È un percorso da calciatore importante quello di Rosario Bennardo, il quale ha vestito – tra le altre – le maglie di Battipagliese, Catania, Avellino, Trapani, Taranto, Cosenza e Parmonval. Oltre 175 presenze nei professionisti, tra C1 e C2, ben 124 in Serie D e oltre le 150 in Eccellenza. Il classe 1997, dopo un breve periodo da tecnico del club del presidente Tamajo e un ritorno da calciatore, ha iniziato realmente il suo percorso nel 2020, alla guida del Monreale in Eccellenza.
Ai microfoni di Sporticily.it, il nativo di Palermo, ha raccontato l’alba del suo viaggio da mister: “Sono sempre stato, a detta di molti, un allenatore in campo quando giocavo. Si dice spesso di quei profili che hanno attitudini organizzative e che hanno una sorta di vocazione per quel tipo di ruolo. Io alla Parmonval – nel 2015 – dopo essermi ritirato ho ereditato la panchina da Rosario Biondo, il quale aveva lasciato l’incarico ad agosto. A dire la verità non sono riuscito a dare un’impronta alla squadra, anche perché non l’avevo costruita io secondo le mie idee. Verso la fine, infatti, abbiamo deciso di interrompere il rapporto. Quest’ultimo, ripreso ancora una volta nel 2018, quando mi hanno chiesto di riprendere a giocare. Cosa che ho fatto per altre due stagioni”.
Bennardo, tra Covid e giovani: il percorso in panchina al Monreale
Dopo aver appeso gli scarpini definitivamente al chiodo, Rosario Bennardo nel 2020 si lancia nel mondo delle panchine, firmando per il Monreale (club allora militante in Eccellenza), squadra fondata sull’utilizzo di giovani promettenti e profili dalle basse pretese economiche, viste le ridotte potenzialità della società. Sfida che ci ha raccontato l’ex Trapani, aver preso con grande entusiasmo, nonostante le problematiche del periodo: “Quando ho smesso definitivamente è arrivato il Monreale. Una squadra che investiva parecchio sui giovani e possedeva un budget molto molto basso per approcciare alla massima categoria regionale. Ho dovuto fare realmente i miracoli, anche per convincere ragazzi che magari avevano perso l’amore per il calcio e avevano deciso provvisoriamente di smettere. Ho cercato di ridare a queste persone delle motivazioni e degli stimoli per riprendere. L’inizio di campionato nel 2020 fu’ fantastico, eravamo a metà classifica. Il Covid ci interruppe immediatamente e terminò tutto lì”.
Nonostante ciò, Bennardo, l’anno della ripartenza del calcio, si mise nuovamente a disposizione della sua società, per programmare per l’ennesima volta un’annata soddisfacente, senza grandi disponibilità: “Nell’estate 2021 abbiamo ripreso ancora una volta con il Monreale, con il budget più basso di tutti, anche inferiore a quello dell’anno prima. Abbiamo formato questo gruppo di giovani, tra i quali c’erano molti emarginati degli anni precedenti. Il percorso fu’ discreto, nonostante tutte le difficoltà del caso, soprattutto nel confrontarsi con un livello alto e con squadre attrezzatissime. Abbiamo sempre navigato, in quelle 22 partite, nelle zone basse della classifica, ma mai in condizioni di definirci spacciati. A poche giornate dalla fine mi dimisi a causa di alcune incomprensioni con il presidente”.
I contatti di Parmonval e Marineo e l’avventura a Casteldaccia

Scorre l’estate 2023, Rosario Bennardo è fermo e avrebbe voglia di rientrare sul campo, dalla panchina. Bussano alla sua porta Marineo e Parmonval. Ma qualcosa, in entrambi i casi, non va per il verso giusto: “Dovevo essere allenatore della Parmonval, ma poi non è stato più così. Non conosco i motivi di questo dietrofront, ma so per certo che la decisione nei miei confronti era stata presa. Per quanto concerne l’Oratorio Marineo avvennero degli incontri, anche diversi, dove sembrava tutto fatto per il mio approdo lì. Alla fine dei conti, però, la dirigenza scelse un altro allenatore”.
Il 23 gennaio, invece, accade qualcosa di concreto per l’ex Monreale. Arriva la chiamata del Casteldaccia, con l’allora ds Orifici molto interessato al profilo di Rosario Bennardo, riconosciuto per il suo grande carisma e per la sua abilità di trasmettere un certo tipo di mentalità alle sue squadre. Il classe ’77 subentra al dimissionario Marco Mineo, reduce da 11 sconfitte in 18 gare disputate e prende in mano il gruppo capitanato da Megna.
Esperienza che durerà, purtroppo per lui, solo 4 gare, caratterizzate da 3 sconfitte e un pareggio che gli costeranno l’esonero: “Con il Casteldaccia iniziamo un rapporto che purtroppo durerà solo nelle mie prime e uniche quattro partite. Prima della gara più abbordabile contro il Mazara, la società mi comunica che sono stato sollevato dall’incarico di allenatore. Ci rimasi molto male, avendoci dedicato più di un mese del mio tempo e del mio lavoro. Credevo in quel gruppo, nonostante le difficoltà psicologiche subentrate con i filotti negativi senza successi. Quando entri in corsa non è mai semplice, devi trovare le condizioni favorevoli. Vuoi per infortuni, vuoi per squalifiche, vuoi per il campo non si è arrivati a ciò che si voleva. Mi metto nel mazzo anch’io, magari non sono stato abbastanza bravo a dare la scossa alla squadra. Io mi assumo sempre le mie responsabilità, mi reputo una persona molto autocritica”.
Il calcio ideale di Rosario Bennardo
“Io sono molto esigente nel mio lavoro. Non mi reputo un’integralista, però credo molto nel rispetto delle regole, sul sacrificio e sull’abnegazione. A me piacciono quelle persone che hanno fame e obiettivi da raggiungere nella vita. L’ideale sarebbe trovare una società che la pensa come me. Se poi non trovo un club che porta avanti questo tipo di pensiero, non credo di essere nelle condizioni di trovare una squadra. Si può fare professionismo anche nei dilettanti. Serve la mentalità giusta e io penso di poterla portare, ma i matrimoni si fanno sempre in due. Sul campo invece, desidero sempre una squadra propensa al sacrificio. È il fattore principale. Non dico solo quello domenicale, serve una settimana giusta per esprimersi al meglio la domenica”. Questo il progetto ideale del Rosario Bennardo allenatore, al momento fuori dal giro delle panchine e in attesa del progetto giusto dal quale ripartire.

