Mario Alberto Santana, collaboratore tecnico del Palermo all’interno dello staff di Eugenio Corini, ha parlato ai microfoni di Helbiz Live, durante la trasmissione “Extra Time”, condotta da Chiara Giuffrida. L’intervista ripercorre il percorso di Santana in rosanero, iniziato ormai vent’anni fa da calciatore. Ma è anche l’occasione per analizzare il Palermo del presente e le sue difficoltà di inizio anno.
Palermo, Santana: “City Group ha suoi tempi, avvio inaspettato”
All’inizio viene chiesto a Santana proprio una valutazione di questo avvio del Palermo: “Ad inizio stagione sono successe alcune cose inaspettate, però la nuova società è riuscita a mettere tutto a posto portando Corini sulla panchina. Stiamo facendo un po’ di fatica ma è normale perché la squadra è stata completata a fine mercato. La squadra si sta conoscendo adesso ed ha bisogno di imparare quello che vuole il mister”.
Naturalmente va tenuto in considerazione il livello del campionato: “La Serie B quest’anno è una nascosta Serie A: ci sono squadre molto ben organizzate e preparate. Quello che ho notato è che si gioca molto di più rispetto ad altri anni: il livello si è alzato ed è un torneo impegnativo”.
Santana però è convinto che il progetto City Group darà soddisfazioni alla città: “Le prospettive ci sono e siamo felici di questo, perché una citta come Palermo se lo merita, come anche i tifosi e gli addetti ai lavori. Sicuramente hanno i loro tempi e faranno tutto con calma: noi siamo qui ad aspettare un Palermo a livelli alti. Il ritiro di Manchester per tutti è un passo avanti enorme, una bella esperienza che ha dato qualcosa in più a tutti quelli che sono andati”.
Santana sulla sua esperienza da collaboratore
Il passaggio da calciatore ad allenatore è stato repentino, tanto che in Santana convivono ancora le due anime: “Le emozioni più belle sono dentro il campo, le vivi, ci sei dentro. Mentre da fuori non puoi fare niente, puoi dare consigli. Da collaboratore sei più tranquillo perché, durante la settimana, hai cercato di portare i ragazzi nelle condizioni migliori. Sono poi loro che vanno in campo e devono fare la loro parte. Però l’emozione forte che avevo da calciatore anche adesso, entrando allo stadio mi è rimasta”.
L’ex capitano ripercorre la scelta di entrare a far parte dello staff, cominciando con i ragazzi delle giovanili: “Ho avuto la possibilità, grazie alla società, di iniziare con loro un percorso prima con i più piccoli e poi con la prima squadra. Appena ho deciso di appendere gli scarpini, loro mi hanno proposto di allenare i ragazzi ed era una cosa che volevo fare. Cosa questa che mi ha fatto pensare meno all’idea che stavo smettendo di giocare”.
Poi il passaggio in prima squadra, con Silvio Baldini: “A lui devo tanto. Mi ha dato fiducia, anche sul campo. Nonostante la sua esperienza mi chiedeva un sacco di consigli, come per esempio chi avevo visto meglio o chi poteva giocare, ma anche di stare vicino alla squadra. Mi ha fatto sentire importante. Allenare da altre parti? Ho scelto di chiudere la carriera qui perché stata la prima società che mi ha permesso di giocare a calcio, ci sono riuscito e sono tornato per fare cose importanti. Vuol dire che quello che avevo in mente sta crescendo ogni giorno di più”.
Santana e i ricordi da calciatore del Palermo
Chi portò Santana in Italia fu Maurizio Zamparini: prima lo pescò in Argentina per il Venezia, poi fece parte del famoso travaso tra i lagunari e il Palermo. Dall’argentino solo parole affettuose al defunto ex patron rosanero: “Lui per primo ha creduto in me, perciò gli devo tantissimo. Tutta la mia carriera ha inizio per lui, anche perché mi ha trattato sempre bene quando ero qui. Era particolare, ogni tanto scendeva e faceva le sue uscite però era uno sempre presente. Qualsiasi cosa avessimo bisogno Zamparini c’era, qualcosa che si è perso. A Natale organizzava sempre le feste, con i regali per tutti: si faceva volere bene”.
“Gli inizia a Venezia? Non buoni”, continua Santana. “Non parlavo italiano, mi hanno messo in casa da solo e non sapevo neanche cucinare. Ho sofferto talmente tanto che dopo due mesi ho chiamato mia madre per tornare a casa. Grazie a Dio la mia voglia di continuare ha vinto. Sono stato li sei mesi, poi il presidente ha preso il Palermo e da lì è cambiato tutto. Ho girato in tante belle città, quindi ho avuto fortuna”.
Lui che ormai si sente un palermitano a tutti gli effetti, fa parte della storia del Palermo anche per un record ormai noto, quello delle reti dalla Serie A alla D: “Quando sono tornato non sapevo di questo record, ma il dottore Puleo mi ripeteva questo. Oggi che l’ho fatto è molto bello, una cosa che rimane e che ti porti dentro. Il mio ritorno? Volevo chiudere la carriera a Palermo. Ma non mi aspettavo di farlo in D: non sapevo a cosa andavo incontro. Poi avevo lasciato Palermo con la gente che mi voleva bene e tornare è stata forse una follia. Però il cuore e la voglia di dare indietro qualcosa ha prevalso, ed è andata bene”.
Tre sono i momenti chiave che Santana ricorda del suoi periodo da calciatore: “Il gol al Catania. Sembrava tutto scritto, difficile da credere. Ci è voluto qualche giorno per capire cosa ho fatto. Questo è stato il gol del record, perciò è una cosa che mi porterò sempre. Vedere il presidente che entra piangendo così come altri che lavorano con la squadra è un emozione unica. Poi l’assist a Toni contro la Roma. Tutti ricordano quella giocata. Allora allo stadio non c’era un angolino libero. Sono bei ricordi. Infine la convocazione con l’Argentina. Ho esordito in nazionale ed ho esaudito un sogno. Però è stato pesante non andare al Mondiale 2006 per l’infortunio. Era a un passo, perché sapevo di essere convocato. Però va bene così”.
Alla fine dell’intervista arriva un auspicio per questa stagione: “Il mister è uno che lavora dalla mattina alla sera. Quando vedi questo, è giusto che arrivino i risultati. Per ora è un momento in cui tutti si devono conoscere. Ma il calcio è come una ruota, magari già da sabato ci sarà più fortuna”.

