La Serie C si appresta a vivere un cambiamento regolamentare che potrebbe modificare gli equilibri economi: diventa infatti obbligatoria la norma che regola il Salary Cap. Un tetto di spesa, piuttosto rigido, per provare a migliorare la gestione economica di un club. Un tentativo di importare un sistema già funzionante in altri campionati già provato in Italia e che sbarca in una categoria con tanti problemi sul fronte dei bilanci. Proviamo a vedere come funziona il Salary Cap in Serie C, norma a cui si dovranno conformare il Catania e le altre squadre dei tre gironi.
Serie C, diventa obbligatorio il Salary Cap: centrale il valore di produzione dei club
Il sistema del Salary Cap in Serie C era già stato introdotto in maniera volontaria nella scorsa stagione, nella previsione di diventare obbligatorio nel 2026-27. Questo prevede un tetto per ogni club che parteciperà a questa categoria. Ma sarà legato al cosiddetto valore di produzione. Questo viene determinato sulla base del fatturato che viene registrato a bilancio. Si tiene conto degli introiti che arrivano dai botteghini, ma anche dai diritti televisivi, dalle sponsorizzazioni, dalle plusvalenze e da eventuali ricapitalizzazioni o versamenti dei soci.
Le società di Serie C non potranno destinare agli emolumenti lordi complessivi dei propri giocatori una cifra che sia superiore al 50% del valore di produzione dell’anno precedente, in questo caso della stagione 2025-26. Dal 2026-27 si scenderà addirittura al 45%. In questa valutazione rientrano sia gli stipendi che bonus, diritti d’immagine e indennità di un certo tipo. Non si con mentre restano esclusi i premi collegati ai risultati sportivi (promozione, clean sheet, gol realizzati). Tale regolamento si applicherà anche ai club retrocessi dalla Serie B e alle neopromosse di Serie D. Per queste ultime si prende in considerazione un valore di produzione minimo convenzionale.
Il monitoraggio sarà costante e ci saranno delle verifiche ufficiali programmate nei mesi di novembre 2026 e marzo e maggio 2027. Per le società che non rispetteranno i parametri previsti dal nuovo Salary Cap, non sono previsti dei punti di penalizzazione in classifica. Queste riceveranno delle sanzioni di carattere pecuniario che va da 2.000 a 50.000 euro, con possibili aggravi legati al mancato rientro nello scostamento tra valore di produzione ed emolumenti. In quel caso la sanzione potrebbe ammontare alla stessa cifra di scostamento. Le somme derivanti dalle eventuali multe irrogate alle squadre saranno destinate alla valorizzazione dei vivai (ovvero la cosiddetta “Riforma Zola”).
Tetto agli stipendi dei giocatori: taglio drastico per certe squadre
Il Salary C della Serie C inciderà, naturalmente, anche sulle tasche dei giocatori. Ogni singolo tesserato, che sia esso un professionista o che abbia un contratto apprendistato (non inserito nella “lista settori giovanili”), non potrà percepire uno stipendio superiore ai 9.500 euro mensili. Tenendo conto di premi e bonus di cui abbiamo parlato sopra, si può salire al massimo a 13.500 euro, per un limite massimo annuo sarà di 123.000 euro lordi.
Questa è una notizia importante, che può essere utile non tanto per livellare le prestazioni sportive, ma portare una sorta di equilibrio economico dei club. Le big dovranno spalmare diversamente i contratti dei propri calciatori più “ricchi”, qualora vorranno attrarre dei nomi importanti. Allo stesso tempo dovranno fare anche i conti con indici di liquidità e altri parametri per fare un calciomercato che sia orientato alla stabilità.
Da capire però se queste iniziative portino reali benefici ai bilanci di club che hanno pochissimi introiti da questo campionato. La piaga dei fallimenti, delle mancate iscrizioni o dei ritiri a metà campionato hanno caratterizzato gli ultimi anni, e gli sportivi non sono più disposti a tollerare situazioni simili.

