Un 2025 agrodolce per il Siracusa. Da un lato il tanto atteso ritorno tra i professionisti dopo il fallimento del 2019; dall’alto le difficoltà sul campo e non solo in Serie C. Una lunga rincorsa, partita dall’Eccellenza e chiusasi con un testa a testa con la Reggina ha regalato quest’anno la gioia più grande degli ultimi anni al tifo aretuseo. Ma dopo tanto splendore, qualcosa negli scorsi mesi si è incrinato. Soprattutto nel rapporto tra il patron Alessandro Ricci e la piazza, che adesso chiede a gran voce risposte. Tra il recente deferimento, la possibile penalizzazione per irregolarità amministrative e un calciomercato ancora piuttosto ricco interrogativi, gli azzurri nel 2026 dovranno resistere forte agli urti e tenere duro, se vogliono rimanere nel calcio che conta. Perché il rischio di tornare nell’abisso è concreto e per la salvezza ogni elemento conta.
La corsa promozione del Siracusa e la Serie C
Il ricordo più indelebile che il 2025 lascia ai tifosi del Siracusa è indubbiamente la promozione. Marco Turati, col suo cuore da capitano prima che da allenatore, con un gruppo dalla grande caparbietà ha centrato la sua missione, lottando fino all’ultimo con una squadra scafata come la Reggina. Un testa a testa deciso, di fatto, dallo scontro diretto di febbraio grazie alla doppietta di Joaquin Suhs e poi tenuto aperto fino all’ultima giornata a distanza. Gli azzurri non hanno mai mollato e hanno meritato la festa contro l’Igea Virtus.
Eppure, di quella squadra finita dell’albo d’oro, in pochi hanno fatto il salto di categoria col Siracusa, che si è presentato alla Serie C Girone C con un organico totalmente rinnovato. Non solo, ma anche con notevole ritardo rispetto ad altre squadre. Un elemento che ha pesato sui primi mesi di campionato, viste le dieci sconfitte nelle prime undici partite del torneo e l’eliminazione dalla Coppa Italia di categoria. Il 4-1 sul Casarano arrivato a fine ottobre, tuttavia, ha cambiato le prospettive. Da allora gli aretusei hanno cominciato a fare più punti: Latina, Picerno e Trapani sono finite nelle grinfie del Leone. E anche la difesa, tallone d’Achille dei siciliani, ha registrato dei miglioramenti. La squadra col tempo sembrava avere trovato la quadra e riscoperto le speranze salvezza.
Siracusa cooperativa del gol
Al di là delle rivoluzioni nella rosa del Siracusa, c’è un fattore che accomuna sia la squadra che ha conquistato il ritorno in Serie C che quella che sta lottando per restarci: l’indole offensiva e collettiva del gioco di Marco Turati. Nel 2024-25 gli aretusei hanno segnato con ben diciotto giocatori e in questa prima parte del 2025-26 il dato si attesta a tredici. Si può ben dire che gli azzurri siano una cooperativa del gol. Maggio, Russotto e Di Grazia sono finiti in copertina lo scorso anno, Contini e Ba più di recente. Non manca inoltre la voglia di lasciare emergere qualche giovane promessa per la categoria, come Di Paolo, da affiancare a veterani come Valente.
Con un gruppo così, alla fine al centro dei riflettori finisce mister Marco Turati. Il discepolo di Vincenzo Italiano, che oggi fa sognare il Bologna. Da lui, l’ex collaboratore tecnico ha ereditato idee tattiche e tenacia. In questi mesi è sempre andato avanti a testa alta e in silenzio, anche rischiando la panchina. L’allenatore, pian piano, sta confermando di avere le carte in regola per poter far bene nel calcio che conta. Siracusa ha uno spazio speciale nel suo cuore e riuscire a conquistare la salvezza al termine della stagione è certamente il primo della lista dei desideri per il 2026.
La salvezza passa dall’extra-campo
La tanto agognata salvezza del Siracusa – attualmente alla portata sulla carta – non passa tuttavia solo da situazioni di campo. Già dall’inizio della stagione non sono mancati i problemi. Il caso Walter Zenga, con la querelle finita a carte bollate, era solo un preambolo. In estate, infatti, alcuni problemi nella fideiussione hanno rallentato gli aretusei sul calciomercato, causando i ritardi già citati. Il ritiro è stato affrontato con diversi calciatori in prova e buona parte dei tesseramenti sono andati a buon fine a sessione quasi chiusa. Nonostante ciò, il lavoro del direttore sportivo Antonello Laneri non è stato perduto e pian piano sul campo i risultati si sono visti.
I problemi più grandi sembrano essersi presentati però nelle scorse ore. Entro lo scorso 16 dicembre il club aretuseo avrebbe dovuto ottemperare al pagamento degli stipendi e dei contributi, ma questioni non ben definite hanno portato il patron Alessandro Ricci a saldare solo in parte le spettanze oltre la scadenza. Una mancanza che ha portato al recente deferimento della società, che, verosimilmente, comporterà una penalizzazione tra i 2 e i 6 punti per la squadra di Marco Turati.
Gli appelli alla compattezza della dirigenza adesso lasciano il tempo che trovano. L’ambiente chiede chiarezza su progetti e ambizioni del Siracusa e merita delle risposte che possono arrivare soltanto dall’alto. Il patron Alessandro Ricci, dopo avere fatto tanto per riportare in Serie C al Siracusa e avere “blindato” in questi mesi squadra e allenatore, adesso è chiamato a fare di tutto per non far crollare la realtà aretusea, anche a costo di chiudere gli occhi e tappare le orecchie a fronte delle dure contestazioni subite nel corso della stagione. La palla è dunque ora nelle mani delle proprietà, per un 2026 che inizia in salita.

