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Catania, Pulvirenti contro Ferraù: la Sigi al centro dello scontro

Il fallimento del Calcio Catania torna a essere tema di dibattito dopo le ultime dichiarazioni rilasciate da Antonino Pulvirenti. L’ex patron della società rossoazzurra è stato l’uomo che ha portato in alto la squadra, dagli inizi in Serie C fino ai fasti molto importanti nella massima categoria. Ma è stato anche il personaggio che ha contribuito in maniera pesante alla creazione dei problemi a cui si è arrivati fino ai giorni nostri. Ed è proprio in tal senso che l’avvocato Giovanni Ferraù ha voluto replicare proprio alle sue recenti dichiarazioni.

Catania, Pulvirenti rispolvera vecchie ruggini

Intervistato dai colleghi del quotidiano La Sicilia, Pulvirenti ha fatto capire che i suoi ultimi mesi di gestione non sono stati semplici. Soprattutto a causa di alcuni errori commessi per quanto riguarda la presenza di soggetti, fatti avvicinare dallo stesso ex patron e divenuti poco efficaci: “Mi sono scusato per i miei errori. Andai via per questioni di scelte. Su Cosentino posso dire che è un professionista riconosciuto. Venne scelto per ovviare all’interruzione del rapporto con Jorge Cyterzspiller storicamente legato a Lo Monaco. L’intenzione era quella di mantenere forte il legame con il mercato argentino“.

E poi c’è il rapporto con Sigi, che secondo l’ex proprietario del Catania non hanno fatto ciò per cui sono stati chiamati a intervenire. In particolare è la gestione del centro di Torre del Grifo a indispettire Pulvirenti: “Con Finaria il Catania non sarebbe mai fallito. Si era intrapresa la strada del concordato proprio per scongiurare i rischi. Sulla fideiussione di Torre del Grifo non sostituita da SIGI dico che si tratta di un inadempimento molto grave e potrebbe portare a scenari ed a conseguenze inimmaginabili, gli avvocati sono già al lavoro“.

La replica di Ferraù

Sono passate 24 ore prima che arrivasse la replica dell’avvocato Ferraù. È lo stesso quotidiano catanese a fornire il microfono al legale per la replica, a partire proprio dalla situazione di Finaria: “Finaria era già fallita perchè era piena di debiti. Il Calcio Catania poteva salvarsi solo con fondi illimitati o con un investitore importante“.

A proposito della fideiussione per il Catania di cui ha parlato Pulvirenti, l’avvocato risponde così: “La circostanza è vera ma non si tratta di un inadempimento. Abbiamo atteso il passaggio a Tacopina ma poi è saltato. Il piano industriale non è stato presentato perchè si è subito pensato a salvare la matricola“.

Un nome caldo in questa fase è quello di Joe Tacopina. In molti credono che il grande errore della Sigi è stato quello di non accogliere nel migliore dei modi l’attuale proprietario della Spal. Ferraù fa capire che tante circostanze non sono andate: “Tacopina è andato via perchè con molta probabilità ha perso alcuni investitori. Il contratto preliminare sarebbe servito a Tacopina per ricercare nuovi investitori e forse i numeri, il periodo di pandemia e la lentezza delle risposte non l’hanno aiutato in questa ricerca. Poi ha preso la Spal ma sembrerebbe di una quota parte della società, non c’erano i numeri che aveva l’affare Catania per cui bisognava stanziare oltre 30 milioni“.

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