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Palermo, Baldini: “Dovevo dimettermi prima, mancano presupposti per puntare alla A”

L’imprevedibile (da capire in che misura) è diventato realtà. Le dimissioni di Silvio Baldini e quelle di Renzo Castagnini sono arrivate come un fulmine a ciel sereno, soprattutto per le tempistiche dell’avvenimento. In conferenza stampa alla Casena dei Colli, ancora oggi quartier generale del Palermo in ritiro, Baldini ha voluto in qualche maniera spiegare le ragioni di questa scelta, con la mancanza di centralità nel progetto del mister e del direttore sportivo.

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Baldini: “Partita col Pisa cartina tornasole

Il mister non ha nascosto che il rapporto e col gruppo era molto forte: “Io prima ero al centro del progetto insieme al direttore, il referente era Sagramola per le trasferte e tutto. Eravamo tre persone con il presidente che per me è stato eccezionale. Mi ha telefonato solo dopo il Foggia e dopo il Francavilla, chiedendomi di non perdere l’entusiasmo per riuscire a vincere. Non potevo trovare un presidente migliore di Mirri. Dal centro sono passato a fare il terzino. L’affetto dei giocatori lo avrò sempre. Sono stato il loro allenatore, senza presunzione, ma ho sempre considerato l’uomo prima del calciatore. Due giorni fa Silipo doveva allenarsi e doveva andare via, ma finchè non mi dicono che ci sono richieste per lui non lo mando via, quindi gli ho detto di continuare ad allenarsi per non spegnersi, gli ho sempre detto di dover lavorare per migliorare”.

Pur non essendo la causa della sua decisione, l’amichevole col Pisa ha lanciato un segnale forte a Baldini: “La partita col Pisa è stata la cartina al tornasole. Anche se avevamo 6-7 giocatori a casa, noi 4 gol in mezz’ora contro quel Pisa lì non li prendevamo nemmeno schierando la Berretti. Santa Rosalia mi ha detto di aprire gli occhi perchè mi aveva fatto un regalo. Se non si tengono gli occhi aperti la Santa non basta. In quel momento lì il Pisa era una squadra che se incontrata in un altro momento erano loro a prendere 4 gol da noi. Con quella partita ci siamo resi conto dei problemi. Ora è giusto che il Palermo, avendo le possibilità economiche per fare una squadra forte e duratura, non mi renda partecipe. Giron e Dall’Oglio? Hanno avuto delle opportunità a cui non potevano rinunciare, avevano l’opportunità di andare via. Il mio staff sa come ragiono e come lavoro. Nardini in panchina domenica? Non dovete chiederlo a me”.

Baldini: “Mirri mi voleva ancora a Palermo”

I tentativi di ricucire da parte della società ci sono stati, ma Baldini è stato irremovibile: “Gardini e Mirri hanno provato in tutti i modi a farci desistere. Il presidente mi ha detto che era impensabile che andassi via, ma io gli ho spiegato quel che ho detto a voi. Gli ho detto che se tu fossi stato presidente e proprietario non avresti fatto un altro anno di contratto. Mi avresti dato il tempo di ricreare il gruppo. Ognuno è giusto di rifare la società come crede. Se io dico di voler andare in Serie A non sto prendendo per il culo nessuno, tantomeno la gente di Palermo che è la mia gente. A me non frega niente dell’anno di transizione, voglio andare in Serie A. Non voglio Messi, voglio gente in grado di ricreare l’entusiasmo e portare 40mila persone allo stadio”.

E soprattutto fa una promessa al popolo rosanero, che con Baldini ha creato un legame enorme: “Quando andrò a vedere il Palermo lo farò in curva. Voglio andare in mezzo al popolo, non per fare il lecchino. Metto la sciarpa e vado a tifare”.

Baldini: “Il gruppo non esiste più”

Baldini ha spiegato perchè il gruppo di fatto sente che non esista più: “Il gruppo non c’è più per una serie di motivi. Alcuni giocatori credevano di prendere un ingaggio maggiore in Serie B. Altri per dire di sì sono stati 10 giorni a casa e hanno preso lo stesso ingaggio che prendevano in C. Poi ci sono tanti collaboratori anche miei che non sono felici. Se vado in Serie B e anzichè avere l’entusiasmo ho tutte le tristezze, non c’è più il gruppo. Da parte nostra non c’è alcuna accusa verso il Palermo. La nuova proprietà ha cambiato modalità di lavoro che prevedono tempi lunghi, tempi che il calcio non ti dà. Io potevo dare le dimissioni 10 giorni fa ma non l’ho fatto perchè non volevo fuggire. È venuto un fisioterapista che ha aggiunto due massaggiatori e un preparatore. Se io mando a Guardiola due fisioterapisti e un preparatore senza interpellarlo, Guardiola sta zitto o si lamenta? Se io non vengo interpellato dovete dirmi se sono al centro del progetto”

Baldini era sicuro che con questo gruppo si potevano fare grandi cose, portando il Palermo in Serie A: “I giocatori che hanno vinto i playoff, a marzo erano considerati mediocri. Hanno vinto 10 partite consecutive, hanno vinto partite fuori casa che il Palermo non riusciva a vincere. Potevano fare grandi cose anche quest’anno, ma non gli è stata data la possibilità. È nato un malumore tale da non esserci più i presupposti per ripetere questo risultato. Quando io dicevo certe cose e venivo preso per lecchino, erano cose che avevo dentro e sentivo. Lo dicevo anche quando le cose andavano male e alla fine abbiamo vinto. Ho avuto la fortuna di realizzare questo sogno, di riprendermi quel che mi era stato tolto 18 anni fa, non volevo perdere tutto in due mesi solo per prendermi un ingaggio. Tra la dignità e i soldi io scelgo la dignità. Non ho niente contro il Palermo, ho solo capito che il mio modo di essere non è in sinergia con il loro modo di lavorare”.

Baldini e il legame con Castagnini

Baldini ha ribadito anche quello che è un forte legame col d.s Castagnini: “Se lui giustamente dice di non sentirsi parte del progetto perchè l’ho voluto io, ma non perchè erano convinti loro (il City Gorup, ndr). Ciò non vuol dire che ci hanno negato la possibilità di lavorare in un certo modo. Il direttore non mi trasmetteva più la fiducia di essere un allenatore in grado di fare un’altra impresa. Mi sentivo un allenatore che doveva combattere con altri problemi. Ci sono state due persone che con passione hanno aiutato a vincere un campionato, ma non eravamo più gli stessi”.

A suo modo, il mister ha voluto “onorare” la piazza, lasciando perchè non si sentiva al suo posto: “Non volevo aspettare di prendere il calcio in culo con i soldi in banca. Ho preferito dare al Palermo la possibilità di fare le cose nel modo migliore. Sarebbe stato peggio se il Palermo fosse stato in fondo alla classifica e noi fossimo stati cacciati. Nel mio cuore regna la tristezza perchè il mio sogno è stare qua. Però io mi sarei sentito un fallito a rimanere. Questa è la soluzione migliore per il Palermo”.

Palermo, Baldini legge le ragioni delle proprie dimissioni

Baldini ha voluto in primis ha letto quelle che sono le proprie dimissioni. Una volta finito poi non le manda certo a dire: “Parto da un principio. Non abbiamo vinto i playoff perchè eravamo la squadra più forte, ma perchè eravamo il gruppo più forte. Ci siamo meritati i risultati che abbiamo fatto. Ho fatto 25 partite da allenatore a Palermo e ho fatto 23 risultati utili. Questi risultati dicono che siamo una squadra forte, ma è tutto frutto del gruppo. Le squadre forti si vedono dai bilanci e tutte le altre avevano un bilancio superiore, tranne forse la Feralpisalò. Noi abbiamo vinto per un gruppo che ora non c’è più. Se i presupposti sono questi non posso aspettare di fare brutte figure ed essere cacciato. È più giusto lasciare il posto ad altri. Non è un’accusa verso nessuno, io posso solamente ringraziare il Palermo per avermi fatto allenare in questa città con una tifoseria straordinaria e avendo provato emozioni inimmaginabili”.

Il mister ha cercato di ricreare la possibilità di ricreare un gruppo che potesse tornare in Serie A. Ma questo non è stato possibile: “Io alla città ho detto di andare in Serie A, ma per andarci bisogna ricreare questo gruppo. Ci vuole del tempo, che nel calcio non esiste. Esistono i risultati, se non vinci ti mandano a casa. Per fare questo non bastava un mese, ci voleva molto più tempo. Siccome so come vanno queste cose ho pensato di andare via per non mettere il Palermo in difficoltà“.

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