Pietro Lo Monaco è stato tra gli ospiti del Palermo Football Summit. Il dirigente ha parlato del Palermo tra passato, presente e futuro. Nonostante la sua avventura al club di Viale del Fante sia durata poco, non ha mai smesso di seguire le sorti dei rosanero, soprattutto adesso che questi ultimi sono tornati nel calcio che conta. “I tre mesi e mezzo a Palermo non li dimenticherò mai. Sono stati mesi bellissimi, ho un rapporto simbiotico con la gente di Palermo”, ha ammesso.
E ricorda: “Venni che avevamo fatto un punto in 6 partite, quando sono andato via eravamo fuori dalla zona retrocessione. Il calore della gente e la passione con cui segue la squadra non posso dimenticarlo. Zamparini per tre mesi e mezzo è stato tranquillo e sereno. Dopo quei tre mesi e mezzo ha ritenuto opportuno mettere da parte questa tranquillità. Io non lo potevo permettere, ho preferito andarmene strappando un contratto importante. Non ho voluto un euro per rispetto per la gente, quel che avevo in testa io difficilmente si poteva portare avanti”.
Lo Monaco sul Palermo di City Group
Adesso però la realtà di Palermo è molto diversa. Dopo l’era post fallimento di Dario Mirri infatti la società è stata acquistata dal City Football Group. “Oggi il calcio è cambiato, fare calcio comporta degli esborsi pazzeschi. Avere alle spalle un gruppo liquido e capace di sopportare e supportare i progetti è sicuramente importante. Oggi il Palermo che è entrato nella galassia del City può fare da volano per traguardi ancor più soddisfacenti di quelli già ottenuti. Non dimentichiamo che in tre anni il Palermo è andato dalla D alla B. Questo va a onore della società che ha ceduto. Il fatto di essersi garantiti la presenza all’interno di questo gruppo può essere un buon viatico”, ha sottolineato Lo Monaco.
E aggiunge: “Non si investe tanto facilmente in Italia. Il fatto che il City Group abbia investito a Palermo è perchè Palermo ha potenzialità pazzesche. Vuol dire poter andare in Serie A, vuol dire avere un ruolo in campo europeo. La piazza queste cose ce le ha dentro e chi ha investito deve aver visto queste cose”. I risultati però al momento stentano ad arrivare. “Ci vorrà il tempo che ci vuole, l’importante è avere i nervi saldi, credere in quel che si fa e avere un progetto serio. Il Palermo è partito in ritardo, non è facile cambiare calciatori e staff a percorso iniziato. La definizione della cessione è avvenuta troppo tardi in funzione della progettazione del campionato di Serie B. Si era partiti con una squadra e uno staff, poi improvvisamente è cambiato tutto e non è facile mettere in piedi un nuovo assetto”.
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Il centro sportivo
Intanto, mentre la squadra scende in campo, fuori si progetta la costruzione del centro sportivo. “Avere una casa incide in maniera pazzesca. Molti trascurano il settore giovanile, a Palermo è sempre stato importantissimo. Ricordo i tempi di Rosario Argento e Giovanni Pecoraro, andavano a prendere calciatori dappertutto, in Sicilia c’era il monopolio. Oggi se non hai una casa difficilmente puoi sviluppare la base per una società, che è il settore giovanile. Per il Palermo avere una casa è necessario. Quando sono arrivato a Palermo sono andato in giro a vedere aree per il centro sportivo. Ho visto un’area al porto e altri terreni dismessi e confiscati alla mafia. Il club aveva opzionato un terreno a Partinico, dissi che era troppo lontano dalla città”, ha ricordato Lo Monaco.
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E sulla parentesi dei rosanero in Inghilterra, ospiti del City Group. “Il centro sportivo del Manchester City è mostruoso. C’è una miriade di campi, chi va là si confonde. Non deve essere quello il prototipo che deve invogliare il Palermo. Si sta in Serie B, bisogna costruire una realtà, certamente andare a vedere il numero 1 al mondo in certe cose può essere interessante ma non può essere uno stimolo. Lo stimolo deve essere creare qualcosa dentro casa propria e creare una struttura. Anche per farlo fruire alla gente di Palermo, oltre che per far lavorare la squadra nel migliore dei modi”, ha concluso.


