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Nibali: “Il ciclismo mi salvò dalla strada, in Sicilia a scuola con le pistole. Doping…”

Dall’infanzia in Sicilia ai successi ottenuti in sella alla sua bici in giro per il mondo: Vincenzo Nibali non dimentica il suo passato, ricco di sacrifici ma soprattutto di traguardi raggiunti. Non a caso, è il ciclista italiano più vincente della storia. Un riconoscimento per cui deve dire grazie anche alla sua famiglia, quella di origine e quella che ha creato, che lo ha sempre sostenuto. I genitori, in particolare, quando ancora poco più che adolescente decise di trasferirsi al Nord per inseguire il suo sogno. La moglie e le due figlie negli anni più recenti. Il campione, ritiratosi nel 2022, ne ha parlato a cuore aperto in un’intervista al Corriere della Sera.

Vincenzo Nibali e le origini in Sicilia

“Ero un ragazzino di strada che poteva anche prenderne una brutta, di strada. Leggendo della sparatoria di Monreale, dei tre giovani uccisi da un diciannovenne armato, ho pensato a quant’è stretto il bivio tra le direzioni che puoi prendere. Messina non era una città particolarmente violenta ma avevo compagni che venivano a scuola con la pistola nello zaino. Io, grazie a mio padre e alla bicicletta, ne ho imboccate altre di strade, tutte in salita”, ha ammesso Vincenzo Nibali a proposito della sua infanzia in Sicilia, commentando anche dei temi di profonda attualità. L’Isola negli anni Novanta non era una terra idilliaca, complice la mafia. “Cose grosse non ce n’erano, ma la richieste di pizzo sì, nella cartoleria dei miei genitori”.

È anche per questi motivi che probabilmente la sua famiglia non si è opposta, quando a quindici anni ha manifestato la volontà di trasferirsi per diventare un ciclista professionista. Prima di allora, le salite in bici con papà e i suoi amici cicloturisti, che gli hanno trasmesso questa passione. “Mi piaceva la bici come oggetto, mi piaceva viaggiare, mi piaceva vincere. Divoravo Il Mondo del Ciclismo, il settimanale con i risultati delle gare nazionali e vedevo tanti siciliani in Toscana. Volevo essere come loro”. È così che partì, per non tornare, se non per le vacanze. “Non ho mai avuto rimpianti”. 

Per anni Vincenzo Nibali ha vissuto a Mastromarco di Lamporecchio, in Toscana, con la famiglia del direttore sportivo Carlo Franceschi, sotto la tutela del manager Bruno Malocchi. Intanto, continuava gli studi ad Empoli, seppure la scuola non gli piacesse più di tanto. La testa infatti era sempre al ciclismo. Per farsi spazio, i consigli da lontano dei genitori furono fondamentali, così come quelle dei suoi maestri. “Mi dissero vai in casa d’altri, comportati come si deve. Se ti impongono scelte sbagliate torna e troverai sempre noi e un lavoro. Si riferivano al doping, se ne parlava tanto in quegli anni. Quella frase mi ha aiutato a capire il percorso giusto: in quel momento il ragazzino dannificu è svanito”.

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Vincenzo Nibali e il doping

Il nome di Vincenzo Nibali è stato accostato al doping in più occasioni, ma il ciclista ha sempre respinto ogni accusa. “Vincevo, ero italiano e il boss della mia squadra, Vinokourov, aveva un passato ambiguo come altri manager. Sono stato pedinato, mi hanno aperto la macchina e controllato il telefono e sono sicuro che mi siano entrati anche in casa”. Non è mai stata tuttavia trovata alcuna prova. “Mai nella vita mi sono dopato e soprattutto mai ho pensato di farlo”. Al contrario, diversi avversari furono trovati positivi, anche dopo avere ottenuto delle vittorie. “Non mi sono mai posto la domanda di quanto ho perso per colpa del doping, probabilmente tanto”, ha concluso.

Redazione Sporticily
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