Dario Mirri si racconta a cuore aperto. Il presidente del Palermo, intervistato da Eleonora Incardona per il format “Professione Presidente” di DAZN, ha parlato della sua avventura da tifoso e numero uno rosanero. Dalla rinascita in Serie D alla cessione al City Football Group, passando dalla gioia della promozione in Serie B attraverso i playoff. E lo sguardo sempre rivolto al futuro, con la voglia di diventare sempre più grandi.
Dario Mirri e l’amore per il Palermo
“Per me era un sogno aiutare il Palermo a crescere. Da bambino non riuscivo neanche a immaginarlo. È avvenuto tutto velocemente”, così Dario Mirri ha ricordato il momento in cui ha in prima persona guidato la rinascita del club rosanero. Un sogno che va avanti tuttora. “Per che me sono tifoso da sempre e lo sarò per sempre, è un’emozione quotidiana. È anche una grande soddisfazione, soprattutto in questo 125° anniversario la nostra storia è stata ancora più valorizzata e rispettata”.
La sua passione nasce da lontano ed è di famiglia. “È un orgoglio per tutti i palermitani entrare al Barbera, per me ancora di più. Zio Renzo mi ha insegnato i valori, cos’è il Palermo e cosa può essere il Palermo. Lui vedeva nel club qualcosa che rappresenta la città, anche io. È per questo che non posso pensare a uno stadio diverso da quello a lui intitolato. Io sono ancora abbonato in gradinata, da 56 anni. Ho il mio posto, anche se non ci vado più per motivi di ruolo. In tribuna sto in piedi. Magari in futuro ci tornerò. Mi manca avere accanto gli amici di sempre, ma soprattutto la spensieratezza. Adesso anche quando vinciamo penso sempre alla responsabilità che ho, ma sono contento di potere dare il mio contributo”.
Anche con la cessione delle quote al CFG, nulla è cambiato. “Durante la trattativa ho vissuto notti di sofferenza, di paura e di desiderio. Volevo fortemente che fossero loro a proseguire quello che avevo iniziato io. Con Ferran Soriano, fin dai primi incontri, abbiamo condiviso i valori, come l’identità territoriale. Lui è di Barcellona e la conosce bene. È stato semplice ragionare con loro. Oggi resto convinto che il futuro del Palermo sia nel CFG, penso che chi venda lo faccia per crescere”.
I ricordi del presidente
In soli sei anni, Dario Mirri ha collezionato tanti ricordi. “Le promozioni sono esperienze uniche. Quella dalla Serie D alla C è arrivata in un anno travagliato. Eravamo appena nati ma lo stadio si riempiva, c’era grande entusiasmo. A metà anno però hanno interrotto la stagione per il Covid. Abbiamo avuto gioie e sofferenze. Alla fine siamo riusciti a tornare tra i professionisti. Al secondo anno in Serie C poi è arrivata la promozione, con la città che ci ha trascinato. Non so quale sia stata più bella. La prima era dovuta, la seconda quasi un miracolo”.
Uno dei momenti di maggiore soddisfazione più recente invece è stata l’amichevole con il Manchester City. “La partita col Manchester City è stata la rappresentazione di questo percorso. Abbiamo iniziato dal San Tommaso sei anni fa e la scorsa estate abbiamo accolto una squadra di così grande prestigio, che come noi fa parte del CFG. È stata una festa per la città, che ha preso consapevolezza di quello che siamo e di quello che saremo. Io però seguo solo il Palermo, nessun’altra squadra. Mi hanno chiesto chi preferisco tra Brunori e Haaland, ho risposto il primo. Io sono troppo imparziale”.
Il rapporto con la squadra
A proposito di campo, Dario Mirri ha parlato del suo rapporto coi giocatori. “Per me sono come figli, li sostengo sempre e comunque. Con Brunori c’è un rapporto personale molto forte, siamo insieme da quattro anni e abbiamo vissuto anche i viaggi in nave di notte. Quando succede questo, si creano relazioni importanti. I suoi numeri sono oggettivi. È chiaro che adesso si trova in un momento particolare della sua vita e carriera. È importante che continui a sentirsi capitano, a prescindere dai minuti in campo. Anche da non giocatore, dà un contributo fondamentale per gli altri. Lui vuole vivere a Palermo e ha deciso di far crescere sua figlia qui. C’è poco da aggiungere”.
E sul bomber del Palermo. “Pohjanpalo è fortissimo, sta dimostrando quello che ci aspettavamo. A Palermo ha trovato una città accogliente ed è felice. La moglie è straordinaria, gli è di grande supporto nel fargli amare Palermo. È importante che capisca quanto bene i tifosi gli vogliono i tifosi e quanto può darne loro”.
Il presidente rosanero non poteva esimersi poi dall’elogiare Filippo Inzaghi. “Ha un entusiasmo contagioso e una determinazione straordinaria. Questo non deve essere mortificato dai risultati, il mister va sostenuto. È venuto per rimanere, lo dice continuamente. È convinto del progetto e la società ha grande fiducia abbiamo in lui. Ha solo bisogno di tempo per dimostrare quello che sa fare. L’allenatore incide molto ma di più la fiducia che l’ambiente riesce a dargli. Quello che in passato non abbiamo saputo fare è gestire la sconfitta, facciamo fatica a governarla. Quando ci riusciremo, sarà una vittoria. Questo passa da tutti noi”.
I prossimi passi del futuro del Palermo
Dopo i risultati ottenuti negli scorsi anni, ai rosanero non resta che incrociare le dita per un’altra promozione, che strizzerebbe anche l’occhio al CFG. “Quando il Palermo sarà in Serie A, sarà possibile creare delle sinergie concrete, dal punto di vista tecnico. Le norme ad esempio per la Serie B non consentono la presenza di giocatori extracomunitari. Mettendoci al livello, saranno possibili sviluppi diversi. Dal punto di vista del business e commerciale, l’integrazione è già forte. In questi tre anni la crescita è stata straordinaria. I tifosi sono milioni e si rappresentano bene”, ha sottolineato Dario Mirri.
E sugli obiettivi personali: “Il mio sogno è vedere felici i palermitani, anche se penso che dovrebbero esserlo già, pensando al passato. Avevamo perso l’orizzonte, mentre adesso è chiarissimo. Abbiamo una società con una solidità che in pochi hanno in Italia e una visione straordinaria. Da tifoso, voglio vincere. La Coppa Italia, in particolare. Di promozioni ne abbiamo conquistate e anche la qualificazione alle Coppe europeo, ma il grande rammarico sono le tre finali perse. Mi piacerebbe mettere questo trofeo al museo”.
“Da presidente – ha concluso – ho fatto tutto quello che desideravo, spero di avere la salute e le energie per continuare un percorso che conduca il Palermo dove i tifosi meritano. Mi piacerebbe fare qualche trasferta in più per incontrare i tifosi che non vivono in città”.

