C’è aria di crisi per il Trapani di Salvatore Aronica, che sin qui aveva condotto un campionato esemplare in mezzo a mille difficoltà. Alla lunga le penalizzazioni e l’incertezza sul futuro si sono fatte sentire e adesso nella squadra qualcosa si è spezzato. Aver ricostruito per l’ennesima volta il gruppo squadra, stavolta infarcito di giovani (anche alle prime esperienze in C) per sostituire i big partenti, non sta pagando. Ora c’è un derby, quello con Catania mai sconfitto in casa e che mai ha preso gol, per potersi riscattare. Ma la domanda che tutti si pongono a Trapani è se questa squadra ha ancora il carattere per fare un’impresa.
Trapani, Aronica non demorde ma la strada si fa ancora in salita
Quando è stato riconfermato sulla panchina del Trapani, mister Aronica sapeva che ci sarebbe stata da scalare una vetta importante: quella dell’iniziale -8 in classifica per la questione relativa al caso Alfieri. Ma, con una rosa di altissimo spessore tecnico e umano, il tecnico nativo di Palermo è riuscito a superare quasi subito questo ostacolo, riportando rapidamente i siciliani in zona playoff. Poi c’è stata la nuova penalizzazione, ma anche in quel caso i siciliani hanno risposto sul campo alle avversità.
Quando però si è cominciato a parlare di ulteriori penalizzazioni o addirittura di un rischio esclusione, a Trapani la musica è cominciata a cambiare. È iniziato un fuggi fuggi generale che ha portato molti giocatori a cambiare casacca. Non trattenuti per altro da un proprietà che aveva (tra gli obiettivi) quello di abbassare il monte ingaggi. Una scelta dolorosa ma anche necessaria, dato che è ormai scontato che il Trapani non lotterà per i playoff. Anche se si spera che le notizie provenienti dalla Corte di Giustizia Tributaria possa cambiare gli scenari.
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Mai tre sconfitte di fila per Aronica: problemi d’esperienza e conoscenza per i nuovi arrivati
Fatto sta che, nonostante le reazioni d’orgoglio avute anche in momenti delicati (come il 4-0 interno col Sorrento, seguito dalle lacrime di Aronica in conferenza), ora il Trapani non gira più. Le tre sconfitte di fila con Team Altamura, Benevento e Giugliano sono un segnale da non prendere sotto gamba. Mai granata quest’anno avevano subito tre stop consecutivi. Anzi, dopo una caduta era quasi sempre venuto fuori il grande spessore umano del gruppo, che rispondeva quasi subito presente con vittorie o comunque ottime prestazioni.
Ed è un unicum anche per Aronica, che da quando si è seduto sulla panchina granata nel 2024-25, mai aveva aperto una striscia di risultati negativi come questa. Neanche quando è stato esonerato, dato che al massimo aveva messo in serie 2 sconfitte di fila. Ma il tecnico deve fare i conti con un gruppo molto diverso da quello avuto in precedenza. Se prima poteva contare su giocatori del calibro di Francesco Grandolfo, Manuel Fishnaller, Pietro Ciotti, Niko Kirwan o Giovanni Di Noia (giusto per fare qualche esempio), oggi lo scenario è molto diverso.
È vero che sono arrivati giocatori come Gabriele Morelli, Christian Nina, Ryder Matos e Riccardo Forte, che hanno esperienza della categoria. Ma insieme a loro sono state fatte tante scommesse su giovani giocatori o su altri magari non giovanissimi ma che hanno poca dimestichezza con la C. E, per di più, c’è poco tempo per dare corpo alle conoscenze tattiche di Aronica e il suo staff. Non c’è un ritiro per poter costruire un gruppo. Non c’è la possibilità di ambientarsi. C’è solo da correre e basta.
Il recupero del derby col Catania mette di fronte un altro ostacolo temibile per il Trapani. Servirà tutto lo spessore umano e tecnico dell’allenatore dei granata per provare ad invertire la rotta. Perché c’è il rischio concreto di non uscire più dalle sabbie mobili.

