“Sulu cu nasci n’mezzu u sale canusci l’amaru” (Solo chi nasce in mezzo al sale conosce l’amaro). Questa scritta, per anni, è stata un simbolo. Un vero e proprio inno presente in un murales, all’inizio della città. Ed oggi, torna in mente nella pagina più nera della giovane vita della Trapani Shark. Oggi è andata in onda la “vergognosa partita farsa”.
Non c’è gara, per ovvi motivi. Sul neutro di Sofia, per il play-in di andata di Basketball Champions League, Hapoel Netanel Holon – Trapani Shark. Solo 5 i granata presenti: Alessandro Cappelletti, Francesco Martinelli, Luigi Patti, Riccardo Rossato e Fabrizio Pugliatti.
Una pagina vergognosa che dura solo pochi minuti. In ordine Rossato, Pugliatti e Cappelletti escono dal campo. Rimangono dentro solo i giovanissimi Patti e Martinelli. 2 contro 5. Patti commette il suo quinto fallo dopo 6 minuti e 57 secondi sul punteggio di 38 a 5. La gara termina perché, da regolamento, la squadra granata non può giocare con un solo giocatore. Onore a chi, costretto, con un viaggio folle, è stato obbligato ad andare in trasferta. Fine del match. Fine della dignità. Chi ha ridotto Trapani a questo punto non ama il basket. Lo usa. Lo consuma. Lo umilia.
La posizione della GIBA e i giovani chiamati alla disperata
Ieri la Giba, il sindacato dei giocatori, aveva attaccato duramente la società granata. “In occasione delle partite di Basketball Champions League a cui dovrebbe prendere parte la squadra Trapani Shark domani e giovedì, L’Associazione Giocatori chiede a tutti gli attori coinvolti, club e istituzioni sportive, di evitare il rischio di una vergognosa partita farsa”.
Adesso, dopo una “gara” durata meno di 7 minuti, tutto ciò che aveva previsto la Giba si è realizzato. “Gli eventi che hanno portato alle attuali condizioni della Trapani Shark potrebbero infatti mettere seriamente a rischio la salute degli atleti, che da grandi professionisti hanno tenuto fino ad oggi un comportamento esemplare. Riteniamo inaccettabile che si chieda ad un numero ristretto di giocatori di scendere in campo se non c’è la possibilità di farlo in condizioni di equità competitiva”.
Quei due ragazzi, Patti e Martinelli, avrebbero dovuto raccontare un sogno. Dal campetto alla prima squadra. Invece, oggi hanno rappresentato l’incubo di una proprietà che non ha saputo – o voluto – proteggere i colori di una città dilaniata. Giovedì (forse) ci sarà il match di ritorno. Gli eventuali applausi non possono che non essere proprio per quei cinque e per lo staff tecnico. Professionisti trattati come comparse di un film girato male.
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Trapani Shark, è la fine di tutto?
E adesso? Ora c’è poco da aggiungere. È finito il tempo delle parole. Il rispetto per questi colori non è più una richiesta contemplabile. La farsa è andata in scena. Ma la gente del basket non dimentica. Ricorderà il pomeriggio di Samokov come il giorno in cui hanno spento il gioco per colpa di chi avrebbe dovuto proteggerlo. E continuerà a chiedere una cosa semplice: restituiteci la pallacanestro. Non la vostra vanità. Non i vostri errori. Solo il gioco. E se non siete capaci di farlo, fate l’unica scelta dignitosa rimasta: andate via.
Il “tabellino” di Hapoel Holon – Trapani Shark
Hapoel Holon – Trapani Shark 38-5
Holon: Shmuel 7, Rosser 2, Withers ne, Munford, Eliaszadeh ne, Carreira 3, Brooks, Rosenberg 8, Zalmanson 12, Artzi 6, Kravits ne, McRae. All. Shamir
Trapani: Cappelletti, Martinelli 5, Patti, Rossato, Pugliatti. All. Latini
Arbitri: Kozlovskis, Praksch, Jacobs
Note: Parziali: 38-5. La gara termina dopo 6’57’’. Trapani non ha il numero minimo di giocatori in campo.

