Eugenio Corini vuole un Palermo che sappia sopperire ai problemi. In primis quello relativo a Nicola Valente, la cui presenza è a rischio: “Valente ha preso una botta al ginocchio, oggi ha lavorato parzialmente in gruppo. È libero, manca ancora l’allenamento di domani. Dobbiamo capire quanto fastidio ha dal punto di vista mentale. Pensiamo di poterlo recuperare, farò poi una valutazione dal punto di vista tattico in base ad un eventuale suo minutaggio. Mancano per adesso 4 partite. È difficile stravolgere il lavoro che abbiamo fatto. Le alternative, anche cambiando sistema, per me non sono quelle corrette. Dobbiamo capire come riempire quella posizione con altre caratteristiche, variando qualcosa nel centrocampo”.
Palermo senza Saric
L’assenza certa di Dario Saric, invece, potrebbe cambiare l’aspetto tattico. Soprattutto per la posizione di Valerio Verre, che potrebbe giocare dietro le punte: “Ci avevamo pensato già prima di Venezia, ma c’era Saric. Oggi non avrei alternative a centrocampo. Dobbiamo coprire dal centro verso l’ampiezza e non ci sono soluzioni in questo senso. La difesa dovrebbe lavorare in maniera totalmente diversa. Dovremo adattare per forza qualche giocatore. È importante il fattore emotivo, dobbiamo sporcarci un po’. La voglia di vincere c’è rimasta strozzata in gola per troppo tempo. L’atteggiamento che dobbiamo avere da qui alla fine del campionato è questo”.
Chi invece è sulla via del recupero è Leo Stulac. Corini aggiorna i giornalisti sulle condizioni dello sloveno: “Stulac sta facendo un differenziato completo, non lavora con la squadra. La settimana è andata bene, vedremo la prossima se inizierà a fare qualcosa con noi. È fuori da parecchi mesi. Dobbiamo valutare molto bene le sue condizioni”.
Corini vede un buon Palermo
Secondo Corini il Palermo sta bene. E lo dimostra durante il lavoro in settimana: “Gli allenamenti sono sempre molto intensi, i ragazzi si applicano. I dati atletici sono sempre molto buoni, abbiamo un’ottima tenuta. Anche a Venezia abbiamo continuato a spingere fino alla fine. A Parma stessa cosa, mentre gli avversari avevano i crampi. Col Benevento c’erano spazi più ampi perché gli avversari cercavano il contropiede. Le squadre si sono allungate e abbiamo tenuto bene”.
Passando alla gestione degli uomini, Corini viene interrogato sulla difesa. Raramente si vedono cambiamenti e l’allenatore rosanero spiega perchè: “Non è mai facile cambiare certi meccanismi. Non vedo giocatori in difficoltà. Graves si sta ancora adattando, ma ha dato buoni segnali. Devo gestirlo durante le settimane. Bettella ha avuto tanti problemi fisici ma è disponibile. Buttaro può fare più ruoli, ha fatto bene quando è stato chiamato in causa. Orihuela sta lavorando, ma deve ancora lavorare su alcune sfumature. Lancini ha avuto dei piccoli spazi. I ragazzi sono a disposizione, ma hanno ciascuno un percorso diverso da valutare singolarmente”.
Palermo, Corini a Como per i playoff
Il Palermo visto contro il Benevento ha avuto il problema di chiudere il risultato dopo averlo sbloccato. Una situazione sulla quale bisogna lavorare: “Andare in vantaggio è un valore, ma non siamo riusciti a consolidarlo. Dobbiamo crescere per capire come ottimizzare il vantaggio per ammazzare le partite, trovando il gol in più che ti porta a vincere. In queste partite spesso non siamo stati bravi a chiuderla”.
La partita di Como può essere importante in chiave playoff? Corini non ha dubbi: “La partita è oggettivamente importante, la situazione in classifica ci permette ancora di ambire all’obiettivo, che continua ad essere nel nostro cuore. I risultati delle altre ci stimolano. In Serie B regna l’equilibrio. Una vittoria a Como può aprire prospettive importanti”.
Corini contro le critiche
Corini è stato oggetto di critiche. L’hashtag #CoriniOut è tornato a campeggiare. Lui, però, non se ne preoccupa più di tanto: “Fa parte del mio ruolo. I tifosi spingono e vogliono vincere. Io ho grandi motivazioni e l’equilibrio per reggere le critiche. Cerco di conquistarmi la fiducia dei tifosi, dato che ho quella della società. C’è anche tanta gente che mi sostiene e mi dà pacche sulle spalle. Sapete quanto sono legato a questa piazza. Ho un sogno e voglio realizzarlo, sono consapevole che ci sono dei momenti più difficili ma sono pronto ad affrontarli”.
Anche perchè la squadra sta facendo il possibile, nonostante non sia brillantissima sul piano delle prestazioni: “Il calo fa parte di un percorso lungo. Quando cambi tanto puoi avere dei feedback immediati, ma per creare una cultura serve tempo. La squadra è cresciuta e ha trovato un’identità. Ci sono partite che potevano avere un risultato diverso. La difesa ha trovato il suo equilibrio, anche quando giochiamo con giocatori più offensivi. Abbiamo lavorato molto sulle marcature per trovare più sicurezza. Bisogna sempre fare di più e spingere, ma essendo realisti su quello che era l’obiettivo primario e quelle che sono le ambizioni future. È una visione globale”.
Si parla anche di scelte di formazione. Non solo l’eventuale sostituto di Valente, ma anche il partner di Brunori in attacco: “Segre ha giocato col Cosenza in esterno, anche Masciangelo ma non avendo Aurelio lo abbiamo rimesso poi nel suo ruolo. Sono due opzioni. Ho lavorato anche con altri giocatori che possono lavorare in questa zona al posto di Valente. Jacopo lo può fare, ma mancando Saric non voglio togliere un’alternativa al centrocampo. Le valutazioni sono tante. Soleri e Tutino li ho alternati, valuterò la scelta dopo la rifinitura”.
Verre, il Modric rosanero
Corini ammette che il Palermo sogna i playoff. E lo fa spiegando chiaramente l’atteggiamento e la predisposizione sua e dei giocatori: “Abbiamo sempre ragionato in ottica playoff. Le partite a volte sono riuscite e a volte no, fa parte del calcio. Anche per il Como dal punto di vista mentale siamo pronti e attenti. La partita può aprire scenari importanti e vogliamo farlo vedere in campo con una prestazione completa, a tratti anche sporchi, che possa portare a un risultato”.
Si torna a parlare di Valerio Verre. Corini lo ritiene centrale per questo Palermo. Tanto che spiega il suo lavoro con l’ex Samp durante la settimana: “Gli aspetti con cui sto lavorando con Verre sono tanti. Sto cercando di fargli capire come diventare un giocatore a 360°, data la sua maturità. Abbiamo parlato individualmente. Gli ho citato Isco e Modric del Real Madrid, gli ho chiesto chi vuole essere. Mi ha risposto Isco, io gli ho detto che deve diventare Modric perché è un uomo squadra. Non è solo qualitativo, ma sa leggere la partita in ogni momento. Verre può diventarlo, ha le qualità per farlo. Non mi accontento che sia solo un giocatore offensivo date le caratteristiche del Palermo. L’equilibrio è fondamentale per essere vincenti. È per questo che dobbiamo sporcarci un po’. Dal punto di vista condizionale ha avuto delle difficoltà causate dalla febbre e dalle tonsille che lo portano ad avere 60-70 minuti intensi, per cui in questo arco di tempo lo voglio incisivo su tutte le fasi di gioco. La squadra deve fare insieme il lavoro sporco. È un aspetto che richiede tempo e errori. Anch’io vorrei avere tutto e subito, ma serve pazienza. Quando lavoro individualmente, prendo qualcosa dai singoli. L’ho fatto anche con Brunori e Marconi. Devono sentirsi sempre più responsabili per far crescere il collettivo. Dobbiamo finire il campionato nel miglior modo possibile per creare una mentalità vincente in vista dell’anno prossimo e non solo. Nel calcio può succedere di tutto”.
Si parla poi di una analogia possibile tra Perugia e Palermo. Corini trova delle similitudini tra le situazioni: “Ci sono delle analogie. Il Perugia a volte si era ritrovato settimo, ma aveva sempre fatto un ottimo campionato. L’inerzia può cambiare in qualsiasi momento. Il Monza era pronto a vincere, aveva portato le famiglie per la festa. Il Pisa invece lo ha superato. Noi dopo avere superato il Perugia dunque trovammo un avversario diverso di quello che ci aspettavamo. A volte gli episodi sono determinanti, è il caso del gol di Broh. Eravamo ad un passo dal cambiare l’inerzia della partita, ma ci è rimbalzata davanti. Erano tutti subentrati 5 minuti prima. È questo essere squadra. Non ci sono egoismi, ma un obiettivo comune. Tutti devono essere partecipi. Dobbiamo crederci di più”.

