Raccontare l’estate 2024 del Messina è complicato. Dalle vicende di campo (leggasi Fumagalli, la vicenda legata al rinnovo di mister Modica e Franco) a quelle extra (trattative e misteriosi fondi esteri ancora in trattativa), gli affaires giallorossi hanno portato i tifosi alla decisione di disertare le gare casalinghe. Una storia, quella della squadra in riva allo stretto, che sembra sempre più dannata e con-dannata ai gironi del purgatorio di Dante.
Messina, cessione il più grande punto interrogativo
Nonostante gli sforzi del presidente Sciotto, che nessuno mette in dubbio, i veli di incertezza che hanno avvolto gli ultimi mesi della società peloritana non possono essere fugati con semplici frasi come “ho garantito lo stesso budget dell’anno scorso” oppure “mai farò nulla che volontariamente possa causare un danno“, ne tantomeno un “buon campionato a tutti” in chiusura di una lettera sui social alla vigilia dell’esordio in campionato, quando poi l’anima del tifoso è al momento fugace.
Senza considerare poi che a Giugno il passaggio di proprietà sembrava cosa fatta, 10 giorni prima non era arrivata nessuna offerta, ed alla vigilia dell’esordio con campionato siamo ancora qui a parlarne, con patto di riservatezza reciproco annesso che rendono il tutto ancora più enigmatico ed avvolto da un chilometri di alone di mistero.
Quelle scelte sul mercato che non trasmettono futuribilità
A questo, si aggiungono, come detto, le partenze di giocatori importanti come Fumagalli e Franco, che hanno ridotto la qualità della rosa a disposizione di Giacomo Modica, dove l’entusiasmo e la fame dei nuovi e giovani giocatori si scontra con la loro mancanza di esperienza, quasi a fare da contraltare. Ragazzi che sarebbero rimasti anche volentieri a Messina e che probabilmente non si aspettavano di doverla lasciare.
Va bene il bilancio, quindi, ma i punti di riferimento per i giovani e di identificazione per i tifosi sono fondamentali. Ed invece si acquistano giocatori con un singolo anno di contratto dichiarando che “Nonostante le contestazioni che rischiano di portare a una diminuzione di abbonamenti, bigliettazione e sponsor, si è assegnato lo stesso budget dello scorso anno” quasi a voler rinfacciare al tifoso gli sforzi fatti.
Messina, più chiarezza e meno ambiguità
Perchè non esternare nulla sulla società, sui giocatori, sulla sua “anima” ancora una volta in costruzione non rende giustizia ad un piazza storica, che ama e sa amare i suoi beniamini, ma che è quasi “eticamente costretta” ad uno sciopero dallo stadio, dal luogo in cui si sostiene la propria fede, per esternare il proprio reale e grande dissenso al modo di “portare avanti la baracca”.
La sensazione generale è che non ci sia un’idea di progetto a lunga scadenza, che garantisca futuribilità alla società e che, in generale, si possa avere meno ambiguità sulle vicissitudini legate alle fortune giallorosse. Messina e i messinesi – almeno al momento – non chiedono la Serie A, chiedono solo certezze e weekend di passione sfrenata.

