Il Palermo si appresta a quella che potrebbe essere considerata una rivoluzione più o meno profonda in sede di calciomercato. Mentre si attendono novità sugli arrivi a centrocampo e possibili sviluppi sull’acquisto di Zito Luvumbo, i rosanero devono fare i conti anche con le cessioni. Infatti, il gruppo rosanero è al momento infarcito di giocatori che non rientrano nei pensieri di Pippo Inzaghi ma che hanno contratti lunghi ancora un anno, se non di più. Alla base di questa questione ce n’è una più profonda, legata alla politica dei contratti fatti dal Palermo nei primi anni di gestione City Group. Una politica che non sempre ha dato i frutti sperati.
Palermo, la situazione contrattuale degli esuberi: qualcuno può tornare utile?
Salutati già Francesco Bardi, Dario Saric e Federico Di Francesco (già riscattati dalle rispettive squadre) ma anche Alfred Gomis e Bartosz Bereszyński (a fine contratto), il Palermo ha ancora tanto da fare sul calciomercato in uscita. Non mancano infatti i giocatori da cedere, molti dei quali sono appena rientrati da un prestito. E, oggi come oggi, possono essere considerati degli esuberi.
Tra quelli in scadenza fra un anno ci sono Matteo Brunori e Alessio Buttaro, in campo il giorno della promozione dalla Serie C alla B ma che oggi (per motivi differenti) non sembrano più utili alla causa rosanero. C’è poi una pletora di giocatori a scadenza 2028, che va dal gruppo dei portieri capitanato da Sebastiano Desplanches, insieme a Francesco Cutrona e Manfredi Nespola, passando per i ben più “blasonati” Dimitrios Nikolaou, Kristoffer Lund e Salim Diakitè. Senza dimenticare l’oggetto misterioso Stredair Appuah, che insieme a Joel Pohjanpalo (un nome mica da ridere) e Dennis Johnsen ha il contratto più lungo della rosa siciliana, sino al 2029.
Certo, qualcuno potrebbe partire in ritiro con Inzaghi, come potrebbe accadere per Desplanches e Lund. Ma tutti gli altri sembrano destinati a un futuro lontano da Palermo, con il rischio che i rosanero debbano accollarsi ancora una volta il costo dei loro ingaggi. E qui si arriva, forse, al fulcro del problema.
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Contratti lunghi, un’arma a doppio taglio
Carlo Osti, nelle ultime sessioni di calciomercato, ha fatto i salti mortali per mettere le toppe ad alcune topiche dei suoi predecessori a Palermo. Non tanto (e non solo) per il valore dei giocatori, che magari prima di arrivare in Sicilia erano reduci da stagioni importanti e poi, per un motivo o un altro, non hanno reso come ci si attendeva. Ma anche perché a questi sono stati proposti contratti lunghi e “pesanti” sul piano economico. Difficili poi da gestire quando il calciatore non raggiunge gli standard richiesti.
Non a caso, spesso il Palermo ha ceduto o prestato in questi anni dei calciatori, accollandosi buona parte del lauto ingaggio che questi incassavano in Sicilia. Rischio che si potrebbe riproporre anche quest’anno con molti degli esuberi ancora in rosa. Una lezione che i siciliani sembrano comunque aver imparato. Al netto dell’affare Johnsen (che solo il tempo dirà se sarà giusto o sbagliato), i prossimi acquisti del Palermo dovrebbero avere degli accordi biennali, con al massimo dei meccanismi di rinnovo legati ai risultati. Non accordi di 4-5 anni, in certi casi totalmente fuori mercato.
Nel frattempo, però, Osti dovrà proseguire con un’attenta politica di cessione per alleggerire il monte ingaggi di stipendi non più utili alla causa. Magari fornendo risorse per il mercato in entrata e creare un gruppo davvero di livello, per tentare l’assalto decisivo alla Serie A.

