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Pastore: “Palermo scelta migliore per la carriera, che ricordi con Migliaccio. Coppa Italia…”

Javier Pastore è tornato a parlare del suo amato Palermo. Dopo aver visto dalla tribuna la convincente vittoria per 2-0 dei rosanero contro lo Spezia, il Flaco è stato il primo protagonista di Torretta Cafè, nuovo format social della società di Viale del Fante. Nella lunga intervista il calciatore argentino ha ripercorso vari momenti della sua vita professionale e calcistica, dedicando ampi spazi alla sua esperienza col maglia dei siciliani.

Pastore: “Che emozione inaugurare il Palermo CFA, rivisti tanti amici”

Il primo ritorno a Palermo dopo tanti anni per Javier Pastore si è verificato qualche mese fa, in una data fondamentale della storia rosanero: “Sono stato qui a Torretta per l’inaugurazione, è stata una bellissima giornata. Sto vedendo crescere un Palermo diverso rispetto a quello che ho vissuto io. Oggi mi fa tanto piacere vedere un centro sportivo dotato ad esempio di una sala da pranzo, una palestra ma anche di un posto come Torretta Café. Ricordo quando mi allenavo io a Boccadifalco ed era una cosa completamente diversa”.

L’occasione ha permesso all’argentino di fare un tuffo nel passato: “Ho rivisto vecchi compagni di squadra all’inaugurazione. È passato un po’ di tempo, di alcuni non avevo notizie. Stare insieme e ricordare i momenti vissuti è stato bellissimo. Siamo stati insieme due giorni, gli altri hanno giocato anche a calcetto ma io ancora non potevo perché mi ero appena operato all’anca. Momenti emozionanti e belli perché ho vissuto due anni bellissimi qui a Palermo. Ho costruito relazioni belle dentro e fuori dal campo, fa piacere aver visto molti di loro in un’altra epoca. Ormai sono sposato e sono padre, quando sono arrivato a Palermo ero un bambino”.

Prosegue il Flaco: “Diversi calciatori più grandi mi hanno insegnato tante cose e hanno contribuito alla mia crescita come uomo. Mi ha fatto piacere vedere Migliaccio, quando sono arrivato a Palermo mi ha aiutato tanto. Volendo o meno mi ha trasmesso tante cose. Sento Balzaretti, Migliaccio, Liverani. Con Miccoli ogni tanto scambiamo messaggi così come con Hernandez, Garcia, Munoz, Bertolo e Cavani“.

Pastore e il lungo corteggiamento di Zamparini e Sabatini

L’arrivo di Pastore a Palermo è uno di quegli aneddoti che il pubblico rosanero non smette di ricordare con piacere. Il corteggiamento durò molti mesi prima dello sbarco nell’estate 2009: “Zamparini e Sabatini mi hanno convinto ad accettare il Palermo. Erano molto presenti nei miei ultimi mesi in Argentina. Veniva spesso anche Luca Cattani (braccio destro di Sabatini), stavano ogni giorno con me senza dirmi che erano del Palermo. Mi guardavano, venivano a pranzo e a cena ma non mi dicevano niente. Mi chiedevo chi fossero questi personaggi, alla fine del campionato il mio procuratore mi presentò le varie opzioni dicendomi che queste persone che erano state con me erano del Palermo. Volevano vedere come mi comportavo e non mi dissero niente per farmi essere me stesso. C’erano Chelsea, Milan, Porto come altre opzioni”.

Nonostante la corte di questi club, la scelta ricadde sui rosanero, e da lì è cominciato questo grande amore: “Parlando con i miei si decise che la migliore opzione per fare il primo passo in Europa fosse il Palermo. Grazie a Dio non mi sono sbagliato, da lì è cominciata un’avventura magnifica. Al mio arrivo c’erano giocatori come Miccoli e Cavani, giovane ma con un talento incredibile. C’erano anche Liverani, Simplicio, Nocerino, Migliaccio, Cassani, Balzaretti, Kjaer. Il livello era veramente alto in allenamento”.

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Pastore: “Quella prima volta col Palermo in Austria, Zamparini pianse”

Celebre ormai il momento in cui Javier Pastore mise per la prima volta il piede sul pianeta Palermo. “Il giorno che sono arrivato ho subito giocato un’amichevole contro una squadra austriaca. Una volta sceso dalla macchina con Sabatini e il mio procuratore si è avvicinato Zamparini che mi ha proposto di giocare nonostante un viaggio di 14 ore da Buenos Aires a Milano. Ero senza scarpette, così il Presidente mi ha accompagnato in un centro commerciale lì vicino. Mi ha detto prendi tutto quello che vuoi, ho preso un paio di scarpe da calcio, i parastinchi e basta. Una volta tornati alla partita il magazziniere Pasquale mi ha dato il materiale per giocare”.

Zamparini fu l’uomo che decise di mostrare a tutti la nuova perla rosanero. Anche nello scetticismo dell’allora tecnico Walter Zenga: “Fu il presidente che disse all’allenatore di farmi entrare nel secondo tempo. Il mister non capiva perché dopo un viaggio così lungo sarei dovuto subito scendere in campo. Ho giocato una ventina di minuti e ho subito fatto un sombrero. Poi un tunnel, un passaggio lungo a Miccoli che ha fermato la palla di petto e fatto gol. Non so se era la voglia di dimostrare. Zamparini si mise a piangere in tribuna, era innamorato delle mie giocate. Me lo hanno raccontato persone che stavano lì come il mio procuratore”.

Pastore e i problemi di ambientamento in Italia

Ma i primi mesi a Palermo e in Italia non furono facili per il giovane Pastore. Un talento splendente ma molto acerbo. E molto lezioso: “All’inizio ho avuto problemi con i miei compagni per il mio modo di giocare. Non erano abituati ad avere un compagno che facesse 5 tunnel ad allenamento. Non lo facevo per prenderli in giro, era il mio modo di giocare a calcio. C’è un aneddoto riguardante Migliaccio. In una partitina gli feci un tunnel e mi diede un calcio, così una seconda e una terza volta. Mi uscì un insulto che noi argentini usiamo ma non riguarda la persona. Lui ha sentito questo e si è diretto verso di me mentre ero ancora a terra. Mi ha alzato dal collo in piedi dicendomi di non insultarlo più. Ci ha separati Bertolo, ma una volta andati via dall’allenamento mi chiedevo in che posto fossi arrivato”.

“Il giorno dopo ci fu una riunione con Zamparini e Sabatini” – prosegue Pastore – “e lì mi dissero che dovevo parlare con Migliaccio. Ci siamo chiariti: lui mi ha spiegato le sue ragioni ed io gli ho detto che quello era il mio modo di giocare a calcio. Da quel momento in poi è stato il mio miglior compagno. Prima di uscire in campo ogni domenica mi abbracciava e mi diceva di far quello che mi pareva, che lui avrebbe recuperato i palloni per me. Un giocatore di Serie A dal suo spessore parlava a un ragazzo di 19 anni come me in questo modo, è stato incredibile avere quella libertà e quella fiducia”.

La grande tecnica fu l’elemento che ha sempre affasciato il popolo rosanero di questo grande talento. Un talento che non aveva paura di niente e di nessuno: “La mia famiglia e il mio procuratore sono venuti a Palermo per la prima partita contro il Milan. Erano tutti nervosi, mi dicevano che giocavo contro campioni come Pirlo e Gattuso. Io dicevo di sentirmi in modo normale e che avrei sicuramente fatto sicuro almeno un tunnel ad entrambi. Per me erano due idoli, ma a 19 anni pensavo a fare i tunnel. Tutti mi volevano ammazzare, in quella partita con i primi tre palloni toccati ho fatto un primo tunnel a Gattuso e dopo un tunnel a Pirlo. Quello che mi mettevo in testa mi riusciva, in allenamento facevo tanti scherzi… contavo i tunnel, facevo scommesse”.

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Pastore e la Coppa Italia: “Percorso fantastico”

Il biennio 2009-2011 è ricordato da tutti come il più splendente della storia rosanero. Quel Palermo che battagliava con le big per la Champions League e che avrebbe meritato miglior sorte. Soprattutto nella finale di Coppa Italia contro l’Inter: “Abbiamo eliminato squadre forti, come il Milan. Non ho mai rivisto la finale però resta il ricordo, tutta la mia famiglia è venuta a vedere questa partita. Quei tre giorni a Roma tutte le piazze erano rosanero. Non lo so quante persone sono rimaste fuori dallo stadio, forse 10-20mila persone. Il risultato conta sempre, ma il percorso che abbiamo fatto in Coppa Italia è stato bellissimo. Le emozioni delle persone non le leva nessuno, quell’anno è sato magico. Potevamo vincere o meno, ma il percorso è stato pazzesco”.

Redazione Sporticily
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