Palermo-Catanzaro ha offerto una miriadi di spunti per quanto riguarda lo stato di forma di due squadre, che hanno lottato sul campo per accedere alla finale playoff Serie B. Ma anche per quanto successo, purtroppo, anche fuori dal campo. Eppure c’è chi si è concentrato su un particolare di questa sfida e che riapre un’annosa questione. Infatti, Palermo-Catanzaro ha riaperto il dibattito sulla possibilità o meno di introdurre il tempo effettivo nel mondo del calcio. Pareri discordanti sul tema si sentono costantemente, ma l’esempio di ieri sera potrebbe spostare l’attenzione sul merito della vicenda.
Palermo-Catanzaro, recupero “da incubo”: poco il tempo effettivo giocato
Diversi media da anni rilevano come il calcio contemporaneo abbia bisogno di trovare nuovi metodi per rendere le partite prive di interruzioni “forzate” e lontano dalle troppe perdite di tempo che esistono. E ieri alcune pagine social, come ad esempio Il Rompipallone, hanno preso spunto da Palermo-Catanzaro per tornare a parlare di tempo effettivo. Non già per giustificare la sconfitta dei rosanero contro i giallorossi, ma per capire se è sostenibile un calcio che ancora oggi abbia così tante interruzioni.
Basti pensare che, formalmente, la gara tra Palermo e Catanzaro dovrebbe essere durata circa 102 minuti. L’arbitro Marcenaro, infatti, ha assegnato 6 minuti di recupero sia nel primo che nel secondo tempo. Eppure, a conti fatti, la partita si è giocata in molto meno tempo. La pagina social sopracitata ha calcolato che il recupero del secondo tempo si è giocato solo per 2 minuti e 30 secondi, a fronte dei 6 concessi. In questo senso hanno pesato le perdite di tempo del Catanzaro, ma anche l’espulsione di Pierozzi che ha rotto un ritmo già frammentato.
Un frazionamento, però, che si è visto per tutta la partita. E che non ha permesso ai tifosi di godere di un pieno spettacolo. Aspetto, questo, che caratterizza il calcio italiano ormai da anni.
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I numeri del calcio: Italia indietro nel tempo effettivo
Tempo fa vi parlammo dell’idea che aveva la FIFA per quanto riguarda l’istituzione del tempo effettivo. Si è parlato di come applicare al calcio uno strumento già usato in altri sport come il basket. In pratica bloccando il cronometro in determinati momenti della partita (punizioni, rimesse o qualsiasi fase venga codificata). In modo da spingere i giocatori a non perdersi troppo in chiacchere e provare a ridurre le simulazioni.
L’Italia ha un triste record, dato che le sfide (anche con i recuperi ampi che si adottano dal Mondiale 2022) si “giocano” molto poco. Un report dell’osservatorio calcistico CIES aveva rivelato nel 2025 che in Serie A, la durata media effettiva di una sfida è di circa 54 minuti. Il record minimo si attesta intorno ai 45, quello massimo a 65. Comunque molto sotto i 90 minuti regolamentari. In altri paesi, come Inghilterra e Germania, i numeri si avvicinano molto di più ai 60 minuti. E per di più, come tradizione, con maggiori occasioni da rete create. Simbolo di una carenza di tatticismo estremizzato, di cui l’Italia è da sempre massimo esponente.
Le idee di portare a 30 minuti effettivi i due tempi, evitando così che le eventuali perdite di tempo allunghino enormemente le partite, sin qui è stata bocciata. Ma qualcosa, gli appassionati di calcio chiedono che sia fatta.

