Torna a far parlare di sé il tecnico Ezio Capuano, ex allenatore del Trapani nella stagione 2024-25. Un’esperienza che ha lasciato segni profondi nell’animo dell’allenatore, che a distanza di mesi non ha ancora digerito quanto accaduto. Dopo un arrivo in pompa magna e una squadra ricostruita sulle sue indicazioni, i granata lo esonerarono prima di aprire una battaglia legale col mister. Alla base c’erano accuse di “grave e constatata inadempienza contrattuale” e di problemi all’interno dello spogliatoio. Qualcosa che si è trascinato sino a quando Capuano è approdato al Giugliano, quando il collegio arbitrale ha rigettato il ricorso del Trapani.
Capuano: “Per me il calcio è passione, dopo Trapani pensavo di smettere”
Parlando in una lunga video intervista al quotidiano Il Mattino, Capuano è tornato a quei momenti e all’esperienza di Trapani. Un’esperienza che gli avrebbe quasi tolto il gusto di allenare: “Il calcio per me è passione, trasporto, emozione, commozione, sacrificio. Non è un lavoro come tanti, trent’anni fa dissi che è una vocazione, è come fare il prete. Serve un entusiasmo notevole da trasmettere ad una squadra e al pubblico dove hai l’onore di allenare. Se ti viene a mancare tutto questo devi smettere, ma sarò io a decidere. Non come qualcuno che ha provato a farmi smettere”.
E poi la stoccata: “Non auguro a nessun mio collega quello che mi è capitato nel recentissimo passato. Avevo deciso di mettermi da parte perché avevo schifato questo mondo. Però poi ho pensato che l’avrei data vinta a quattro mocciosi, quattro vigliacchi che non c’entrano nulla col calcio. Lo giocano ma sono prestati a questo mondo. Quello che ho subito io è qualcosa di vergognoso”.
Capuano oggi ha ritrovato il sorriso: “Arrivato a Giugliano è tornata la voglia del bambino. Qui c’è uno spogliatoio di uomini prima che di calciatori. Con questa voglia posso lavorare per tantissimi anni, mi sento all’inizio e non al crepuscolo della vita. Posso trasmettere idee ed entusiasmo, posso far felice la gente che vive in base al risultato della propria squadra”.
LEGGI ANCHE -> Trapani, rendimento da capolista: sogno Serie B possibile nonostante la penalizzazione
Capuano: “Aspetto mediatico? Ha coperto le mie qualità. Ad Arezzo…”
Negli altri passaggi dell’intervista, Capuano prova a spiegare cosa è il calcio di oggi. E di cosa serve per mantenere i bilanci in attivo: “Il calcio è un’azienda, con costi e ricavi. Se ci sono solo costi e se non sei una persona ricchissima, alla fine chiudi. I ricavi arrivano quindi dalla plusvalenza e dalla costruzione di un calciatore che riesce a migliorare del tempo. Nessuno in questa serie ha creato plusvalenze come le squadre di Capuano”.
Nonostante questi meriti, secondo il tecnico la valutazione sulla sua carriera è passata in secondo piano rispetto l’aspetto mediatico: “Non ho social e fino a poco tempo fa non avevo neanche WhatsApp. Tecnologicamente sono zero. Ma questo aspetto, per cui sono venuto fuori per qualche esternazione e qualche cazzata di tanti anni fa, sicuramente non ha messo in evidenza il valore intrinseco delle qualità da allenatore. Sono contento di quanto fatto, voglio aumentare il mio bagaglio”.
Il caso più famoso riguardo Capuano fu una sfuriata che girò su tutti i social: “Ad Arezzo stimolai la squadra in maniera forte, come mio costume. Perdemmo in amichevole il giovedì contro una squadra di Promozione e un ragazzo pensò bene di registrare e quell’audio divenne virale. Naturalmente io chiesi chi era stato, non mi fu detto e andai sino in fondo. Alla fine lo scoprì, fu una pagina brutta: chi porta fuori ciò che capita nello spogliatoio è un vigliacco”.

