I ricordi felici scaldano il cuore, soprattutto nello sconforto, ma sono anche fonte di riflessione. È a questi che inevitabilmente si appigliano i tifosi del Palermo nelle ore in cui si arrovellano i rumors sul possibile esonero di Alessio Dionisi: tra i nomi dell’eventuale nuovo allenatore, infatti, si è fatto anche quello di Beppe Iachini. Un nome che richiama a quel passato glorioso fatto di vittorie epiche e, soprattutto, che ha il sapore di Serie A. È l’allenatore che ha condotto per ultimo i siciliani alla promozione in massima categoria, nella cavalcata del 2014. I rosanero conclusero il campionato di Serie B in vetta alla classifica con 86 punti e con tanti record infranti. Eppure, se si guarda al valore economico di quella rosa, si scopre che era minore rispetto a quella della stagione in corso. Un dato che lascia l’amaro in bocca, considerando quante poche soddisfazioni ci si è tolti negli ultimi mesi.
Beppe Iachini a Palermo: l’anno dei record
Il rapporto tra Palermo e Beppe Iachini ha origini lontane. Un marchigiano amante della Sicilia e non per caso. Il legame è nato, infatti, a metà degli anni Novanta, quando allora calciatore arrivò come elemento d’esperienza in una nidiata di giovani. Era il cosiddetto periodo dei picciotti. Non immaginava che qualche anno dopo avrebbe scritto la storia del club, ma da allenatore. Nella stagione 2013-14 il rapporto si è rinsaldato con il ritorno da tecnico. Subentrato a Gennaro Gattuso, l’uomo col cappello (una sorta di elemento di culto per i tifosi di quegli anni) ha rimesso in strada una squadra che veleggiava a metà classifica, riportandola in corsa per la Serie A. E che corsa…
I rosanero chiusero l’annata con 86 punti (record per la Serie B a 22 squadre), con un distacco di 14 punti sull’Empoli secondo. Inoltre, incanalarono una serie di 8 vittorie esterne consecutive (13 in totale). Anche questo dato mai più eguagliato da squadre della cadetteria. Infine, i gol subiti: la squadra di Beppe Iachini incassò pochissime reti, appena 28. Un primato che sarebbe stato replicato soltanto dal Carpi, l’anno successivo. In generale, quella è stata una delle squadre più iconiche della storia del campionato, almeno quella recente. Eppure, come anticipato, la rosa di quel Palermo del 2013-14, fu costruita al risparmio.
La rosa del Palermo 2013-14: tante scommesse vinte
Maurizio Zamparini, dopo essersi fatto sfuggire la Serie A, aveva poche intenzioni di mettere mani al portafoglio. Inizialmente, così, puntò su una scommessa per la panchina: Gennaro Gattuso. Un esperimento che non avrebbe funzionato. Al contrario di altri, sul campo. Durare il calciomercato estivo, infatti, il patron rosanero pensò più a cedere che a comprare. Gli esborsi degli anni precedenti avevano pesato non poco sui bilanci della squadra, tanto che furono tanti i sacrifici. In pochi mesi, il valore della rosa del Palermo scese da 80 milioni a 49,3 milioni. Fu addio per giocatori di esperienza come Emiliano Viviano, Josip Ilicic e Fabrizio Miccoli, quest’ultimo anche per le note vicende extra campo.
Gli investimenti, invece, furono fatti su scommesse o esuberi di altre squadre. Il riferimento è a calciatori come Andrea Belotti e Valerio Verre, che erano alla prima esperienza in Serie B. Ma non solo. Il reparto avanzato fu completamente affidato a Paulo Dybala e Franco Vazquez, a caccia di spazio dopo un’annata in cui avevano solo dimostrato sprazzi della loro classe. I giocatori che avevano già calcato i campi della Serie B erano, tra gli altri, Francesco Bolzoni, Fabio Daprelà, Claudio Terzi e Davide Di Gennaro. Indubbiamente motivati nella causa, ma di certo non arrivati per cifre esose. L’unico colpo di impatto, almeno dal punto di vista economico, fu Kyle Lafferty, eclettica punta nord-irlandese con un passato da giramondo europeo, voluto allora da Gennaro Gattuso.
Questa era la rosa che Beppe Iachini si ritrovò di fronte al suo arrivo a Palermo. I tasselli aggiunti nel mercato invernale seguirono poi la linea dettata in estate. Arrivarono un prospetto come Achraf Laazar e due innesti d’esperienza come Roberto Vitiello ed Enzo Maresca. Tutti colpi low cost ma estremamente funzionali al 3-5-1-1 disegnato dall’allenatore e risultato estremamente efficace alla fine. Insomma, quella squadra al risparmio riuscì a trovare la via giusta per convincere il pubblico, avere la meglio sugli avversari e addirittura stravincere il campionato di Serie B. Lo dimostra anche il fatto che quella rosa non fu rivoluzionata una volta in Serie A, ma il suo valore quasi raddoppiò. L’anno seguente era di circa 84 milioni. Soltanto la quotazione di Paulo Dybala passò da 5 a 25 milioni in pochi mesi.
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Il Palermo di Dionisi più caro di quello di Iachini
Se Beppe Iachini col suo Palermo riuscì in quell’impresa, non si può sicuramente dire lo stesso di quello messo a disposizione di Alessio Dionisi dal City Group – prima con Morgan De Sanctis e poi con Carlo Osti – quest’anno. Eppure, dati alla mano, le condizioni c’erano tutte. Se la rosa 2013-14 aveva un valore complessivo (escludendo esuberi e cessioni a inizio anno) di 49,3 milioni, quello attuale vale 53,6 milioni. Una cifra aumentata anche in considerazione dei grandi investimenti per la categoria che a gennaio hanno portato in Sicilia Joel Pohjanpalo e Giangiacomo Magnani. E se questi ultimi hanno quantomeno dato qualche soddisfazione, meno è accaduto per Dimitrios Nikolaou, Jeremy Le Douaron, Stredair Appuah e altri altrettanto cari. Nulla finora è stato sufficiente a riportare in alto i rosanero.
Nel 2013-14 un dirigente sportivo esperto come Giorgio Perinetti e il tecnico Beppe Iachini massimizzarono le (poche) risorse messe a disposizione da Maurizio Zamparini e centrarono il bersaglio grosso con un Palermo su cui non tanti scommettevano. Il lavoro dell’allenatore, in sincronia con quello della dirigenza, permise ai tanti giovani presenti in quella rosa di mettersi in mostra e crescere anche dal punto di vista del valore economico. Un aspetto che in questi anni di gestione del City Group è sempre mancato, a discapito dei grandi investimenti e della costruzione del centro sportivo di Torretta. Chissà allora se un’annata dei record come quella 2013-14 potrà mai essere replicata.

