Andrea Accardi vive la sua prima stagione lontano da Palermo dopo la fine della vecchia società e la resurrezione sportiva degli ultimi 4 anni. Le sue parole dopo l’addio ai rosanero toccano il cuore: “Strano, particolare. Anche perché è la squadra della mia città, quella per la quale ho sempre fatto il tifo. Fin da bambino. E poi dopo che stai tanto tempo in un ambiente leghi con tantissime persone e il rapporto diventa di amicizia al di là della professione”.
Il difensore, appena approdato al Piacenza, ha svelato il momento in cui la società gli ha fatto sapere di essere sul mercato. C’è stato però un momento in cui la situazione è stata parzialmente rivista: “Me l’avevano già comunicato in estate ma ero infortunato. E quindi era più giusto riprendersi dall’infortunio e allenarsi con i compagni per poi valutare la soluzione migliore. Sicuramente mi ha fatto un certo effetto lasciare la squadra della mia città”.
Al momento in cui è stato ufficializzato il suo ritorno in Serie C, ma con una maglia diversa da quella del Palermo, Accardi è stato inondato dall’affetto di chi gli sta vicino. E non sono mancati gli attestati di stima: “Tanti messaggi si, da parte dei tifosi. Non mi aspettavo questo grande affetto. Ho ricevuto messaggi anche dai miei compagni ed ex compagni. Si era creato un feeling importante”.
Ma che Palermo lascia Andrea Accardi? Ai microfoni di TMW il difensore del Villaggio Santa Rosalia non ha dubbi: “Un Palermo con una società forte alle spalle. E con un futuro luminoso. Sarò il primo tifoso ad esultare quando ci saranno dei grandi successi. Lascio una squadra di uomini”.
LEGGI ANCHE -> Palermo, tegola Stulac: rientro lontano, il ds Rinaudo cerca un sostituto
Infine l’ex numero 4 rosanero rivive la cavalcata trionfale della scorsa stagione. Una cavalcata che ha in Silvio Baldini un personaggio principale: “Da un momento all’altro grazie al lavoro del mister Baldini, del suo staff e dei ragazzi si è creato qualcosa di unico. Ricordo lo sfogo del mister dopo Potenza, da lì si è creata una magia all’interno dello spogliatoio. Remavamo tutti dalla stessa parte, chi non giocava spingeva più di chi giocava. Ci aiutavamo tutti. Poi si è risvegliato l’entusiasmo della piazza. Siamo passati da duemila persone a quarantamila: aver riempito il Barbera è stato motivo d’orgoglio”.

