spot_img

Marco Mollura: “Lascio il cuore a Trapani, devo ancora realizzare. Magari un giorno tornerò…”

Una vita in granata. Quando si pensa a Marco Mollura, al di là del giocatore e della persona, si pensa ad un simbolo. Un simbolo tutto granata, come la sua città. Trapani è Mollura e Mollura è Trapani. Un legame indissolubile tra il suo (ormai ex) capitano e la maglia di Trapani. Marco Mollura (e la sua famiglia) hanno vissuto tutte le ere moderne della pallacanestro a Trapani: Basket Trapani, Pallacanestro Trapani e Trapani Shark. Un cammino iniziato quado era un bambino, una parentesi fuori e poi il ritorno. E da quel momento, Marco Mollura non ha più lasciato la maglia granata, ereditando i gradi di capitano, conquistati sul campo. Fino a ieri. Da ieri, infatti, Marco Mollura è un giocatore di Scafati, squadra campana neoretrocessa che sta costruendo uno squadrone per risalire immediatamente la china.

Chi scrive, è inutile nascondersi, è un amico di Marco. Gli anni sono passati ma il legame è sempre rimasto. E vederlo esultare sul campo per uno sfondamento ricevuto o vedere segnare il suo primo punto in Serie A, in un tiro libero, è una emozione straordinaria. Perché Marco Mollura è un simbolo per una intera generazione. La nostra, quelli a cavallo tra i 30 e i 40 anni. Giovani che spesso sono stati costretti a lasciare la propria terra per sbarcare il lunario. Chi può, torna appena possibile. Chi non può, è costretto a vagare all’infinito con il sogno di tornare in Sicilia. Per Marco è successa una cosa simile, se ne è andato per imporsi. Poi è tornato. E ha vinto: la coppa della vittoria della A2 rimarrà per sempre un ricordo indelebile per tutti i tifosi granata, ma soprattutto per questa generazione capitanata da Mollura.

LEGGI ANCHE -> Trapani Shark, saluta il capitano Mollura: “Scritte insieme le pagine più belle”

Trapani Shark, l’intervista a Marco Mollura

Ci troviamo ora in un momento strano. Ti saresti mai aspettato, oggi, che avremmo dovuto fare questa intervista io e te?

Sinceramente sì ma non per quello che sicuramente mi chiederai. Non lo so, ancora per me è difficile credere a quello che sta succedendo. Vedo le mille storie sui social, i mille messaggi che mi arrivano. Ho parlato col presidente, parlato con la società. Diciamo che ancora non è una cosa che ho realizzato e, secondo me, fin quando non andrò non andrò via da Trapani, fin quando non lascerò Trapani non lo realizzerò.

Diciamo che l’affetto è arrivato in massa per il suo capitano.

Penso di non aver mai pianto così tanto nella mia vita: Trapani è casa mia, Trapani è la mia famiglia, Trapani è la mia città. Anche cestisticamente la mia carriera da professionista si è sviluppata quasi del 100% a Trapani. Qui ho vinto lo scorso anno ma, se dobbiamo essere pignoli, in totale qui ho vinto tre campionati. Sicuramente qui lascio il mio cuore, qui lascio tutto, ma ritornerò sempre in estate e poi chissà magari un giorno ritornerò, non so se da giocatore o da cos’altro, con la Trapani Shark. Poi è tutto in divenire, da vedere.

Dal tuo punto di vista, cosa ti rimarrà per sempre di Trapani?

Prima di tutto partendo dal passato, sicuramente il primo giorno. Mi ricordo quando mi hanno richiamato per tornare a Trapani, ero con i miei amici in vacanza. Mi è arrivata la chiamata del procuratore dicendomi “Guarda, ci sarebbe Trapani interessata”. Lì è stato dove tutto è iniziato. Sono tornato a giocare qui, erano dei giorni un po’ particolari perché sono concisi con la scomparsa dei miei nonni. Mi ricordo ancora la partita contro Casale: nonostante il dolore ho voluto essere in campo proprio come rispetto nei confronti dei miei nonni mi guardavano da lassù. È stato un periodo molto importante della mia vita che mi ha segnato.

Poi la rivoluzione.

La riconferma, l’arrivo del presidente Antonini. La squadra che abbiamo fatto l’anno scorso, squadra importantissima che ha portato alla vittoria e soprattutto la nascita di mio nipote Enea (figlio del fratello di Marco, Vincenzo, ndr.). Alla fine di ogni secondo quarto, lo vedo lì, a bordo campo, ad aspettarmi per darmi un bacio, per passarci la palla e giocare un pochino assieme. Sono tantissimi i ricordi, non so dirteli tutti perché già mi stanno venendo i lacrimoni e non ho voglia di piangere ancora. Sicuramente tutto questo mi rimarrà per sempre nel cuore, spero un giorno di poter riabbracciare tutti, magari, non so, da avversario o di nuovo da capitano di Trapani. Solo il tempo potrà dirci.

Qualcuno già azzarda un qualcosa che solitamente non si fa per un giocatore in attività. Qualcuno dice “Ma attacchiamo già oggi il 18, accanto al 12 di Manella e il 4 di Virgilio”. E per chi è cresciuto come me e te in questo mondo è una follia.

Sinceramente è una cosa che mi ha emozionato tantissimo. Anche il presidente mi ha detto “Ritiriamo la maglia, facciamo”. Ma soprattutto, vedere il mio nome accostato a gente come Ciccio Mannella, che sfortunatamente non conosco approfonditamente a livello personale ma so cosa ha fatto per questa città, o Davide Virgilio, che ho avuto la fortuna di conoscere bene e giocare insieme. Vedere il mio nome affiancato a gente così, a gente che ha avuto questa importanza per una città, per questa città, con quello che hanno fatto negli anni in cui hanno vestito la maglia la maglia granata, per me è un’emozione infinita e sarebbe un sogno. Già ipotizzare di tornare un giorno al palazzetto e vedere e vedere una maglia con scritto “Mollura” attaccata lì dentro, dentro al palazzetto, al Pala Shark e farla vedere ai miei nipotini, alla mia famiglia… so che sarebbero orgogliosi di me.

Bisogna fare un passo indietro perché Marco Mollura è legatissimo alla sua famiglia. Bisogna tornare a quel Basket Trapani che era targato Magaddino, tuo zio.

Passo indietro dovuto perché fondamentalmente io devo tutto al loro. Alla mia famiglia. Io ero già innamorato della pallacanestro fin da quando ero piccolo, sono cresciuto con i miei genitori, mia zia, mia mamma, mio fratello e tutti hanno giocato a pallacanestro. Mi ricordo che passavo l’estate, quando ero più piccolino, insieme a mio zio, dove fantasticavo un giorno di vestire la maglia granata, di giocare per lui. Facevamo mercato assieme, io ascoltavo, ero molto preso dai suoi discorsi, sentivo come parlava con gli allenatori, con i procuratori e questa cosa mi ha segnato parecchio. Poi quando sono cresciuto, mi hanno messo alla prova, l’orgoglio è aumentato, la voglia di fare sempre di più è cresciuta a dismisura, la voglia di rendere tutta la mia famiglia orgogliosa mi ha spinto.

Sinceramente mai avrei pensato di fare tutto ciò che ho fatto nella mia carriera, sono andato a Torino e sono partito un po’ da underrated. Poi ci ho fatto una carriera da underdog. Sono partito che fisicamente ero diverso, ora sono nelle migliori condizioni di sempre. Io spero, e sono sicuro, di aver dato il mio contributo. Fondamentalmente sono andato via per poi tornare, ma sono stati degli step che mi hanno portato nel momento adatto e sono cresciuto sia come giocatore che come persona. Sono esperienze che mi hanno aiutato.

Adesso, anche mentalmente, devi spogliarti del ruolo di capitano della Trapani Shark. Cosa ti aspetti dalla prossima stagione degli Shark?

Auguro il meglio ai granata, perché prima di tutto sono sempre stato un pacifista; quindi, vorrei che la città capisse cosa ci ha portato il presidente. L’anno prossimo parteciperemo alla Champions League. Già la Serie A era impensabile anni fa. Giocare in un campionato europeo a questi livelli: sono sicuro che la società creerà una squadra di spessore per poter dire la loro anche a livello europeo. E poi auguro il meglio a tutta la città perché questo pubblico se lo merita, perché questa città ha sofferto tanto per lo sport, sia per il basket sia per il calcio e merita veramente un futuro roseo, tanti successi. Auguro a tutti il meglio, nessun rancore, nessun risentimento.

Mi dispiace non aver potuto dare il mio contributo in campo quest’anno, ma non sono state scelte dipese da me. Però va bene così, andiamo avanti, la vita è un ciclo che si chiude, magari un giorno si riaprirà, questo non lo so, però andiamo avanti, ognuno per la propria strada. Farò sempre il tifo per Trapani e il mio cuore rimarrà sempre granata, su questo ne sono sicuro.

Adesso è il momento di Scafati

Mi hanno fatto sentire subito tantissimo affetto. Per me è stato veramente pesante sia a livello mentale che fisico stare fermo. Ho proprio bisogno, sento la necessità, di sentire quelle emozioni in un campo per una tripla, uno sfondamento, una qualsiasi cosa. Vado a Scafati carichissimo, non vedo l’ora di iniziare. Darò tutto me stesso e speriamo di riuscire ad arrivare a grandi traguardi anche lì. Spero di ri-incontrare Trapani nella stagione 2026-27, nella massima serie. Vorrei dimostrare di essere capace di poter mantenere e giocare in questa categoria.

Francesco Tarantino
Francesco Tarantino
Giornalista pubblicista dal 2018, collabora con Sporticily dal 2024 come corrispondente per le partite della Trapani Shark

Related Articles

Rimani Aggiornato

18,500FansLike
4,000FollowersFollow
150FollowersFollow
10,800SubscribersSubscribe

Ultimi articoli