Tra le dichiarazioni rilasciate a margine del Palermo Football Meeting, Valerio Antonini ha parlato ai microfoni di Sporticily.it anche del Palermo e dello stato di salute dello sport siciliano. Mentre ritiene che i rosanero possano avere delle chance importanti per andare in Serie A, al tempo stesso l’attività sportiva locale non viaggia di pari passo. E richiama quanto accaduto a Trapani, con Antonini costretto (a suo dire) a scontrarsi con la realtà locale.
Antonini: “Il Palermo ha una società ricca, ma Serie B costosa”
Antonini parla così del cammino dei rosanero: “Mi auguro che sia l’anno del Palermo e della Sicilia, perché la regione merita per certi versi una squadra in Serie A. Il torneo è complicato, ci sono tante squadre forti. Ho visto qualche battuta d’arresto dal punto di vista difensivo. Ma faccio il tifo per Inzaghi, che è un bravissimo ragazzo, e per la città, che se lo merita davvero”.
Allo stesso tempo, il patron dei granata mette in guardia il City Football Group sul destino che “Il Palermo è fortunato. Ha una società che non necessita di soldi ed è talmente ricca che non ha problemi. Ma non si può continuare a sostenere perdite di 15-20 milioni in Serie B. O si sale, o se io fossi in loro, farei uno più uno. Tra cinque anni si ricorderebbe solo non sono andati in Serie A. Riconoscenza nel calcio non esiste”.
Antonini: “Lo sport siciliano non può competere col Nord sul piano economico”
“Secondo me non c’è proprio da pensare che si possa tornare ai livelli di tanti anni fa. Il problema è strutturale, sociale, economico, non si può analizzare in due minuti. C’è una regione che non può competere con le grandi del Nord, sotto tanti punti di vista. Soprattutto dal punto di vista economico-finanziario. Servono mecenati che buttano milioni ogni anno, al quale non si dà riconoscenza”.
“Il mio caso è di portata internazionale. Una squadra di pallacanestro, la porta in Champions League e a giocarsi uno scudetto, ma che viene fatta fuori dalla città. Per di più per un impianto che io ho ristrutturato, quando era una cacatoio di uccelli, in cui ho speso due milioni di euro. Io la porto a quei livelli e lo stesso sindaco la fa fuori: come si fa a dire cosa c’è che manca? Non ci sono proprio le basi”.

