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Gabriele Minì: “A Miami grande vittoria ma penso già alla prossima. La Formula 1…”

Gabriele Minì torna a parlare, quasi una settimana dopo la sua prima vittoria in Formula 2. Il trionfo nella Feature Race del GP di Miami è stata in un certo senso la chiusura di un cerchio. E il pilota nativo di Marineo la rivive ai microfoni di Autosprint: “È una bella sensazione, c’è voluto un po’ di tempo per arrivare fino a qui. È stata una gara molto caotica, sono successe molte cose ma alla fine ce l’abbiamo fatta. È un ottimo risultato ma bisogna già iniziare a prepararsi per la prossima”.

Gabriele Minì rivive la Feature Race di Miami

Tornando alla Feature Race di Miami, Gabriele Minì ha ammesso che non è stato facile tenere il ritmo. Il portacolori della MP Motorsport svela come ha gestito i continui cambi di scenario: “Ci sono stati molti momenti chiave nella gara. Uno di questi è stato il sorpasso su Leon prima della safety car, poi la lotta in curva 1 tra i primi due. Sono stati due momenti che hanno cambiato tutto. Specialmente nel primo stint il passo non era il migliore con tanta acqua, ho cercato solo di stare in pista e sopravvivere. Alla fine quando ho visto più velocità da parte degli altri con il surriscaldamento delle gomme ho potuto spingere. Non c’è un piano ben preciso, si va più che altro a istinto”.

“Le condizioni meteo contano tanto – prosegue il siciliano – . Abbiamo visto molti errori anche da piloti soli. Un ritiro, un errore o un bloccaggio è facile che capitino. È importante attaccare per avere più visibilità davanti e punti di riferimento, ma è altrettanto importante rimanere in pista. Più che gestire le gomme sul bagnato, è fondamentale gestire le temperature. Il circuito in questa gara continuava ad asciugarsi sempre di più. Bisognava cercare le pozzanghere e guidare anche un po’ sotto il limite, è stato complicato per tutti”.

La lotta per la vittoria

Gabriele Minì ha anche svelato stupore per quanto è avvenuto a Miami. Secondo lui, infatti, Dino Beganovic aveva tutte le carte in regola per vincere. Poi, però, la Feature Race è andata dalla sua parte: “All’inizio pensavo che sarebbe stato un po’ più facile per Beganovic perché aveva molto vantaggio di passo, poi hanno iniziato a lottare duramente e fare più fatica, perché avevano surriscaldato le gomme. Lì ho capito che avevo una bella opportunità, è stato tutto molto veloce. In un giro sono passato dal terzo al primo posto. Non ci ho pensato proprio alla vittoria, solo all’ultimo giro ho guardato gli specchietti curva per curva”.

“Sapevo che sarebbe stato complicato – prosegue Minì – perché c’era davvero poco grip ed era l’ultimo giro. Un attacco era molto probabile così come un errore. Solo all’uscita dell’ultima curva mi sono reso che avrei potuto vincere, prima ho corso senza pensieri e con grande istinto. In curva 1 c’era un po’ di spray prima della frenata e c’era un tabellone con la televisione. Io non vedevo più Dino dagli specchietti e ho guardato lo schermo per vedere se mi attaccava e capire cosa fare. Ero abbastanza teso ma alla fine sono riuscito a portarla a casa”.

Gabriele Minì e il sogno Formula 1

La vittoria di Miami rilancia dunque le ambizioni di Gabriele Minì. Il pilota fa parte del programma di sviluppo della Alpine. E in questo senso il sogno Formula 1 resta vivo: “Il lavoro con Alpine non ha cambiato il mio modo di leggere i dati, ma mi ha aiutato. Sono due guide un po’ diverse in F1 e F2, ma andare a simulatore e avere delle discussioni con gli ingegneri e i piloti stessi è molto di aiuto per arrivare in pista. Puoi sapere magari il grip che c’è alla griglia di partenza, le condizioni del tracciato e del vento, il consumo gomme. È un supporto molto utile, che viene dato al momento ma anche dietro le quinte. Gli sono molto grato per questa opportunità. Per chi ispira alla F1 è molto importante prendere più informazioni possibili e farsi conoscere. Quando si è in una Academy e si fa bene, è molto più probabile entrare in un team di F1 ufficiale”.

Gabriele Minì è stato protagonista anche in Formula E. La sua esperienza gli è servita anche per capire questa categoria. Queste le sue sensazioni: “L’approccio con la Formula E è molto diverso, cambia molto il modo di guidare nella stessa sessione. È come se si guidasse due macchine diverse. C’è molta meno aerodinamica e forza frenante. Il fatto di avere quattro ruote motrici non viene mai provata in F2, siamo sempre a trazione anteriore. È una sensazione molto diversa. Anche lì abbiamo avuto l’opportunità di essere in un team come Nissan che è campione del mondo e di stare con Oliver Rowland, che conoscevo perché è stato coach di Arvid Lindblad quando era in Prema e abbiamo fatto tutte le gare insieme. Anche lui mi dà delle dritte su come andare al meglio anche su quella”.

La resilienza di un pilota

Oggi si celebra Gabriele Minì per la sua vittoria nella Feature Race del GP Miami. Nella sua ancor breve carriera, però, il siciliano ha già affrontato diverse difficoltà. Lui stesso ha svelato come le ha affrontate e superate: “Ci sono stati tanti momenti difficili nella mia carriera. Quello più duro nel 2021 in Formula Regional, mi sembrava un tunnel senza via di uscita. Ho capito dopo tanto lavoro però che insieme al 2025 è stato uno degli anni più importanti. Abbiamo cominciato molto bene e siamo stati competitivi nelle prime sessioni dell’anno, poi c’è stata una caduta libera. Ho imparato tanto, ogni dettaglio contava per cercare di arrivare davanti. Mi rendo conto adesso, avendo cambiato ambiente, che è stato importante”.

Infine Gabriele Minì ha svelato qual è il suo modo di affrontare le corse. Il suo obiettivo finale è quello di approdare in Formula 1. L’ispirazione data da Andrea Kimi Antonelli e Leonardo Fornaroli non può non dargli una mano: “Non faccio nulla per stupire gli altri, voglio vincere per me stesso. So bene quanti sacrifici ho fatto per arrivare qui, con l’aiuto di tutti coloro che mi stanno accanto. Il sogno è la Formula 1. Il fatto che Antonelli e Fornaroli stiano facendo bene non può che farmi piacere. Può essere un motivo di stimolo per continuare a lottare e arrivare dove sono loro. Quando ero bambino è iniziato tutto per gioco, ma il sogno è sempre stato quello di correre con le leggende. Adesso sono vicino, manca l’ultimo gradino. Non vuol dire niente perché quest’anno è quello che mi darà o meno una possibilità, per cui devo dare il massimo, poi vedremo a fine anno”.

Francesco Cammuca
Francesco Cammuca
Uno dei fondatori di Sporticily, vive il giornalismo sportivo (e non solo) sul campo dal 2009. Dalle sue dita arrivano articoli approfonditi e a volte taglienti, la sua voce è una di quelle che raccontano le vicende delle squadre di cui la nostra realtà si vanta di essere Media Partner.

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