Esiste un uomo oltre il calciatore: un’immagine che forse per la sua apparente banalità finisce spesso per essere dimenticata da tifosi e addetti ai lavori. Esistono fragilità, dubbi, paure che possono attanagliare l’individuo, che si rifugia nella passione per un mondo dorato (anche se per pochi). E quando anche quel mondo ti volta le spalle, anche solo per un infortunio che ti chiude la carriera, ti senti perso. Sembra sia questo il percorso umano di Lys Gomis, ex portiere del Trapani e fratello dell’attuale estremo difensore del Palermo, Alfred.
Il portiere scuola Torino ha vissuto una buona carriera tra Serie A, B e C. Ma, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, ha confessato che durante la sua carriera ha dovuto fare i conti con l’uso di droghe e alcol prima e con la depressione poi. Problemi che hanno limitato non poco il suo percorso professionale, anche in Sicilia. Ma adesso pare che Lys Gomis abbia affrontato queste difficoltà e stia venendo fuori dal personale pozzo emotivo in cui era finito.
Lys Gomis: “Ho investito tanto sul calciatore e poco sull’uomo
Lys Gomis ha dovuto lasciare il calcio professionistico per un problema al tendine rotuleo che gli ha impedito di proseguire a certi livelli. Un infortunio che ha aperto il baratro: “Ho investito tanto sul calciatore ma ho trascurato l’uomo. Sono rimasto vulnerabile. Mi sentivo solo. Spaesato. Un fallito. Bevevo tanto per non restare con i miei pensieri. Usavo sostanze stupefacenti per sentirmi meglio. Avevo paura un po’ di tutto. Mi sentivo di non valere più nulla”.
Nonostante le sue dipendenze, Gomis ha portato avanti la sua carriera cercando di nascondere le sue fragilità. Fino a quando niente è potuto più rimanere nascosto: “Ho sempre fatto il mio lavoro con serietà e diligenza, tanto che nessuno poteva accorgersi del mio dramma. Non mi confidavo con nessuno e tenevo tutto dentro, che è la cosa peggiore. Quando deludiamo noi stessi pare non ci sia via d’uscita. Mia madre si accorgeva di quanto soffrissi, mi è stata vicino in ogni momento della mia tempesta. Anche se rifiutavo ogni aiuto. Ora ho imparato che si può cambiare idea e che chiedere aiuto è una cosa magica”.
Gomis: “Rinato in comunità, ho lavorato tanto su me stesso”
Toccato il fondo, per Lys Gomis è cominciata la risalita: “Grazie alla mia famiglia e ai miei amici mi sono rivolto a Narconon Piemonte. E lì ho avuto un’altra fortuna perché ho incontrato un gruppo stupendo. Da Natasha Benincasa, la direttrice, a tutto lo staff. Un gruppo-famiglia, da Stefano Tosco a Kristijan Gocev, Francesco Cepparulo, Barbara Burzio, Silverio Marcoccia, Daniele Libberanome, Emiliano Granato e Santina Lombardo, che ama follemente quello che fa. Li voglio ricordare tutti perché mi hanno ridato la vita”.
Il percorso è stato lungo e non privo di dolorose conquiste. Ma adesso l’ex portiere sente di avere una nuova strada da poter percorrere: “Sono entrato a febbraio-marzo di quest’anno e sono uscito dalla struttura pochi giorni fa. Con varie sedute hanno lavorato su di me, sul mio stile di vita e su chi frequento, tenendo sempre presente che il primo a sbagliare comportamento ero io. Questo l’ho capito bene e grazie a loro mi sono riappacificato con i miei familiari e amici. Ho pianto tanto, ma sono rinato definitivamente”.

