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Manchester City, Guardiola: “Palermo merita la Serie A, ma niente ansia”

Nel talk organizzato a margine di Palermo-Manchester City, anche Pep Guardiola ha raccontato come si vive da allenatore. Lui, vincitore di 12 campionati tra Barcellona, Bayern Monaco e, appunto, Manchester City, vive ancora il calcio come un gioco. Anche se la voglia di perfezionarsi sempre è presente in ogni momento della settimana.

Manchester City, Guardiola: “Meglio giocatore che allenatore, si pensa partita per partita”

Queste le parole di Guardiola, raccolte dai canali social del Palermo: “Credo che tra allenatore e giocatore, il ruolo più bello sia quello del giocatore. Non c’è paragone anche se sono stato da tecnico in tre club incredibili. Ma il sogno dei ragazzini è quello di giocare a pallone, non di allenare. Il ruolo del tecnico arriva dopo”.

Le pressioni che esistono a Palermo, Guardiola le ha provate anche da altre parti. “Sappiamo che qui la gente punta alla Serie A. Ma io sono stato in club in cui si volevano ottenere grandi risultati. Se pensi solo a vincere e all’ansia di vincere non dormi la notte. Dobbiamo pensare alla singola partita e provare a vincere quella. Non bisogna guardare troppo avanti: all’inizio tutto va bene, ma sai che ci saranno anche dei brutti momenti. Alla fine sai sempre c’è sempre un’altra partita”.

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Guardiola: “Criticare la squadra dopo la sconfitta non serve”

Il ruolo del mister in una squadra è delicato. Può provare a lavorare al massimo, ma i risultati non dipendono solo dalla sua opera: “Il calcio è un gioco. L’allenatore lo sa, conosce cosa può succedere, come giocano i suoi ragazzi e gli avversari. L’idea è quella di conoscere i tuoi ragazzi e provare ad adattarli alle idee che abbiamo. Però tutto si ferma lì, non puoi fare molto altro. L’adrenalina di quando centri il risultato ti porta a dire ‘wow, ho contribuito a fare questo’. Delle volte c’è un po’ di ego che viene fuori, ma da allenatore non ho mai fatto io gol ne l’ho impedito”.

Spesso si parla di solitudine del leader, ma Guardiola dice di non provarla quasi mai: “Non mi sono mai sentito da solo, soprattutto visto la gente che mi circonda come staff. So però che sei solo quando le cose vanno male. Ti senti che hai fallito. Ma durante la preparazione no, se hai un buon gruppo questo non accade”.

Approcciare ad una sconfitta è la cosa più difficile per una squadra: “Io in panchina non riesco a stare tranquillo. Quando c’è l’adrenalina in corpo vorresti fare altro. Invece saluti l’altro allenatore per rispetto. La cosa più complicata è andare in conferenza stampa e analizzare la partita. Penso che la cosa più importante sia pensare a cosa trasmettere alla squadra in cista della prossima partita. Non credo sia utile criticare la squadra per difendersi. Non credo sia un’attività positiva. Bisogna solo mettersi alle spalle il match, pensare a stare con la famiglia e analizzare tutto con calma”.

Aldo Sessa
Aldo Sessa
Aspirante giornalista, si occupa degli aggiornamenti sulle squadre di calcio siciliane professionistiche e non solo. Collabora con Sporticily dal 2022 e cura la trasmissione Pillole di Sessa sul calciomercato

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