Il Palermo pone fine in maniera mesta alla sua stagione. Si potrebbe parlare senza alcun problema di un epilogo avvenuto sulla stessa falsariga dell’intera stagione, fatta eccezione per qualche lampo avvenuto nelle prime settimane dell’annata e in qualche caso sporadico durante il campionato di Serie B. Alla fine dei conti, però, i rosanero hanno raccolto quel che hanno seminato. Sarebbe stato forse eccessivo sperare in un ribaltone ai danni del Venezia, non tanto rispetto al doppio confronto dei playoff quanto ai 14 punti di distacco rimediati in regular season. In casa Palermo, però, a far storcere il naso sono le parole spese da Matteo Brunori alla fine dell’ultima gara stagionale.
Il capitano, che tale è diventato all’inizio della scorsa stagione, non è di certo uscito di scena come i tifosi rosanero si aspettavano. Quei tifosi che lui ha lodato e ringraziato ai microfoni dei media ufficiali del club. “Hanno sempre dimostrato un affetto enorme nei nostri confronti, anche quando le cose non sono andate durante la stagione, sono solo da elogiare“. Così ha parlato il cannoniere italo-brasiliano dalla zona mista del “Penzo”. E fino a qui tutto bene, se non fosse per le dichiarazioni rilasciate ai microfoni di Sky Sport. Qui il tenore delle dichiarazioni di Brunori cambia: “Giocare a Palermo non è semplice, ci sono pressioni che ti responsabilizzano, a volte ti fa sentire veramente calciatore, ma in un attimo ti distrugge“.
Palermo, Brunori e le pressioni
Emerge, dalle dichiarazioni di Matteo Brunori, una sensazione di denuncia dal sapore di addio a Palermo e al Palermo. Come se l’attaccante, che in rosanero è riuscito finalmente a sfondare e ai rosanero ha regalato una promozione dalla Serie C alla B, fosse improvvisamente stanco. Stanco di trascinare, stanco di essere il capopopolo (e a volte il principale indiziato), stanco di giocare in un ambiente che dà e allo stesso tempo pretende. È come se il numero 9 si fosse reso conto solo a “babbo morto” di quanto sia “pesante” rappresentare questa città e indossare questa maglia.
Va detto che, già prima di queste dichiarazioni, qualcuno aveva malignato sulla sua uscita dal campo anticipata. E ancora adesso sui social si fanno confronti con Fabrizio Miccoli e il celebre rigore calciato contro la Sampdoria con un ginocchio sbriciolato. Al di là di certi riferimenti, non si può porre l’accento sui 62 minuti precedenti al problema fisico, all'”adduttore gonfio” e all’uscita dal campo del Penzo. Un Brunori che ha fatto tutto, meno che dare una mano al Palermo. Come se la sua voglia di spaccare il mondo non fosse compatibile con la “missione rimonta”. Un capitano che è stato tale durante il sorteggio “palla o campo” del prepartita e poco altro. L’occasione di parlare a nome della squadra, di assumersi le responsabilità per un’annata da dimenticare c’era. Matteo aveva da segnare un gol a porta vuota, ma ha mandato la palla in curva.
Aria di congedo?
Proprio quella curva che non ha mai abbandonato la squadra nel momento del bisogno. E quando lo ha fatto, ovvero nei primi 15 minuti e prima del 90′ contro l’Ascoli, ha espresso in maniera pressochè civile ma soprattutto piena d’amore il proprio disappunto per qualche non stava andando per niente bene. È proprio nei confronti di questa curva, delle migliaia di spettatori che hanno affollato i settori ospiti di tutti gli stadi della Serie B per tifare Palermo, che Matteo Brunori avrebbe dovuto avere un modo diverso di congedarsi da questa stagione. O chissà, proprio dal Palermo stesso.
Le possibilità di andare via da Palermo non sono mancate a Brunori. Durante la scorsa estate ci aveva provato con forza il Genoa, prima di fiondarsi su un altro oriundo, un Matteo con una “T” in meno che tra pochi giorni volerà a Euro 2024 con l’Italia. Prima del Grifone ci avevano provato gli arabi, ma gli altri arabi – quelli del City Football Group – hanno detto no. In queste ultime settimane non si sono fatte attendere le parole del team che segue l’attaccante italo-brasiliano fuori dal campo. Frasi come “merita la Serie A” et similia, lette adesso, hanno un altro sapore. Un sapore amaro, un sapore di addio. Non tra gli applausi, ma tra i mugugni.

