Il 24 dicembre 2021 il Palermo decideva per un cambio in panchina che ha cambiato il destino della squadra rosanero. Via Giacomo Filippi, che dopo un avvio altalenante ma promettente si era allontanato decisamente dalla vetta dalla classifica, dentro Silvio Baldini. Con l’allenatore toscano i rosanero ha vissuto sei mesi incredibili, che hanno come comun denominatore una parola ripetuta allo sfinimento proprio dal tecnico: destino. Un destino che ha portato una squadra timida e incostante ad una promozione da apoteosi e il tecnico che l’ha centrata a trasformarsi da eroe popolare a dimissionario polemico. Questo in poche parole è il periodo a Palermo di “Baldinilandia”, che si può sintetizzare con alcune partite chiave.
LEGGI ANCHE -> Renzo Orihuela, chi è uruguaiano in arrivo a Palermo: difensore del City Group
Catanzaro-Palermo: Baldini torna sulla panchina rosanero
Sin dal suo ritorno, Baldini ha tentato di dare una scossa all’ambiente facendo leva su “fede” e “destino” e sul suo grande senso di rivalsa. Non aveva mai dimenticato come se ne era andato 18 anni prima, quando ci furono duri contrasti con Maurizio Zamparini (ironia della sorte scomparso qualche mese dopo l’insediamento di Baldini). Il tecnico toscano, prima del ritorno, si è ricostruito una carriera alla Carrarese, portandola ad un passo dalla B. Poi è arrivata la chiamata di Dario Mirri, con il chiaro intento di provare a portare il Palermo in cadetteria ad ogni costo, pur passando dai playoff.
Il nuovo esordio però non è dei più semplici. Infatti la preparazione invernale fatta in città era stata subito funestata da un focolaio Covid-19 che aveva dimezzato i giocatori a disposizione del tecnico. Tant’è vero che il Palermo vedrà rinviate ben due partite (con Messina e Taranto), prima di tornare in campo. Ed è con la rosa a mezzo servizio che Baldini arrivava il 24 gennaio 2022 alla sfida contro il Catanzaro, la prima della sua gestione. Una partita naturalmente segnata dalle assenze ma che fece vedere embrioni di un calcio dedito al pressing alto e un gioco più verticale. Forse non è un caso che lo 0-0 finale rappresentò l’ultima volta che il Palermo rimase a secco di gol fino a fine anno.
Potenza-Palermo: la sfuriata di Baldini da la scossa
Dopo Catanzaro, il Palermo migliorò piano piano nel gioco, grazie al rientro di tutti i big e i senatori della squadra. Ma è anche grazie all’esplosione di Matteo Brunori che i rosanero cominciano a trovare punti preziosi per la propria classifica. Le vittorie roboanti o comunque importanti come quelle con Taranto, Turris o Avellino, fanno però il paio con inspiegabili blackout, come nel 4-1 subito a Foggia oppure nei tre pareggi in serie con Fidelis Andria, Potenza e Paganese.
Proprio la sfida coi potentini è riconosciuta da tanti a Palermo come la vera base per “Baldinilandia”. Il che è paradossale vista la prestazione offerta in quella partita dai rosanero. Sotto 2-0, dopo una parata miracolosa di Samuele Massolo che ha evitato la capitolazione, il Palermo trovò in qualche maniera il pareggio. Ma non poté evitare la sfuriata del proprio tecnico, sia tra le mura dello spogliatoio, sia in sala stampa. Baldini scoprì le carte in tavola, criticando duramente la prestazione offerta dai suoi e dall’atteggiamento di qualche giovane svogliato. Un’azione che rischiava di far saltare il banco e che invece alla lunga fu decisiva per dare la scossa alla squadra. Nelle ultime 3 gare (saltò il derby di ritorno col Catania per il fallimento) arrivarono altrettante vittorie, col Palermo migliore terza dei tre gironi.
Palermo-Virtus Entella: l’emblema di “Baldinilandia”
Arrivare in crescendo e da migliore terza fece si che il Palermo potesse affrontare i playoff al pari delle seconde classificate, con diversi vantaggi tra i quali quello di giocare la partita di ritorno tra le mura del Renzo Barbera. Per di più si poteva fare affidamento sulla vena realizzativa di Brunori, che aveva chiuso il torneo con la bellezza di 25 gol (capocannoniere per tutta la terza serie). Partenza contro la Triestina, avversaria che ricordava ai rosanero la promozione del 2004 che però Baldini non aveva potuto ottenere perché esonerato. Il doppio confronto, molto sofferto, vide i rosanero imporsi grazie ai gol di Roberto Floriano e Gregorio Luperini, ma anche ad uno strepitoso Samuele Massolo. Il portiere si rese protagonista nelle due partite di interventi importanti e di un rigore parato ad Andrea Procaccio.
L’avversario successivo fu la Virtus Entella, la squadra che per poco non interruppe i sogni di gloria dei ragazzi di Baldini. L’andata si chiuse con un 1-2 che fece sbloccare Brunori nei playoff e portò in rete ancora Luperini, ma il gol di Silvio Merkaj lasciava aperto uno spiraglio di speranza ai liguri. La partita di ritorno fu una vera e propria battaglia: occasioni da una parte e dall’altra, coi rosanero che pressavano altissimo ma che si esponevano al contropiede. Proprio su questo tipo di azioni l’Entella trovò il doppio vantaggio: prima su rigore (inesistente) trasformato sempre da Merkaj e poi su un pasticcio della difesa rosanero che fece colpire indisturbato il fischiatissimo Nermin Karić.
Sotto 0-2, praticamente fuori dai playoff, la squadra di Baldini non si scompose minimamente e diede un saggio delle proprie capacità. In 5 minuti, tra il 78′ e l’83, trovarono la rete il “bomber panchinaro” Edoardo Soleri e Peppe Fella, con una rovesciata che mandò in estasi il tifo rosanero. Una partita dove il “percorso” (altro termine caro a Baldini) trovò di fatto il suo compimento. Un Palermo guidato non solo da idee e dettami tattici, ma anche da un cuore sconfinato che difficilmente poteva trovare la sconfitta.
La vittoria della finale e le dimissioni
L’esito di semifinale e la finale sono quasi naturale conseguenza di quel percorso che aveva portato il Palermo ad una lenta trasformazione. Con la Feralpi Salò non ci fu storia, con il passaggio al turno successivo ipotecato già nella partita d’andata. Brunori, Floriano e Soleri diedero sfoggio di tutto il bello di quel momento storico. Non è forse un caso che il Palermo, con la finale contro il Padova, raggiunse i 120.000 spettatori complessivi nelle partite dei playoff. Numeri da capogiro per la terza serie e per la città, che ha visto sopita per troppo tempo la propria passione.
Il culmine ovviamente si tocca il 12 giugno, giorno di elezioni comunali che vengono superate per importanza da Palermo-Padova. La doppia vittoria consentì al Palermo di concludere la propria traversata nel deserto dopo il fallimento del 2019 e tornare in Serie B. Caroselli e bagni di folla per la squadra facevano si affiancano alle manifestazioni di supporto allo stesso Baldini. Iconiche rimarranno le immagini dai balconi del Barbera dove i tifosi acclamavano il tecnico, individuandolo come il simbolo della rinascita e di quel miracolo calcistico.
Ovvio che l’euforia creata in questi mesi faccia il paio con un malcontento diffuso al momento delle clamorose dimissioni di questa estate. Per Baldini la decisione arrivò dopo un confronto con la nuova proprietà, quella del City Football Group. Con Mirri presidente a cercare di mediare le posizioni, le dimissioni furono figlie di una mancata centralità nel progetto. La cessione di alcuni calciatori di un gruppo che per Baldini avrebbe lottato per la Serie A furono la goccia che fece traboccare il vaso. La sensazione però è quella che questa straordinaria esperienza calcistica si potesse chiudere solo in questa maniera: troppe forse le divergenze di vedute tra il mondo di Baldini, filosofica, e quella del CFG, figlia di una visione pragmatica e programmatica. Ma l’idea di aver visto qualcosa di difficilmente ripetibile è rimasta e rimarrà forse per sempre nella mente dei tifosi palermitani.

