Un campionato di portata mondiale di F2 giunge alla pausa estiva con poche ma solide certezze. Mentre si discute della possibilità di disputare l’evento cancellato del Bahrein in Malesia, i piloti della categoria cadetta avranno un po’ di tempo a disposizione per preparare l’ultimo terzo di campionato. E oggi le certezze sono Nikola Tsolov, Gabriele Minì e Rafael Camara. Tre piloti con caratteristiche diverse, ma soprattutto molto vicini in classifica. E la lotta per il titolo di campione è aperto più che mai.
F2, Minì punta Tsolov ma Camara non molla: il punto
Diversamente dagli alti anni, tre piloti sono davanti per meriti diversi. Nikola Tsolov è un talentuoso ma irruente talento bulgaro, classe 2006 scuola Red Bull. Uno di quelli attenzionati per fare il salto di qualità, in Formula 1. Con 6 vittorie tra Sprint e Feature Race dovrebbe avere ampio margine sugli avversari. Eppure ritiri, penalizzazioni e squalifiche hanno fatto si che Tsolov non capitalizzasse al meglio la sua leadership. Dall’altro lato c’è Rafael Câmara, brasiliano della Ferrari Driver Academy che sembra un vero e proprio talento sul giro secco. Ben 4 le pole position conquistate in stagione, eppure le vittorie sono appena 2.
In mezzo, coriaceo, resiste Gabriele Minì. Anche lui è un pilota di una academy (quella Alpine). Per di più è già sceso in pista con una F1 vecchia di qualche anno per familiarizzare con i sistemi della massima categoria automobilistica. Segno che la squadra di Enstone crede nel talento di Marineo. È lui il primo inseguitore di Tsolov, con 20 punti di distacco e appena due successi. Le stesse vittorie di Câmara, che adesso ha messo il fiato sul collo al siciliano. Il tutto rende il campionato eccitante, ma è chiaro che da qui a dicembre (quando finirà il mondiale) gli equilibri possono cambiare.
Da Monza ad Abu Dhabi: poche chance da capitalizzare al massimo
Minì è stato bravo ad essere sempre costante nei risultati finali. Infatti, rispetto agli avversari, è andato a podio ben 9 volte su 18 opportunità. Praticamente nel 50% dei casi. Nessuno dei due rivali ha avuto questi numeri e la forza del siciliano è stata quella di mettere una pezza anche alle giornate difficili. Le vittorie di Miami e Ungheria sono frutto di un talento di grande prospettiva, ma è tempo di capitalizzare al massimo le chance.
MP Motorsport era andata molto bene, a livello di prestazioni, in qualifica e in gara. Ma la prima qualità si sta perdendo. Da un po’ di tempo Minì non riesce più a partire davanti, è si deve accontentare di fare delle rimonte da punti per stare al passo degli altri. Ora c’è da ottimizzare gli assetti, in vista di piste che sono diverse tra loro. C’è la grande velocità di Monza e l’incognita (per tutti) di Madrid, ma anche piste come Azerbaigian, Qatar e Abu Dhabi decisamente diverse tra loro. Oltre, lo ricordiamo, la possibilità di vedere un circuito come quello di Sepang, in Malesia, sempre più elevate.
Per Minì, tenere aperto il mondiale significa vincere con più frequenza e restare a ridosso dei primi quando qualcosa non va. Alcune piste potrebbero favorirlo (tipo Baku, vista la sua propensione per i cittadini), in altri dovrà giocare in difesa. Quello che è certo è che ha la maturità necessaria per diventare un campione.

