Jeremie Broh è pronto a prendere il Palermo per mano. Il centrocampista francese ha parlato ai microfoni di LiveSicilia.it, facendo capire come sono cambiate le cose per lui negli ultimi due anni: “In due anni nel calcio può accadere davvero di tutto, basti pensare alla promozione in Serie B e alla svolta epocale dello scorso mese di luglio che ha consentito al Palermo di entrare a far parte del più importante gruppo calcistico al mondo come il CFG. Senza dimenticare l’impatto che la pandemia di Covid ha avuto sulle nostre vite e, di conseguenza, sulle nostre carriere. Certamente, dal punto di vista personale, credo di essere cresciuto molto nelle ultime stagioni, sia come calciatore che come uomo. Questa maturità necessariamente deve manifestarsi anche in campo“.
Palermo, Broh leader del centrocampo
Broh ha saputo prendere le chiavi del centrocampo in queste ultime partite. Ma come si gestisce la concorrenza in un reparto così folto e competitivo? L’ex Sudtirol risponde così: “La concorrenza nel calcio è fondamentale, ti stimola a non avere mai cali di concentrazione e ti consente di tirare fuori il meglio. A centrocampo ci sono tanti elementi di valore, insieme giorno dopo giorno lavoriamo per migliorare i meccanismi di reparto e, ovviamente, per guadagnarci una maglia da titolare. Non è mia abitudine leggere i quotidiani sportivi o i commenti social, in generale non mi faccio influenzare dalle opinioni e questo mi consente di lavorare su me stesso con maggior serenità“.
Per il giocatore arrivato a Palermo nel 2020, la Serie B è senza dubbio un campionato difficile. Tante piazze importanti con le quali interfacciarsi praticamente ogni settimana: “Adesso, come allora, la Serie B italiana è veramente un campionato d’élite. In questa stagione, inoltre, l’arrivo di squadre come Cagliari e Genoa, senza dimenticare lo stesso Palermo, il Parma o il Bari, ha ulteriormente aumentato il valore di questo torneo“.
Una squadra in crescita
Broh vede un Palermo diverso rispetto alla prime partite. C’è maggiore consapevolezza nei mezzi dei calciatori. A Cosenza, però, è arrivato un brutto stop: “È stato un incidente di percorso che ci siamo messi immediatamente alle spalle pensando già alla prossima gara contro il Venezia. Dopo la sconfitta di Terni siamo stati bravi a reagire e ad ottenere 4 risultati utili consecutivi. Dobbiamo dimostrare, prima di tutti a noi stessi, che il Palermo vero è quello visto contro il Modena e Parma e non quello visto a Cosenza“.
Eugenio Corini sta lavorando intensamente per dare un’identità alla squadra. Secondo il centrocampista, il lavoro fin qui ha dato dei buoni frutti: “Fin dal suo arrivo abbiamo seguito mister Corini e il suo modo di intendere il calcio. Grazie al lavoro dei direttori Rinaudo e Zavagno, in poche settimane sono arrivati tanti nuovi calciatori che hanno notevolmente alzato il livello della rosa. È naturale che sarebbe servito del tempo per conoscerci in campo e trovare una identità di squadra. Adesso che l’abbiamo trovata dobbiamo continuare a correggere, allenamento dopo allenamento, ogni sbavatura, proprio per evitare passi falsi come quelli di sabato scorso a Cosenza“.
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Broh e l’amore per Palermo
Broh sottolinea di trovarsi molto bene a Palermo. Ecco le sue abitudini quando non indossa la divisa da gioco: “Amo Palermo e la sua gente. La città è assolutamente meravigliosa, ricca di storia e di arte, senza dimenticare il fantastico mare di Mondello, avere una spiaggia del genere in città è veramente un sogno. Purtroppo, per via della pandemia, al mio arrivo non ho avuto l’occasione di girare molto, ma adesso sto imparando a conoscere bene la città. Il cibo palermitano è incredibile, ho assaggiato tutte le principali specialità, la mia preferita è la pasta con i ricci“.
Proprio i tifosi palermitani possono essere l’arma in più: “I nostri tifosi sono eccezionali – dice Broh in conclusione – , non è una frase fatta. Giocare davanti a più di 20mila tifosi in serie B è un lusso che solo pochi club possono permettersi e anche in trasferta sono talmente numerosi che a volte sembra di giocare al ‘Barbera’. Quando in campo non riusciamo a brillare è giusto che i tifosi manifestino il proprio disappunto, i fischi sono sempre un incentivo per migliorare e non perdere mai la concentrazione, spetta a noi che scendiamo in campo trasformarli in applausi“.

