Fabrizio Mannino punta il Messina con grande forza e convinzione. L’armatore originario della Sicilia ne ha parlato in una lunga intervista per la Gazzetta del Sud. Da parte sua ci sono pochi dubbi in merito alla bontà della proposta fatta al sindaco Basile: “Sono convinto di aver presentato al sindaco un’offerta molto concreta e consistente sul piano economico, unitamente a tutte le garanzie sul piano morale e della solidità patrimoniale. Nella valutazione ci siamo spinti anche oltre sul piano del valore, non voglio ancora rivelare la cifra, ma posso certamente affermare che abbiamo molto valutato il potenziale futuro. Quando si acquista un club non credo sia giusto parlare di sacrificio, non si può gestire una società di calcio pensando sia un sacrificio quando entra in gioco la passione”.
Messina, Mannino non ha dubbi
Nel corso dell’intervista Mannino ha fatto capire di aver seguito alla lettera le indicazioni date da Pietro Sciotto. L’interlocuzione con il sindaco Federico Basile è divenuta l’unico modo per avvicinarsi al club della città dello Stretto. “È stato il presidente Sciotto – dichiara Mannino – a individuare nel sindaco la figura a cui rivolgersi, mi è sembrato corretto muovermi rispettando le indicazioni. Al sindaco non ho fatto richieste, se non di poter disporre a lungo termine degli impianti necessari per poter sviluppare la società. Ho dato totale disponibilità a collaborare e manifesto il mio interesse a investire in città ove ve ne fossero le condizioni. Ho presentato un progetto di sviluppo economico sul territorio cittadino. Mi corre l’obbligo di ringraziarlo per l’accoglienza che mi ha riservato”.
Il modello da seguire
Mannino fa capire che il Messina deve ripartire dal grande lavoro fatto da Sciotto. Un lavoro che ora deve proiettare, con una nuova proprietà, verso il calcio che conta: “Il presidente Sciotto in questi anni ha fatto con passione e generosità quello che ha potuto e tutti dobbiamo a lui se oggi il Messina è nel professionismo. Possiamo certamente affermare che ha colto gli obiettivi che si era posto. Adesso che ha deciso di passare la mano, credo si debba pensare a una fase due per l’Acr Messina, che non potrà prescindere dal disporre a lungo termine degli impianti sportivi necessari, sul modello delle migliori società europee. In questo senso nell’offerta presentata al sindaco abbiamo inserito precise indicazioni. Siamo fiduciosi che le istituzioni locali possano trovare le giuste condizioni per lo sviluppo dell’Acr Messina. Ho già lavorato con i miei più stretti collaboratori sul piano industriale con un preciso modello di sviluppo economico e sportivo per il club, di medio e lungo periodo. Abbiamo individuato una sede adegnata a Messina e stiamo già lavorando all’organigramma, per me avere una società organizzata è elemento imprescindibile”.
Mannino in curva per Messina – Gelbison
Mannino ha confermato durante l’intervista di essere stato in curva durante la gara tra Messina e Gelbison. Il tutto con l’inevitabile apporto emotivo al momento del gol di Ragusa: “Confermo e aggiungo che ho visto in televisione tutte le partite del Messina, pur se sono spesso in viaggio per lavoro. Ero in curva nel giorno più importante per la squadra, quello del match playout con la Gelbison. Sono una persona che non ama mettersi inutilmente in mostra, c’era da soffrire e il mio posto quel giorno mi sembrava nella curva in mezzo ai cori e le bandiere. Ho saltato, cantato ed esultato, non nascondo anche una certa commozione al gol. I tifosi sono una parte importante del sistema calcio, in curva ho visto una grande tifoseria che può sostenere categorie superiori. Credo che vivere la partita in curva sia stato l’elemento che mi ha definitivamente convinto ad avanzare un’offerta molto seria”.
Tornando ad aspetti più strettamente legati alla trattativa, Mannino ha ribadito la necessità di mantenere contatti solidi con l’imprenditoria locale. Anche perchè non c’è solo il calcio nel suo mirino. Almeno queste sono le intenzioni svelate: “Conosco e stimo Pietro Franza e la sua famiglia, ma ho avuto tanti incontri con imprenditori e professionisti perchè per me era fondamentale comprendere in quale contesto avrei investito. Ho colto grande disponibilità a sostenere un progetto seruo e strutturato per quanto riguarda il calcio. Da imprenditore con diversi interessi mi sono convinto ci sia spazio e potenziale a Messina per poter investire in alcuni settori molto interessanti per un gruppo come il mio. Mi piacerebbe farlo insieme all’imprenditoria locale e in accordo con le istituzioni, non voglio essere invadente”.
La storia di Fabrizio Mannino
Ma chi è Fabrizio Mannino? L’armatore ha svelato quali sono le sue attività imprenditoriali. Una storia di lavoro e sacrifici, oltre che di viaggi internazionali: “Sono un imprenditore nel campo armatoriale, investimenti anche in piattaforme di petrolio e un fondo – Gavit Investments LTD di Hong Kong – con partecipazioni in diverse società italiane per circa 140 milioni di dollari. Un patrimonio immobiliare tra Dubai, la Svizzera e Montecarlo. Ciò che possiedo è il frutto del mio duro lavoro, quello che credo conti non è il patrimonio, anche se è innegabile che nel calcio sono necessarie risoerse, con il patrimonio non si costruiscono storie di successo. Per farlo ci vuole moltissimo lavoro, un po’ di intuito e grande serietà nelle cose che si fanno. Lo stesso vale per il calcio. La fiducia dei messinesi toccherà a me guadagnarla con le azioni concrete che sarò in grado di porre in essere”.
C’è già stato il calcio nella vita dell’armatore. La sua precedente esperienza in Georgia, come presidente del Torpedo Kutaisi, è durata due anni . Mannino spiega com’è andata: “Una bella esperienza di due anni nella prima serie del campionato georgiano, nonostante il periodo della pandemia con tutte le difficoltà che tutti abbiamo conosciuto. I tifosi mi hanno sempre apprezzato e sostenuto per tutti i sacrifici che ho fatto, quando sono uscito ero esausto. Ho ceduto a un imprenditore importante, mi rimpiangono ma il mio futuro calcistico sarà da altre parti. Spero nella mia terra di origine. Lo devo ai miei genitori che non ci sono più”.

