Antonello Venditti cantava: “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Versi tanto abusati quanto adatti quando si parla di storie di calciomercato e di ritorni inattesi, magari un po’ romantici. Perfetti per descrivere il ritorno di Salvatore Sirigu a Palermo. Il portiere ha mosso in rosanero i suoi primi passi e si è messo sotto i riflettori del grande calcio. Ora torna con un carico di esperienza internazionale, che può tornare utile alla squadra di Alessio Dionisi. Proviamo così a ripercorrere la carriera di Salvatore Sirigu, per scoprire meglio chi è e cosa porta in dote a questo Palermo.
Chi è Salvatore Sirigu: dagli inizi in Sardegna all’esordio col Palermo
Chi è Salvatore Sirigu? Nato a Nuoro il 12 gennaio 1987, mosse i suoi primi passi da attaccante nelle squadre locali in cui iniziò a giocare. Per colpa dell’asma, però, quasi subito fu messo in porta, non uscendone più. Posada, Siniscola, Puri, Forti di Nuoro, anche un provino al Cagliari nei primi anni del 2000 senza successo: tutte esperienze formative per il giovane Sirigu. Il quale, nel 2002, ottenne la chiamata del Venezia, vedendo in lui del potenziale e decidendo di portarlo nel proprio settore giovanile.
Il 2002 fu però anche l’anno dell’acquisto del Palermo da parte di Maurizio Zamparini, che mantenne sempre un canale aperto con la squadra lagunare. Così, nel 2005 i rosanero presero questo giovane portiere sardo, già soprannominato Walterino, per una sua passione per Walter Zenga e una somiglianza nei movimenti con l’ex portiere dell’Inter. Inizialmente, tra il 2005 e il 2007, venne aggregato alla Primavera di Rosario Pergolizzi, che in quelle stagioni creò dei grattacapi anche i settori giovanili più blasonati. Basti pensare alle due semifinali Scudetto centrate, antipasto del futuro titolo del 2008-09.
Contemporaneamente, Sirigu venne scelto come terzo portiere della prima squadra, allora allenata da Francesco Guidolin. Fu il tecnico di Castelfranco Veneto a farlo esordire nel calcio professionistico. Dapprima l’8 novembre 2006 in Coppa Italia contro la Sampdoria, poi in Coppa Uefa due settimane dopo contro il Fenerbahce. Due trasferte complicate e perse dai rosanero, dove tuttavia il giovane estremo difensore non sfigurò.
Da qui la decisione dei siciliani di mandarlo a farsi le ossa in Serie C1 per crescere e maturare ulteriormente. Tra il 2007 e il 2009 giocò con Cremonese e Ancona, facendo intravedere ulteriormente il proprio talento. I risultati centrati con queste formazioni sono ottimi: una promozione sfiorata ai playoff coi grigiorossi, una salvezza con i marchigiani. La vera svolta giunse però nell’estate 2009, con l’arrivo a Palermo di Walter Zenga.
L’esordio in Serie A coi rosa e la definitiva consacrazione
Il destino di questa storia vuole che sia proprio il mito, il modello di una vita, a compiere l’azione decisiva e far svoltare la carriera del protagonista. La storia è nota: nel 2009, Walter Zenga decise di sostituire il titolare designato, Rubinho, col 22enne Salvatore Sirigu. Pur contro un avversario ostico come la Lazio, l’estremo difensore riesce a sfoderare una prestazione maiuscola. È l’avvio di un biennio maiuscolo, fatto di partite sugli scudi ma anche qualche giornata difficile da mandar giù. Difficile da dimenticare lo 0-7 patito da Sirigu e dal Palermo contro l’Udinese nel 2010-11.
I tifosi amano però ricordare quel periodo, probabilmente il più fulgido della storia del Palermo. Dalla lotta per il primo posto nel 2006-07 alla Champions League sfiorata nel 2009-10, sino alla finale di Coppa Italia contro l’Inter nel 2011. E Sirigu c’è sempre stato, a testimonianza di che squadra disponesse il capoluogo palermitano in quegli anni. Dopo 80 partite, 19 clean sheet e 119 gol incassati, il portiere sardo decise di accettare i soldi del PSG, trasferendosi a Parigi insieme a Javier Pastore nel 2011.
Tanti successi al PSG, buone le annate al Torino
Coi transalpini Salvatore Sirigu vinse di tutto in territorio nazionale: 4 campionati, 3 supercoppe, 3 Coppe di Lega e 2 Coppe di Francia. Affermazioni figlie di squadre stellari, che potevano fare conto di gente come Edinson Cavani, Zlatan Ibrahimovic, Thiago Silva e tanti altri. Mai arrivò però l’affermazione internazionale col club parigino, che fallì diverse campagne europee in Champions League.
Seguirono delle fugaci esperienze a Siviglia e Osasuna, prima dell’approdo al Torino. Ben 4 anni in granata, con anche il ritorno del Toro in Europa. Dopo, una stagione non brillantissima con il Genoa (comunque da titolare) e tanta panchina (e qualche infortunio) tra Napoli, Fiorentina e Nizza. Gli ultimi mesi, trascorsi in Turchia al Fatih Karagümrük, hanno restituito a Sirigu il campo e la titolarità, allontanando il pensiero del ritiro. Pensiero che è ancora di là da venire dopo aver accettato di chiudere un cerchio e provare a riportare il Palermo lì dove l’aveva lasciato nel 2011.
Chi è Salvatore Sirigu: l’esperienza in Nazionale
C’è anche un capitolo internazionale da aprire sulla carriera di Salvatore Sirigu, che ha difeso anche in diverse circostanze la porta dell’Italia, sia in Under 21 che nella selezione maggiore. Con gli azzurrini vinse nel 2009 una medaglia di bronzo agli Europei di Svezia, ma è con la Nazionale che si toglierà gli sfizi maggiori. Per essendo stato escluso dalla lista dei convocati per i Mondiali di Sudafrica 2010, proprio in quell’anno entrò nel giro dei convocati senza uscirne per un decennio.
Eterno secondo alle spalle dei due Gianluigi, Buffon e Donnarumma, è comunque riuscito a ritagliarsi il proprio spazio, scendendo in campo 28 volte (con 18 reti incassate e 16 clean sheet a referto). Ha partecipato con l’Italia ai Mondiali 2014, giocando nell’ultima gara vinta dagli azzurri in questa competizione (2-1 all’Inghilterra nel girone), e agli Europei 2012, 2016 e 2021. Oltre la vittoria nel torneo itinerante post-Covid, ha anche ottenuto un secondo posto nei campionati continentali disputati in Polonia e Ucraina ormai 12 anni fa, oltre ad un terzo posto nella Confederations Cup 2013.

