Maurizio Pellegrino entra nella lista dei candidati del Messina per sostituire Domenico Roma nel ruolo di direttore sportivo. L’ex dirigente di Catania e Reggina è l’ultimo di una serie di nomi usciti in questi giorni, che vanno da Agatino Chiavaro a Umberto Calaiò. Pellegrino, intercettato dalla Gazzetta del Sud, ha definito semplici voci quelle di un interessamento dei peloritani verso sé, ma non ha certo nascosto un certo interesse per la piazza.
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Pellegrino: “Con Modica si possono fare grandi cose a Messina”
L’arrivo di Maurizio Pellegrino a Messina in qualità di direttore sportivo potrebbe essere promosso da Saverio Provenzano, possibile braccio destro del patron Pietro Sciotto nella prossima stagione. Ma in questo frangente qualsiasi annuncio è lontano da venire: “È un onore essere accostato al Messina però al momento sono solo voci. Conosco Saverio Provenzano ma al momento non ho riscontri concreti. Mi auguro che possano pensare a me, credo si possa fare un ottimo lavoro con Giacomo Modica. Si potrebbe creare un’identità ben precisa grazie ad un tecnico che conosce l’ambiente, che farebbe crescere ulteriormente la passione della gente”.
Pellegrino è reduce da un’esperienza sportiva probante, quella con La Fenice Amaranto, ovvero la società che ha fatto rinascere la Reggina. Una stagione sulle montagne russe, che comunque il dirigente nato a Siracusa non esita a definire ottima: “A Reggio Calabria siamo partiti in una situazione complicata, non c’era nemmeno la denominazione della Reggina. Avevamo due mesi di ritardo rispetto alle altre squadre e abbiamo costruito un organico in pochi giorni, seguendo le restrittive regole degli under della Serie D. Nonostante questo abbiamo centrato la finale playoff con il Siracusa e lanciato dei ragazzi di buona prospettiva. Secondo me è stata un’annata straordinaria, tanto che c’è già una base per ripartire il prossimo anno e provare a vincere”.
La cura messa nella costruzione della Reggina lo scorso anno potrebbe tornare utile anche in Serie C. Pellegrino ribadisce il concetto che il terzo livello calcistico italiano è tutt’altro che una passeggiata: “La Serie C è un campionato difficile e insidioso, particolare ma bello, che può regalare sorprese. Basti pensare alla Juve Stabia, che ha conquistato la promozione contro formazioni che hanno speso 10 volte di più, ma male”, conclude.

