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Rinaudo: “Al Palermo ho avuto spazio ma seguivo City Group. Brunori-Coda? La verità”

Leandro Rinaudo rompe il silenzio e racconta le due stagioni vissute da direttore sportivo del Palermo. Il dirigente siciliano ha indetto una conferenza stampa a Bagheria e ha esordito così: “Sono molto orgoglioso di aver fatto questa esperienza. La mia storia con il Palermo inizia a 9 anni, spesso mi guardo indietro e mi sento orgoglioso. Aver fatto tutta la trafila giovanile e la prima squadra, poi responsabile del settore giovanile e direttore sportivo della prima squadra. Spero con tutto il cuore che presto un palermitano possa fare di nuovo quel che ho fatto io”.

I ringraziamenti di Rinaudo al Palermo

“Devo ringraziare Dario Mirri per avermi dato la possibilità di tornare al Palermo – prosegue Rinaudo – . Quando mi ha chiamato era la prima volta che mi accostavo a una società di Serie D. Venivo da un’esperienza in B a Cremona e a Venezia, ma in me quella chiamata ha suscitato qualcosa di importante. Volevo dare qualcosa a una città che mi ha dato tanto, sono un grande tifoso e lo sarò sempre. Spero di godere quanto prima dei risultati del Palermo. Ringrazio il City Group per la possibilità che mi ha dato dopo gli anni nel settore giovanile. È stato fatto un lavoro incredibile, non avevamo nemmeno una scrivania per gli appuntamenti. Abbiamo anche raggiunto risultati importanti con Erjon Bogdani, la vittoria della Primavera 3 e gli Under 15 di quest’anno”.

Il grande orgoglio e l’addio

Rinaudo ha anche spiegato perchè, nei suoi due anni a Palermo, non ha mai parlato alla stampa. Come si poteva prevedere, tutto è frutto della politica del City Football Group: “Non ho parlato non perchè non volevo metterci la faccia, ma per una politica societaria che ho accettato. Mi sono allineato con le linee guida del club. Le responsabilità me le sono sempre prese, ma c’era una linea da seguire. Sono davvero orgoglioso e felice del percorso che ho fatto”.

Rinaudo si aspettava che la sua avventura era giunta al termine? Dalle sue parole emerge una certa comprensione delle intenzioni del club: “Da 9 anni faccio il dirigente, in giro per l’Italia e poi al Palermo. Avevo già capito a febbraio-marzo che sarei andato via, ma era determinante portare avanti il lavoro in maniera professionale e maniacale. Ancor di più se lo sto facendo a casa mia, nella mia squadra del cuore. Il mio unico e solo focus era raggiungere il massimo con il Palermo”.

Il lavoro di Rinaudo a Palermo

Un altro argomento molto dibattutto è il margine di azione di Leandro Rinaudo al Palermo. L’ex ds conferma di aver avuto spazio di manovra importante: “I margini sono sempre stati importanti. Il City Group è una proprietà che ha una politica importante. Io ho assolutamente avuto il mio spazio, nel rapporto con i procuratori e gli operatori nel mondo del calcio. C’è tanto scambio di informazioni, ma è stato un lavoro importante per me. Mi ha dato la possibilità di completarmi, vedere un’altra parte del calcio che sta prendendo piede nel panorama italiano ed europeo. Questa esperienza mi ha dato la possibilità di essere completo. Dopo tante esperienze all’italiana ho avuto la possibilità di imparare e di crescere. Per chi come me viene dalla strada, è stato motivo di crescita”.

C’è un grande rammarico nei due anni di Rinaudo a Palermo. Lui stesso svela qual è: “Il mio grandissimo sogno era quello di portare il Palermo in Serie A, ne sarei stato felicissimo. Nel primo anno è stato fatto un lavoro incredibile ed eccezionale. Voi sapete le difficoltà che ci sono state da un momento all’altro, sono stato catapultato in una situazione in cui cambiare i giocatori all’altezza della Serie B. Lavoravamo in condizioni non ottimali, l’obiettivo era la salvezza e siamo arrivati ottavi a pari punti con il Venezia. Quel lavoro è stato fatto in maniera importante. Quest’anno si è alzata l’asticella, siamo partiti molto bene, poi abbiamo avuto degli e bassi. Questo ha condizionato l’esito della stagione. Vedendo il mercato e le squadre è diventato un campionato molto difficile”.

Si è fatto un gran parlare delle pressioni che la piazza di Palermo porterebbe alla squadra, ma Rinaudo rilancia e sostiene una tesi diversa. “Palermo non dà pressioni, ma una felicità incredibile di lavorare. In queste situazioni mi sono sempre esaltato, questa era la cosa bella da vivere nel calcio. Non ho rammarico, se non la delusione di non aver coronato il sogno mio e dei palermitani”.

Prime proposte per Rinaudo

Ci sono state diverse squadre che hanno cercato Leandro Rinaudo. Lui stesso svela le richieste ricevute a fine stagione: “Non nascondo che ho parlato con tre società di Serie B dopo aver ricevuto la comunicazione dal Palermo. Ci sono state situazioni in cui non mi sono sentito pronto, in particolare con una. Voglio trovare la soluzione giusta per poter esprimere quel che è nella mia esperienza. Questo periodo di stop lo vedo come un motivo di crescita, un momento in cui poter continuare a studiare e a girare l’Italia per tessere relazioni. Dopo 9 anni potrei fermarmi per la prima volta, mi aiuterà a godermi la famiglia e continuare ad aggiornarmi”.

Se c’è stato un passaggio cruciale nella stagione del Palermo, questo è dato dalla gara con la Cremonese. Rinaudo svela lo stato dello spogliatoio a metà gara e alla fine: “L’espressione della squadra a Cremona era di una squadra autoritaria, che difendeva bene e proponeva calcio. Pensavo veramente che potesse succedere qualcosa. Purtroppo nel secondo tempo è successo qualcosa di negativo che ci siamo portati dietro. Se vedete la storia del Palermo negli ultimi due anni, sono successe situazioni simili. Nei giocatori è subentrata la paura, ma fa parte di un percorso di maturazione e di consapevolezza. Dal prossimo anno il Palermo potrebbe giovare di queste esperienza del passato”.

Il Palermo del futuro

Il Palermo è ripartito da un nuovo direttore sportivo, Morgan De Sanctis. Da parte sua non ci sono remore nei confronti del club: “Fa parte del calcio, è successo anche in altre situazioni. Bisogna avere anche la fortuna di capitare nel posto giusto. Non sono sorpreso, quando ci sono grandi investimenti e grande visibilità si cerca di trovare sempre nuove soluzioni. Quest’anno ci sono capitato io, sono subentrato a inizio anno altrove. Oggi penso di aver raggiunto una maturità tale da affrontare questa situazione con serenità e con la consapevolezza che serve per stare in questo mondo”.

Si parla anche dell’avvicendamento in panchina tra Eugenio Corini e Michele Mignani. Una situazione vissuta male da Rinaudo, ma che fa parte del gioco: “Il cambio in panchina non ha sortito gli effetti che si potevano pensare. Con massima serenità e dopo un percorso fatto, credo che Eugenio abbia fatto un ottimo lavoro così come lo ha fatto Michele. Quando cambi un allenatore pensi che possa portare qualcosa di positivo. A volte si crea un’alchimia che fa raggiungere risultati importanti, ma fa tutto parte del calcio. Il prossimo può essere un anno importante per il Palermo”.

Il rendimento della squadra

La costruzione della rosa del Palermo nell’estate dell’anno scorso è stata importante. Rinaudo ne ha parlato, oltre che del suo rapporto con Eugenio Corini e Michele Mignani: “In base all’esperienza del primo anno si è deciso di mettere dentro giocatori che conoscevano la categoria e l’avevano anche vinta. Non comprendo quando si parla di pressione, non lo accetto. Sono sempre stato vicino alla squadra e a Corini quando riceveva i fischi. Io proteggevo Eugenio perchè era l’allenatore del Palermo, rifarei tutto quello che ho fatto perchè vedevo un grande lavoratore come ho fatto con Michele. Per me in panchina poteva esserci anche il mio peggior nemico, ma volevo raggiungere il mio obiettivo”.

Si torna a parlare della presunta pressione che genera Palermo e che Rinaudo non accetta. Anzi lui stesso tornerebbe a giocare in un ambiente così: “Non esiste una formula vincente. Quel che bisogna togliere dalla testa di tutti è la parola pressione. Entrare in uno stadio con 30.000 persone ti fa venire voglia di giocare”.

A Rinaudo viene chiesto se ha remore verso il Palermo per essere stato l’unico del board dirigenziale a essere allontanato. La risposta è chiara e svela tutto il suo amore per la squadra della sua città: “Gardini e Bigon sono dirigenti esperti, se hanno fatto questa decisione io la accetto con massima serenità. Vedo il lato positivo, so che quando uno lavora forte e fa sacrifici, alla fine gli torna indietro qualcosa. Non ho rammarico con nessuno, vado avanti e continuerò a essere uno dei 30/35.000 tifosi allo stadio. Se analizzate tutti i palermitani, in pochi hanno il Palermo dentro più di me”.

I momenti migliori e peggiori di Rinaudo a Palermo

Leandro Rinaudo ha parlato dei suoi momenti migliori e peggiori a Palermo. L’ex ds svela che lo “stacco” ambientale tra lo stadio Renzo Barbera e la CFA di Torretta potrebbe aver pesato: “I giocatori devono vivere di più la città. A Boccadifalco sentivi di più la città e l’umiltà di Palermo. Il passaggio a Torretta e la differenza con lo stadio ha fatto un po’ confondere. Questa è una mia idea, potrebbe aver influito ma il centro sportivo è meraviglioso ed è quello che ci vuole in una società. Sono tutti passaggi che serviranno per fare il salto di qualità”.

Sul piano del calciomercato, Rinaudo svela le sue operazioni migliori. E non mancano i rimpianti: “L’arrivo di Segre è stato molto importante sotto tutti gli aspetti. Poi tengo a sottolineare l’operazione di Diakitè, è stata bella e importante. Mi ha dato soddisfazioni, ma tutti i ragazzi sono stati eccezionali e mi hanno chiamato tutti. Avrei voluto fare l’operazione Coda, era un giocatore che sarebbe venuto a Palermo ed ero abbastanza avanti con il club e l’agente. Anche con Verde sembrava tutto fatto, lui qui si sarebbe esaltato, mi ha ricordato Miccoli. A Pisa non doveva giocare, ha fatto un eurogol ed è rimasto. Ho sentito lo Spezia e ha deciso di trattenere il giocatore. La stessa cosa è successa con Soleri, non volevamo cederlo e dopo quella doppietta siamo stati ancor più convinti. Per quanto riguarda Coda, poteva essere pericoloso metterlo dietro a Brunori. Nella mia prossima esperienza proverò a mettere dentro quanti più giocatori importanti possibili”.

La separazione

Rinaudo ha svelato come è avvenuta la comunicazione del suo esonero dal Palermo: “Ho incontrato Gardini e Bigon. Ci siamo incontrati con serenità, mi hanno svelato la loro decisione e ho detto la mia, tutto con serenità e professionalità. Il fatto di aver percepito con qualche mese di anticipo tutto quanto, mi ha aiutato ad assorbirla. Ci siamo lasciati bene, con serenità e tranquillità”.

Morgan De Sanctis ha la spinta di Rinaudo, il quale farà il tifo sia per lui che per Alessio Dionisi: “Con Morgan ho giocato, ho un buon rapporto. Hanno ritenuto opportuno che lui possa dare qualcosa in più rispetto a quel che ho dato io. Dionisi è un allenatore importante, lo ha dimostrato negli anni. La scelta è importante, è un allenatore con esperienze alle spalle. È un profilo importante per il Palermo”.

La gestione dello spogliatoio

Si torna a parlare del mancato arrivo di Massimo Coda. In tal senso Rinaudo ha fatto capire che la figura pesante di Matteo Brunori ha indirizzato nel non affiancargli l’esperto centravanti: “La scelta di non prendere Coda è legata ai numeri e alla gestione degli equilibri. Brunori ha fatto numeri importanti, 66 gol in tre stagioni tra C e B. Prendere Coda poteva essere anche un modo per spezzare gli equilibri, ma ripeto che per vincere servono i migliori giocatori. Ad esempio il Venezia ha vinto i playoff con Pohjanpalo in campo e Gytkjaer in panchina. Il caso Brunori è da affrontare, è determinante per l’armonia e per la costruzione della squadra”.

Rinaudo ha anche negato l’esistenza di uno spogliatoio spaccato e problematico al Palermo. Anzi spesso i risultati altalenanti potrebbero aver deviato il pensiero della gente: “Problemi enormi nello spogliatoio non ce ne sono mai stati. Io di esperienze ne ho avute in altri spogliatoi. Le vittorie e le sconfitte indirizzano il percorso, la visione e il pensiero. Palermo è una città che vive di risultati e nel pensiero della gente si è trasferita l’idea di problemi di spogliatoio, ma non è mai successo qualcosa di grave”.

Spesso Eugenio Corini è stato attaccato per il suo modo di rispondere in conferenza stampa. Rinaudo si schiera senza mezzi termini dalla sua parte: “Corini ci teneva tantissimo a raggiungere l’obiettivo. Parlare ogni settimana con la stampa è impegnativo perchè le tue parole vengono trasmesse a una città intera, associare i risultati con la comunicazione non è semplice. Farlo da solo ha un peso diverso, ma l’ho sempre seguito come una persona equilibrata che ci ha messo sempre la faccia, non ha sbagliato mai”.

Redazione Sporticily
Redazione Sporticilyhttps://sporticily.it
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