfettamente riuscita, con plusvalenze da una parte e dall’altra. Anche in questo caso però il saldo è pari a zero. Si è parlato di 700 mila euro di guadagno per i bianconeri e di circa 800 mila euro per i rosanero. Visto poi il rendimento sul campo del greco in rosanero, però, ci sarebbe qualcosa da ridire sulla felice riuscita della trattativa. Ma questa è acqua passata. Quel che resta è che il Palermo in generale in questi anni ha “guadagnato” poche migliaia di euro. Se si vuole fare i conti in tasca al club siciliano, si può riflettere sul fatto che l’unico vero incasso estivo è rappresentato dai 600 mila euro della cessione di Simon Graves.
Lorenzo Lucca, l’ultima plusvalenza della storia del calciomercato del Palermo
Per trovare l’ultima plusvalenza del calciomercato del Palermo, bisogna tornare indietro all’estate del 2021, quando il club rosanero decise di sostituire l’allora talento emergente Lorenzo Lucca con quello che sarebbe stato il futuro capitano, Matteo Brunori. L’attaccante oggi al Napoli in prestito dall’Udinese era arrivato nel gennaio 2020, dopo aver rescisso con il Torino, facendo da comparsa (con un solo gol) nella stagione della promozione dalla D alla C. Nella annata successiva riuscì a mettere in mostra tutte le sue doti, siglando 13 gol. Numeri che gli fecero meritare le attenzioni di grandi club. Alla fine la spuntò il Pisa, assicurandosi il giocatore per una cifra di 2,6 milioni di euro: un vero affare per i siciliani, che anche grazie a quei soldi poté fare un mercato di primo piano.
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Il calciomercato in uscita come riflesso degli errori
Dopo Lorenzo Lucca e con l’avvento del City Group, il Palermo ha inanellato una serie di operazioni con l’obiettivo di alzare il tasso tecnico della squadra. Anche a costo di correggere il tiro a stagione in corso. L’esito del campo però spesso è stato diverso dalle aspettative, quantomeno in Serie B. Giocatori esperti con alle spalle annate da protagonisti e con stipendi importanti, in molti casi hanno reso sotto le aspettative, per motivi diversi. A questo si aggiunge l’assenza di reali “scambi” con la casa madre. L’unico punto di contatto tra il Palermo e le altre squadre del City Group è rimasto Claudio Gomes, ormai simbolo di questa fase di storia rosanero. In tal senso, però, incidono le tante limitazioni che esistono in Serie B sul tesseramento di extracomunitari.
In generale ciò che emerge è che ben pochi elementi della rosa sono usciti “valorizzati” dalla loro esperienza in Sicilia. E il fatto che il club di Viale del Fante non ci abbia guadagnato – anzi abbia dovuto contribuire con buone uscite o pagamento degli stipendi per allontanarli – ne è il riflesso. Un altro volto della medaglia, in tal senso, consiste nelle ripetute immissioni di capitale del City Group nelle casse del Palermo. In assenza introiti dal mercato e con la volontà sempre più grande di fare un upgrade sotto tutti i punti di vista, la holding non si è comunque mai tirata indietro, anche ad esempio quando c’è stato bisogno di versare le somme necessarie per le operazioni di ristrutturazione dello stadio Renzo Barbera.
In Viale del Fante dunque ci si sente in una botte di ferro, ma la crescita del club passa inevitabilmente anche da una corretta gestione delle uscite. Se e come la dirigenza cambierà il tiro nei prossimi mesi, non è ancora dato saperlo.

