La Serie C Girone C è spesso definito come il raggruppamento più complicato di questa categoria: una vera e propria “B2” per tanti commentatori e appassionati. Piazze calde, stadi ribollenti di passione, squadre ben più blasonate del livello in cui giocano. Dati incontrovertibili che però non trovano riscontro quando queste squadre si confrontano con le dirette concorrenti degli altri gironi. Almeno quando si tratta dei playoff Serie C che, anche quest’anno, non premieranno una formazione del Girone C.
Serie C, le squadre del Girone C col contagocce in finale: i dati
Nell’ultimo decennio i successi delle squadre del Girone C ai playoff Serie C sono stati un caso più unico che raro. C’è la clamorosa impresa del Cosenza nel 2017-18 (vincendo gli spareggi promozione da quinta classificata), il Trapani nel 2018-19 (in un’anomala doppia finale promozione per via del passaggio a 20 squadre della Serie B) e il Palermo nel 2021-22. Ma quella dei rosanero è l’unica con il formato attuale dei playoff Serie C, entrato in vigore nel 2020-21.
Anzi, il dato è ben più pesante: prima e dopo i siciliani, solo il Foggia nel 2023-24 ha poi centrato l’accesso alla doppia finale promozione. Quindi appena due squadre del meridione si sono veramente contese la Serie B battagliando contro le altre formazioni di C. Un dato che per certi versi sembra contraddire la visione di un Girone C superiore rispetto ad altre piazze.
Eppure i collettivi di livello non sono mancati. Basti guardare quante squadre del raggruppamento meridionale hanno superato il primo turno nazionale quest’anno. Il Casarano forse è quello che nell’intera fase precedente aveva stupito tutti e mostrato grandi cose (la rimonta a Renate è l’esempio maggiore). Ma c’erano anche Potenza, Salernitana e, soprattutto, il Catania di Mimmo Toscano. Di queste quattro, solo gli etnei e i campani sono però riusciti (non senza qualche patema) ad arrivare nella final four, prima di essere del tutto fatti fuori in semifinale.
Tanta competizione in campionato, ma manca un salto di qualità
Quindi, nonostante si portino tante squadre nella fase nazionale playoff Serie C (grazie anche alla vittoria di qualche Coppa Italia di categoria), le squadre del Girone C faticano a confrontarsi nelle gare decisive. A cosa è dovuta questa discrepanza? Perché negli ultimi anni, tante squadre vincitrici del Girone C hanno poi fatto bene nella categoria successiva. Basti pensare ai casi Avellino e Juve Stabia. E va detto, le aspettative per la stagione 2026-27 con Bari, Catania, Salernitana e altre piazze sono molto alte. Ma, guardando i playoff, la “Serie B2” è altrove, in raggruppamenti che attraggono non solo grandi calciatori, ma anche grandi investimenti (per quanto la Serie C sia un campionato disastroso sotto questi aspetti).
C’è un rovescio della medaglia. La grande passione e il seguito di queste squadre non compensano spesso il gap economico che c’è tra Nord, Centro e Sud Italia. Gli investimenti nelle infrastrutture sono sempre più affidati a privati che hanno uno scarsissimo ritorno economico. E che, come detto, sono più rari nel Meridione rispetto al Settentrione. Imprenditori come Pelligra, che investono decine di milioni tra squadre e infrastrutture, sono casi rari.
Senza dimenticare le difficoltà nei collegamenti e il costo delle trasferte, mediamente più alti a causa di spostamenti aerei e navali. Tutte cose che si pagano probabilmente in termini di competitività media del raggruppamento. E non può essere un caso che, in un campionato dove tante squadre sono in perdita e falliscono, quelle più esposte siano proprio essere quelle società che vivono in un tessuto economico contratto. C’è quindi da fare un ulteriore salto di qualità, per permettere a certe piazze a stare ad un livello maggiore della Serie C. Non basta solo appoggiarsi al blasone, ma pensare a come far crescere un sistema che ha costruito due velocità, spaccando il paese.

