Giovanni Gardini spiega come opera il Palermo in funzione dei rapporti con il City Football Group. Un contatto costante con la holding che fornisce sempre una mano alle squadre che compongono la sua galassia. L’amministratore delegato dei rosanero spiega tutto nel dettaglio: “Noi parliamo con il City Football Group, dal ceo Ferran Soriano ai suoi collaboratori. Sono spagnoli, inglesi, australiani, non arabi. Quella è la nostra “mamma”. Il Palermo, come gli altri club della galassia, gode di un rapporto quotidiano di supporto, non semplicemente in termini economici ma in fatto di esperienza, conoscenza, strumenti, piattaforme digitali”.
“Loro ci mettono a disposizione tutto il know-how necessario – prosegue Gardini alla Gazzetta dello Sport – . E il confronto continuo con le altre realtà globali, da New York a Melbourne, fa sì che tutte le nostre aree interagiscano con quelle degli altri 12 club. Hai un mondo davanti a te. Condividi piani, strategie, obiettivi. È esaltante”.
In casa Palermo, però, la decisione finale spetta a Gardini e al suo team. Passano tutte da qui le situazioni, sul piano tecnico e gestionale, del club di viale del Fante: “La decisione finale è locale. Il City Football Group ci dà tutto il supporto ma poi l’amministratore delegato del club ha un’autonomia gestionale, all’interno di un budget e degli obiettivi. Non a caso, hanno sempre cercato di operare sul territorio con un management locale, evitando di impiantare soggetti dall’alto. Poi si può sempre migliorare. Noi, per esempio, abbiamo accolto gente da Manchester per accelerare i nostri processi. Siamo a bordo di una macchina a pieni giri, ognuno sa quello che deve fare”.
Gardini e gli obiettivi del Palermo
Si passa poi a declinare gli obiettivi che il Palermo, secondo Gardini, deve perseguire. Il primo step sul campo è ovviamente il salto di categoria e il ritorno nella massima serie: “Arrivare in Serie A e poterci stare stabilmente, migliorandosi stagione dopo stagione. Vede, ogni club ha obiettivi specifici, derivanti dalle sue potenzialità. Ci sono quelli che devono costruire giocatori e venderli, altri che devono vincere i campionati. Ecco, la nostra mission non è quella di vendere giocatori, nel senso che il focus non è monetizzare la crescita del talento ma migliorare di anno in anno la classifica. È chiaro che non puoi pensare di fare calcio senza utilizzare la leva del player trading, lo fa anche il Manchester City”.
Come si comporta sul piano del calciomercato una società inserita nel contesto di una multiproprietà? Gardini spiega come lavora il Palermo sotto l’egida del City Football Group: “C’è un approccio quasi scientifico, ma non nel senso degli algoritmi. Si fanno riunioni su riunioni che riguardano i direttori sportivi e le aree scouting di tutte le squadre e che comportano continui passaggi di informazioni. Così si riesce a dare il giusto valore ai giocatori, a ottimizzare i costi e a ridurre il tasso d’errore”.
I fatti, poi, parlano chiaro. Il Palermo è molto seguito, sotto tanti aspetti, dal City Football Group. L’ad ribadisce il concetto: “Non v’è dubbio che la proprietà abbia dimostrato di credere nel progetto rosanero, ma non si tratta di essere più o meno ricchi. Conta sempre il ritorno dell’investimento, anche per loro. Noi quest’anno abbiamo l’ottavo monte-stipendi della Serie B, ci sono squadre che spendono di più senza avere il nostro fatturato. Noi siamo oculati perché sappiamo che bisogna costruire un percorso credibile, anche sotto il profilo economico-finanziario”.
Il “Barbera” è la casa
Come ha già spiegato Gardini nel recente passato, il Palermo ha grandi potenzialità. Il bacino di utenza ha pochi rivali in Italia, quindi il City Football Group punta sui rosa. L’ad prosegue così: “Le nostre potenzialità sono enormi, smisurate. E i proprietari se ne sono già accorti. Quando il City ha acquistato il Palermo, avevamo 2 milioni di ricavi. Poi sono saliti a 17, quest’anno chiuderemo a 20 e l’anno prossimo a 25, in caso di B, con un’impennata se andassimo in Serie A. Possiamo contare su un pubblico eccezionale che ci ha regalato quest’anno un’affluenza media di 24mila spettatori”.
Gardini svela anche che non c’è un piano per far “cambiare casa” al Palermo. Lo stadio Renzo Barbera, specie dopo i primi lavori e le altre situazioni in ballo, resterà il tempo della squadra rosanero. “Senza dubbio – dichiara l’ad – , non abbiamo alcuna intenzione di spostarci. Una ristrutturazione dello stadio è tra i punti in agenda. Serve un impianto adeguato alle esigenze e alle caratteristiche di una società come la nostra. Il primo passo sarà definire con l’amministrazione comunale una convenzione di lungo periodo e avviare quanto prima gli interventi per elevare gli standard di sicurezza ed effettuare alcune migliorie. Noi siamo soliti parlare poco e fare tanto. Il centro sportivo è l’esempio più eclatante”.
Gardini e il fiore all’occhiello Palermo CFA
Sette giorni fa è stato inaugurato ufficialmente il Palermo CFA, che per Gardini è il fiore all’occhiello. Si tratta del primo vero grande tassello firmato dalla nuova proprietà: “È il nostro biglietto da visita, un centro d’eccellenza per il Sud Italia. Sono trascorsi solo 10 mesi dalla prima pietra al primo allenamento della squadra. È stato importante poter disporre del terreno e del progetto approvato, un’intuizione del presidente Mirri. Poi la disponibilità e l’esperienza del City hanno reso tutto più semplice. E non intendiamo fermarci. Abbiamo acquisito l’opzione per la fase 2 di Torretta, cioè altri cinque ettari per costruire tre campi e locali annessi, in modo da far allenare lì le squadre femminili e del settore giovanile”.
Infine Gardini spiega che Palermo per lui è una tappa fondamentale della sua lunga carriera da dirigente. E lo spiega facendo nuovamente l’esempio legato all’evoluzione del suo gruppo di lavoro: “Quando mi hanno affidato la gestione del Palermo, la prima cosa che mi hanno chiesto è stata di costruire la parte business: eravamo in 8, ora siamo in 40. Creare le fondamenta del club è imprescindibile. Se hai una squadra forte ma tutto il resto non funziona, non vai da nessuna parte. La pianificazione, la strategia, la credibilità, la competenza sono concetti-chiave nel loro modo di lavorare. Da altre parti, in Italia, è più complicato perché manca la visione su dove si possa arrivare. Il City, invece, è strutturato per raggiungere gli obiettivi e non è un singolo risultato a determinare se il lavoro è buono o cattivo”.

