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Palermo, Mirri: “Abbiamo ricreato cultura. City Group non ha fretta, il futuro è assicurato”

Dario Mirri ripercorre i suoi primi tre anni da presidente del Palermo. In una lunga intervista rilasciata per Forbes non ha avuto dubbi nell’indicare il momento più emozionante della sua gestione: “Sicuramente la promozione in Serie B, perché è stata il coronamento sportivo del triennio. Mi preme però sottolineare che sono molto fiero di avere ridato dignità al club, di avere creato una società trasparente, con i conti in ordine, con un’eccezionale reputazione e con una partecipazione sempre garantita dei tifosi. Anello ancora molto debole in Italia”.

Palermo, Mirri e il senso di appartenenza

Il numero uno del club di viale del Fante ha voluto rimarcare il rapporto tra squadra e pubblico. Un connubio divenuto ancor più forte negli ultimi mesi: “Da noi il rapporto tra i tifosi e le società è molto conflittuale. Ed è un problema culturale su cui dobbiamo lavorare. Basterebbe prendere esempio dall’Inghilterra, dove la società condivide tutto con i tifosi e loro rimangono al fianco della squadra a prescindere dai risultati. Perché il club non è del presidente, è dei tifosi. Loro devono sentire questa appartenenza, viverla sempre e comunque. E non è un caso se in Italia fa notizia vedere il tutto esaurito allo stadio e si fa fatica a contrastare la vendita di prodotti non ufficiali”.

Proprio il senso di appartenenza è il mantra dell’era Mirri a Palermo. Una parola presente nel claim del bando vinto. Ma anche una continua ricerca di ricreare l’identità sportiva in città: “C’era poca attenzione per il cosiddetto senso di appartenenza. Aspetto su cui noi, invece, abbiamo lavorato da subito. Perché è il punto di unione tra passato, presente e futuro, tra partecipazione e continuità. Abbiamo seminato una cultura diversa, di rispetto e attenzione ai tifosi. Quest’anno, per esempio, il numero degli abbonati è sei volte maggiore rispetto a quattro anni fa, quando eravamo sempre in Serie B”.

L’avvento del City Football Group

Si parla poi dell’evento più importante degli ultimi mesi. Stiamo parlando dell’ingresso del Palermo nella galassia City Football Group. Mirri, che è stato attore principale della trattativa, ha fatto capire che gli ingressi di capitali esteri nel calcio italiano sono ormai necessari: “Non ci sono più famiglie italiane disposte a seguire solo il loro cuore. In termini economici, ormai, il livello è troppo alto. Al punto che il calcio è diventato uno sport per pochi, cioè per coloro che possono permettersi grandi investimenti. E investire significa rischio d’impresa, significa avere una grande capacità economica. Ed è qui che entrano in campo i fondi di investimento. Certo, per vincere poi serve anche altro, un mix di competenza, coesione e fortuna. Anche perché il calcio è fondato sul capitale umano, non solo su quello economico”.

Mirri ha portato il Palermo a Manchester, già dai primi incontri con Ferran Soriano. E fin dalla prima chiacchierata, è scoccato il feeling: “Non abbiamo discusso di numeri, ma parlavamo la stessa lingua. Vedevamo entrambi il Palermo come un sogno da costruire nel tempo, con la possibilità di trasformarlo in uno dei club di maggiore valore al mondo. Devo essere sincero: oltre alla loro grande passione, mi ha sorpreso il fatto che in City Football Group non avessero fretta. Per loro è importante che il risultato sia perfetto. E anche se in Italia siamo abituati a dover fare tutto e subito, con loro si sta costruendo qualcosa che nel tempo acquisterà valore. Il Palermo ha una certezza: il futuro. Ed è importante soprattutto in Sicilia, dove non si usa mai il verbo al futuro”.

Mirri tra centro sportivo e stadio

City Football Group e Palermo sono già al lavoro in chiave futura. Il via ai lavori del centro sportivo di Torretta rappresenta un primo, piccolo ma fondamentale passo: “Stiamo lavorando al centro sportivo, un investimento di circa sei milioni di euro. È un passo fondamentale per la squadra e per la città, perché ci permetterà di dar vita a un’accademia di talenti, che scoverà e valorizzerà tutti i giovani promettenti della Sicilia. Ragazzi che, a causa di una carenza di infrastrutture, non riescono a emergere”.

Mirri, al tempo stesso, non crede che il Palermo abbia bisogno di un nuovo stadio. Il “Renzo Barbera” ha delle carenze, ma ci si può lavorare: “Ci sono stadi italiani ben peggiori del nostro. Anche perché, purtroppo, si è fermi alle ristrutturazioni effettuate per i Mondiali del 1990. Stiamo comunque lavorando ad alcune migliorie con il comune, che è proprietario dell’impianto. Anche se da poco abbiamo rifatto spogliatoi e skybox”.

Il Palermo potrà mai ambire allo scudetto con questa proprietà? Mirri, in pieno stile City Group, non ha fretta. Però sognare non costa nulla: “Prima di tutto dobbiamo andare in Serie A e ci vorrà del tempo. È un sogno. Sarà difficile, ma, nel tempo, possibile. Se poi dovessimo avere numeri economici all’altezza degli altri club italiani di vertice, ci consolideremo. Prima di quel momento non avrà senso parlarne. Non ci saranno voli senza paracadute. E forse è questo che ha portato il Palermo di Zamparini al fallimento: il pensiero di poter vincere lo scudetto anche senza avere un bilancio da grande squadra. Quindi prima la Serie A, poi vedremo”.

Redazione Sporticily
Redazione Sporticilyhttps://sporticily.it
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